venerdì, Maggio 20

Ucraina: arena di mercenari e volontari 20mila combattenti nell'arena pro-Ucraina e 16mila in quella pro-Russia: è il contingente di uomini volontari o pagati che sono entrati e si preparerebbero a farlo sul campo di battaglia dell'Ucraina

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Il 27 febbraio, tre giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Presidente ucraino, Volodymyr Zelenskyy, ha lanciato un appello affinché i volontari stranieri si unissero alle forze armate ucraine, annunciando la creazione di una legione internazionale. Il giorno dopo, il Presidente ha firmato un decreto che regola l’arruolamento dei cittadini stranieri che ‘vogliono aiutare a combattere gli occupanti’ e ha istituito la Legione Internazionale della Difesa Territoriale dell’Ucraina (ILDU), mentre il Ministero degli Affari Esteri ha lanciato un sito Web che fornisce dettagli su come presentare domanda.
Nei giorni scorsi,
meno di tre settimane dopo l’appello del Presidente, le autorità ucraine hanno fatto sapere che circa 20mila persone provenienti da 52 Paesi (in testa: Gran Bretagna, Canada, Croazia, Danimarca, Israele, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia) hanno chiesto di entrare a far parte della legione.

L’11 marzo, il Presidente russo, Vladimir Putin,ha dichiarato che gli stranieri possano unirsi all’Esercito russo nella guerra in Ucraina, e il Ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ha affermatoche circa 16.000 volontari erano pronti a farlo. Sarebbero arrivati per lo più dalla Siria, secondo le informazioni che i media internazionali hanno potuto raccogliere.

Sia nel caso dei numeri russi, sia nel caso dei numeri ucraini, è impossibile verificare la veridicità dei dati. E’ possibile che si tratti di numeri diffusi a puro titolo propagandistico da entrambe le parti, non ultimo per internazionalizzare il conflitto, e, da parte di Kiev, per sollecitare l’immaginario di lotta per la libertà del Davide contro Golia, in linea con la comunicazione condotta in queste settimane da Zelenskyy.
Kacper Rekawek, ricercatore presso il Center for Research on Extremism (C-REX) dell’Università di Oslo, come altri analisti, ha espresso
dubbi sul fatto che decine di migliaia di stranieri arriveranno effettivamente in Ucraina. «È molto più piccolo [di quello che viene detto nei media], ma sarà più grande del 2014», ha detto Rekawek, riferendosi al numero di volontari stranieri che si sono uniti alla guerra nel Donbas tra le forze ucraine e i separatisti sostenuti dalla Russia. Secondo alcune stime, circa 17.000 combattenti stranieri hanno partecipato da entrambe le parti al conflitto ucraino tra il 2014 e il 2021. Erano state create unità speciali per alcuni dei più grandi gruppi di stranieri, tra cui un battaglione georgiano e uno ceceno.

Una cosa sembra acclarata, in Ucraina stanno arrivando individui stranieri pronti al combattimento.
Numeri a parte,
l’altro dato impossibile da verificare è il profilo di questi soggetti. Si tratta di mercenari, ovvero uomini pagati per combattere, oppure si tratta di combattenti volontari?
Secondo i primi elementi che si possono analizzare, sia dalle informazioni governative, sia dalle informazioni raccolte dai media indipendenti sul campo, ci sono sia mercenari che volontari.
Per quanto riguarda la Russia, i combattenti stranieri coinvolti sarebbero per lo più siriani e a questi sarebbe stato promesso un pagamento mensile pari a circa 1.100 dollari (altre fonti ipotizzano cifre superiori) e un risarcimento di 7.700 dollari in caso di infortunio e 16.500 dollari in caso di morte, per quanto nessuna precisazione sul tema sia venuta dal governo.
Il Presidente ucraino nel lanciare il suo appello ha lasciato intendere (anche qui nessuna precisazione) che si rivolgesse a volontari, combattenti che per condivisione degli ideali volessero combattere per difendere l’Ucraina. In questi giorni, un servizio diReutersfarebbe ritenere invece che anche questi uomini vengano pagati. Infatti, un funzionario di Leopoli addetto ai controlli della documentazione dei volontari, secondo quanto riportato dall’agenzia, ha detto «che quelli reclutati nell’esercito ucraino sarebbero stati pagati in linea con altri soldati»

