domenica, Maggio 22

Ucraina: Apocalisse o no? I venti di guerra (veri o fasulli). E se volessimo fare una alzata d'ingegno e cominciare a considerare il punto di vista della Russia, e dei russi? Draghi cerca una linea, per l'Italia e per l'Europa

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Mentre il Presidente francese Emmanuel Macron vola a Mosca per parlare con l’omologo russo Vladimir Putin, la situazione in Ucraina secondo molti sembra precipitare. E si calcola, in modi diversi ma tutti diversamente inquietanti, la quantità di truppe russe attestate ai confini, e come percentualmente si stiano avvicinando alla massa critica necessaria all’invasione. Nonché le decine, o centinaia, di migliaia di morti già oggi del caso prevedibili. E le ore che serviranno a Mosca per prendere Kiev.

Il Presidente statunitense Joe Biden mercoledì 2 febbraio si è detto convinto che la Russia invaderá l’Ucraina. Il suo Consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, una manciata di ore fa, domenica 6, ha ribadito che la Russia potrebbe effettivamente invadere il Paese confinante. E che, anzi, nel breve volgere di giorni la convinzione si è rafforzata. Magari sono schermaglie diplomatiche, e dirlo serve anche come dissuasione. Magari no. Crediamo ci si attesterà sul ciglio del burrone, burrone che inghiottirebbe tutti e tutto, ma troppe volte si è visto che in simili situazioni borderline lebuone intenzionistrategiche di chi sull’orlo di quel burrone incoscientemente danza pensando di ritrarsene al momento giusto vengono irrimediabilmente travolte dagli eventi. Vedi i prodromi e l’avvio della Prima Guerra mondiale.

Il Ministro della Difesa ucraino Oleksi Reznikov sostiene che a Kiev sono disposti a parlare con Putin. Molto, molto di più ha detto il Ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba. Ieri, infatti, su Twitter ha scritto: «Non credete alle previsioni apocalittiche». E nel caso non fosse stato abbastanza chiaro sulla distanza siderale che in questo momento e in queste valutazioni separa Kiev da Washington, ha aggiunto: «Capitali diverse hanno scenari diversi, ma l’Ucraina è pronta a qualsiasi sviluppo. Oggi l’Ucraina ha un forte esercito, un sostegno internazionale senza precedenti e la fiducia degli ucraini nel loro Paese». Questione di ‘toni’. Ma ‘toni’ che servirà studiare bene, visto che si tratta di ‘toni’ che sono politica. Si ammetterà che questi ‘diversi scenari’ non sono esattamente una cosa normale. Forse a Kiev cominciano dubitare del soccorso amico yankee?

La visita di Putin a Pechino in occasione dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici invernali è stata un fatto di notevole rilievo geostrategico. In questo momento sta pesando fortemente anche su questa crisi. L’amicizia tra i due Stati non ha limiti, appare ormai evidente che non ci sono aree di cooperazione interdette, hanno ufficialmente detto i due nella Dichiarazione congiunta. È stata siglata sabato 5 febbraio 2022 -indichiamo la data per esteso perché pensiamo, forse temiamo, che resterà nella storia. E non solo in quella di pronto consumo.
Il sostegno dell’amico Xi Jinping mentre è in corso il suo braccio di ferro con l’Occidente sulla questione ucraina Putin se lo è portato a casa. Si sono visti a pranzo, si sono parlati faccia a faccia per la prima volta da due anni, poi, come due buoni amici, se ne sono andati allo stadio, con il loro nuovo ‘Patto a cinque cerchi’ in tasca. Putin era sicuramente la star tra gli invitati di Xi in tribuna. E cinesica e prossemica, per quanto potessero essere istituzionalmente contenute, erano ulteriormente rivelatrici del rapporto tra i due. Oggi si vedrà anche l’atteggiamento, nonché cinesica e prossemica, di Putin con Macron.

Macron cerca di frenare la deriva sul dossier ucraino. L’appuntamento odierno potrebbe essere un passaggio decisivo per mettere in moto un tavolo diplomatico al fine di fermare l’escalation militare. Per quanto riguarda il nostro Paese il tema fondamentale è quello di cosa fare nel frattempo, e come si muove il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi.

E se volessimo fare una alzata d’ingegno e cominciare a considerare il punto di vista della Russia, e dei russi? ‘Walk a mile in her shoes’, insomma fare un pezzo di strada nelle sue scarpe, come si dice. Ché la Russia ha motivazioni che da anni esprime e che l’Occidente‘, arrogante, non ha mai voluto ascoltare.
La narrativa messa in campo da questo Occidente nei mesi scorsi ha dimostrato che neanche questa volta, quando il rischio di una guerra era dietro l’angolo, voleva ascoltare. Oraforse, sta cambiando qualcosa. Magari non alla Casa Bianca, ma certamente c’è chi si sta rendendo conto che Putin ha posto un problema serio e irrinviabile: il sistema della sicurezza Europea deve essere ripensato, perché il mondo è cambiato, e perché mentre il Muro di Berlino è caduto di fatto non sono cadute le fondamenta di quel Muro. Mentre la corsa agli armamenti nucleari continuava a correre. Dunque, è ora di ripensare il ruolo degli USA, non più Superpotenza‘, e del sistema di sicurezza militare, ma anche economica dell’Europa. Ed il nostro. Compreso il nostro grado di autonomia.

Con Sergio Mattarella al Quirinale e Draghi a Palazzo Chigi, e con le forze politiche forse ridimensionate -speriamo- per un bel po’, si potrebbe pensare che il Capo del Governo possa ritrovare il coraggio iniziale. Liberandosi dalle perdite di tempo, e conseguenti traccheggiamenti, con Matteo Salvini e gli altri (nominandone uno per nominarli tutti). Potendo così occuparsi della Unione Europea, e del ruolo dell’Italia al suo interno.
La UE, completamente e colpevolmente assente nella crisi ucraina, ha ora la possibilità di proporsi per quello