Alcuni Paesi, quali Canada, Regno Unito, Repubblica Ceca, Danimarca, Lettonia, hanno apertamente o tacitamente incoraggiato i propri cittadini a unirsi all’esercito ucraino nella sua lotta contro la Russia.
Il Ministro degli Esteri britannico, Liz Truss, ha apertamente sostenuto l’appello di Zelensky agli stranieri affinché si uniscano alla lotta armata contro l’invasione della Russia, non solo per il bene dell’Ucraina ma per l’intera Europa e il mondo. I legislatori lettoni hanno votato all’unanimità a favore dell’adesione dei loro cittadini alla guerra, mentre la Danimarca ha affermato che non è illegale che le persone decidano di andare in guerra. Il Canada, sede della terza comunità ucraina più grande del mondo dopo Ucraina e Russia, ha detto che combattere o meno in Ucraina è una decisione che i canadesi possono prendere da soli. In una conferenza stampa del 27 febbraio, il Ministro degli Esteri canadese Mélanie Joly ha espresso comprensione per i canadesi di origine ucraina che prendono ladecisione individualedi difendere l’Ucraina. L’Amministrazione USA ha scoraggiato gli americani dal fare volontariato per combattere per l’Ucraina, ma non ha emesso avvisi circa punizioni, sanzioni di vario genere, non ha dichiarato se saranno presi provvedimenti ai sensi del Neutrality Act contro gli americani che ignorano quel consiglio. La legge prevede multe o reclusione a qualsiasi cittadino statunitense che accetti un pagamento per servire un altro Paese in guerra contro qualsiasi entità straniera con cui gli Stati Uniti sono in pace. .
Prese di posizione che aprono il vaso di Pandora della legalità dell’operazione avanzata dai due Paesi in guerra.

Al Jazeera fa notare: «Paesi come il Regno Unito e il Canada hanno leggi che vietano ai propri cittadini di partecipare ad azioni militari contro un Paese con cui non sono in guerra. La Repubblica Ceca ha approvato una legge che rende illegale l’adesione alle forze armate di un altro Stato. Altri Paesi, come la Germania, hanno avvertito che se qualcuno dei suoi cittadini si unisce allo sforzo bellico in Ucraina viola il diritto internazionale e sarà perseguito. In passato, diversi Paesi europei hanno processato alcuni dei loro cittadini che hanno combattuto su entrambi i lati delconflitto di otto anni nel Donbas».

Un servizio di ‘Voice of America‘ ha riferito che funzionari ucraini a Washington hanno affermato che ben 3.000 volontari statunitensi hanno risposto all’appello di Zelensky. Secondo quanto riferito, un certo numero di canadesi ha già attraversato il confine.
Secondo Asya Metodieva, ricercatrice presso l’Institute of International Relations di Praga, se i combattenti stranieri saranno perseguiti o menonei loro Paesi d’origine quando torneranno dall’Ucraina sarà una decisione politica. «Mi aspetto che i combattenti stranieri che sostengono la lotta ucraina non saranno trattati nel modo in cui i governi hanno trattato i combattenti che si sono uniti all’ISIS», ha affermato. Una prima presa di posizione in questa direzione c’è stata da parte del Primo Ministro ceco, Petr Fiala, il quale ha annunciato che i cittadini cechi che andranno a combattere in Ucraina non dovranno affrontare conseguenze legali al loro ritorno.

David Malet, professore associato di affari pubblici all’American University, analizza la questione dal punto di vista del diritto internazionale. «Secondo il diritto internazionale, quando i soldati diventano non combattenti perchè vengono feriti o catturati, dovrebbero essere protetti da rappresaglie, torture o trattamenti degradanti come ostaggi e ricevere protezione legale contro le punizioni collettive per atti del loro Paese. Tuttavia, i mercenari non godono delle stesse tutele dei combattenti legittimi, compresi i diritti concessi ai prigionieri di guerra, e i governi sono liberi di trattarli come meglio credono».

Gli standard per identificare i mercenari sono arbitrari, secondo Malet. «Secondo il diritto internazionale, sono partecipanti stranieri al conflitto che sono motivati principalmente da guadagni personali. Quella motivazione è difficile da provare o smentire per chiunque. E ci sono infatti alcuni soldati a noleggio tra il numero di legionari che si sono recati in Ucraina, confondendo la distinzione. Mosca sembra addirittura importare i propri mercenari dalla Siria. Ma la Russia può affermare di seguire il diritto internazionale in tutte le azioni che potrebbe intraprendere contro i legionari stranieri se non sono considerati soldati legittimi. In effetti, ci sono voluti solo quattro giorni prima che la Russia dichiarasse che non avrebbe trattato i volontari stranieri che combattono per l’Ucraina come combattenti legittimi, sollevando domande scomode non solo sui rischi che corrono i volontari, ma sul potenziale rischio maggiore che i loro Paesi d’origine vengano coinvolti direttamente nel conflitto. Il 3 marzo, il Ministero della Difesa russo ha definito tutti i volontari stranieri in Ucrainamercenari‘, nessuno dei quali ‘può essere considerato combattente in conformità con il diritto umanitario internazionale o godere dello status di prigioniero di guerra’… Nella migliore delle ipotesi possono aspettarsi di essere perseguiti come criminali».
Nel contesto dell’approccio russo ad altri volontari stranieri, la politica seguita è anche peggiore. Durante la guerra in Cecenia, la Russia ha annunciato che qualsiasi straniero sospettato di essere dalla parte dei terroristi sarebbe stato
ucciso a vista. In epoca sovietica, il Cremlino descrisse i combattenti stranieri come ‘banditi’ e li fece processare sul posto nei ‘tribunali del popolo’ piuttosto che dai tribunali regolari.
«La Russia ha già agito sulle sue minacce con un
attacco missilistico su una struttura militare vicino al confine tra Ucraina e Polonia il 13 marzo, con la motivazione che si trattava di ‘una struttura di addestramento per mercenari occidentali’. Se nessun volontario straniero è stato ucciso, non è stato per moderazione.

Se la storia fa testo, questa politica potrebbe portare a significative conseguenze indesiderate, perché, oltre la questione dello status legale dei combattenti stranieri, c’è la questione di come i governi e la popolazione dei loro Paesi d’origine reagiranno alle esecuzioni o ad altri maltrattamenti dei loro cittadini.

Ciò è evidente nel corso della storia moderna nei casi di combattenti stranieri, che gli analisti della sicurezza definiscono in modo diverso dai legionari stranieri perché i primi combattono con ribelli e milizie piuttosto che unirsi a forze armate nazionali riconosciute. La maggior parte delle definizioni di combattenti stranieri li distinguono dai mercenari perché non sono impiegati dagli Stati e spesso chiaramente non sono coinvolti per i soldi, come gli attentatori suicidi jihadisti per lo Stato Islamico.

Tecnicamente, i volontari che combattono a fianco dei separatisti filo-russi nel Donbas sono gli unici in Ucraina che potrebbero essere considerati combattenti stranieri in questo conflitto».

Una serie di problemi connessi complicano l’iniziativa.
Alcune fonti hanno fatto notare che
la passata partecipazione di combattenti di estrema destra su entrambi i lati della guerra nella regione orientale del Donbas, ha sollevato preoccupazioni su un possibile afflusso di volontari di estrema destra.
«L’esplosione dei combattimenti nel Donbas, nel 2014, ha portato all’empowerment e all’armamento di gruppi di estrema destra ucraini, in particolare il
Battaglione Azov. Nel novembre 2014, il gruppo è stato incorporato nella Guardia nazionale ucraina e in seguito la sua leadership si è separata dall’unità e ha formato un partito politico. Sebbene abbia riscosso un certo successo elettorale all’inizio, il partito non è riuscito a raccogliere abbastanza sostegno per entrare in Parlamento nelle ultime elezioni, nel 2019.
Anche dopo essere diventato un’unità ufficiale all’interno della Guardia Nazionale,
il Battaglione Azov ha continuato a reclutare volontari stranieri per combattere nel Donbas. Nonostante le preoccupazioni espresse dai funzionari statunitensi, ha ricevuto anche addestramento dalle forze occidentali. Secondo Oleksiy Kuzmenko, giornalista investigativo ucraino-americano, l’attività di estrema destra all’interno delle forze armate ucraine non si limita ad Azov. In un documento del 2021, ha documentato “un gruppo di estrema destra di cadetti ufficiali e ufficiali militari si è schiantato nel mezzo di quello che prima dello scoppio della guerra era uno dei principali centri di addestramento dell’Occidente in Ucraina, l’Accademia nazionale dell’esercito”».

Funzionari tedeschi hanno detto ai media locali che stanno monitorando individui noti per il loro attivismo di estrema destra e stanno cercando di impedire loro di recarsi nella zona di conflitto.

Tra i controlli che il governo ucraino ha detto essere fondamentali, c’è quello relativo alla fedina penale, che deve essere pulita. Eppure, considerato che ci sono informazioni secondo le quali molti stranieri sono entrati nel Paese e si sono arruolati senza seguire il percorso ufficiale, alcuni di questi potrebbero essere delinquenti o similari.
«Sebbene alcuni si siano arruolati nell’esercito ucraino, osserviamo anche battaglioni auto-organizzati che operano separatamente e non partecipano ad azioni militari coordinate, quindi molti combattenti stranieri non sono assegnati incarichi dai comandanti a terra», ha dichiarato, a ‘Al Jazeera‘, Asya Metodieva. Il che non risolve il problema di una presenza critica, anzi. La questione del ‘software’ militare -ovvero le competenze che acquisiscono le persone, il modo in cui il loro modo di pensare cambia e ciò che possono ritenere accettabile nel perseguimento di obiettivi politici- si pone. «Se pensiamo che c’è il rischio che la guerra in Ucraina attiri persone con atteggiamenti già ambigui nei confronti della democrazia liberale, l’esposizione alla brutalità della guerra, a mio avviso, aumenterebbe il rischio di consolidare ulteriormente tali atteggiamenti». Ha detto Stefan Wolff, professore di scienze politiche all’Università di Birmingham nel Regno Unito.

L’intelligence ucraina, il 17 marzo, ha annunciato che un gran numero dimercenari sirianiè arrivato in Russia per combattere a fianco dell’esercito in Ucraina. Secondo questa informativa,150 mercenari siriani sono stati trasferiti dalla base aerea di Hmeimim in Russia, Mosca ha in programma di trasferire armi e attrezzature militari dalla Siria alla Russia e alla Bielorussia da utilizzare nella guerra contro l’Ucraina e ha aperto due centri vicino ai confini ucraini con Russia e Bielorussia per addestrare tali mercenari.
Altre fonti ucraine sostengono che circa 400 volontari sono già arrivati in Russia e che la Russia ha reclutato più di 1.000 persone negli ultimi giorni. Il che confermerebbe quanto sostenuto dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), ovvero che quasi 40.000 mercenari erano stati arruolati dalle varie formazioni militari del regime siriano con destinazione Ucraina. «Finora oltre 40.000 siriani si sono registrati per combattere in Ucraina, attraverso centri istituiti in diverse province in collaborazione tra soldati russi e siriani e gruppi pro-regime», ha detto a Afp il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman. E ha sottolineato che, finora, la Russia ha accettato 22.000 combattenti di gruppi fedeli al regime siriano che sono stati addestrati dalla Russia e hanno combattuto a fianco delle sue forze in Siria. L’operazione non sarebbe certo la prima del genere. Migliaia di persone hanno combattuto in Libia e Azerbaigian insieme alle forze sostenute dalla Russia o dalla Turchia.
Altri mercenari al soldo della Russia starebbero arrivando da Ciad, Sudan e Libia. I mercenari dalla Libia sarebbero frutto del rapporto privilegiato della Russia con il generale Khalifa Haftar. Il trasferimento in Russia sarebbe gestito dalla compagnia mercenaria russa Wagner, utilizzando aerei di proprietà dell’aeronautica russa.
SecondoBalkanInsight‘, dai Balcani si starebbero muovendo volontari serbi, che già dal 2 marzo sarebbero in Ucraina per combattere per la Russia e per le Repubbliche popolari di Luhansk e Donetsk. Altri muoverebbero da Bosnia ed Erzegovina. «La partecipazione di cittadini serbi ai conflitti armati all’estero è un grave reato punibile con diversi anni di carcere», ha ricordato il Ministro della Difesa serbo rispondendo a dichiarazioni di Kiev secondo le quali in Ucraina sarebbero arrivati volontari serbi in aiuto dei russi. La Serbia ha bandito i combattimenti all’estero nel 2014 e le pene variano dai 5 ai 10 anni di reclusione.

Per quanto riguarda i volontari a sostegno dell’Ucraina, scandinavi, britannici, americani e individui di altre nazionalità sono stati presi di mira dagli aerei russi a Yavoriv, la base di addestramento militare nell’Ucraina occidentale colpita da missili russi. Stranieri sono arrivati in Ucraina da altri Paesi europei, da repubbliche ex sovietiche, da Stati Uniti, Canada, Asia e altrove. La motivazione di fondo è negli ideali di democrazia e di libertà. Possono essere poliziotti, imprenditori, operai, medici, paramedici, studenti, che hanno lasciato la loro vita normale per andare in Ucraina, raccontano le cronache.
«Per i combattenti stranieri, è una buona causa aiutare gli ucraini, proteggere l’idea di democrazia e sfidare un arrogante Presidente russo che ha deciso di attaccare una Nazione sovrana. Per gli europei dell’est del blocco post-sovietico, si tratta di scoraggiare Putin da un’ulteriore espansione. Tutti i combattenti hanno mostrato molta rabbia, spavalderia e motivazione», afferma
Anchal Vohra,editorialista di ‘Foreign Policy‘.

Tra loro gente con vasta esperienza nel combattimento, come appartenenti a un reggimento paracadutisti d’élite dell’esercito britannico, altri completamente a digiuno di armi, scontri armati, guerra. Sono idealisti o alla ricerca di idealismo e cameratismo, «affermano di essere attratti dalla causa: fermare quello che considerano un attacco non provocato in una resa dei conti irripetibile tra le forze della democrazia e della dittatura. Per altri, molti dei quali veterani dell’Iraq e dell’Afghanistan, la guerra in Ucraina offre anche la possibilità di usare abilità di combattimento che ritenevano che i propri governi non apprezzassero più», raccontaReuters‘ che ha intervistato decine di combattenti.
Tra i combattenti filo-ucraini coinvolti nella guerra ci sono
cittadini russi e bielorussi che da anni aiutano a difendere l’Ucraina. I combattenti bielorussi sono sostenuti anche dalla leader dell’opposizione bielorussa in esilio, Sviatlana Tsikhanouskaya.
I
combattenti esiliati dalla repubblica russa di Cecenia che si sono opposti a Mosca da quando ha represso la loro campagna separatista in Cecenia dopo due guerre negli anni ’90 e 2000, sono in Ucraina dal 2014 e continuano a restare e a combattere i russi.
La stragrande maggioranza degli
asiatici e del sud-est asiatico che vivevano, lavoravano o studiavano in Ucraina è stata evacuata, ma alcuni hanno scelto di rimanere e abbracciare le armi, riferisceThe Diplomat‘. E dall’Asia stessa, si pensa che un piccolo numero di individui sia già arrivato un Ucraina. Vengono riferiti numeri contenuti in assoluto ma significativi per essere parte di una regione anche culturalmente lontana. Si cita il caso di «100 sudcoreani che hanno espresso interesse a prendere le armi, nonostante il governo abbia avvertito di non recarsi in Ucraina per combattere», «manifestazioni di interesse da parte di dozzine di individui dal Giappone, alcuni con esperienza nelle forze di autodifesa giapponesi e un piccolo numero che ha rivendicato esperienza con la Legione straniera francese».  

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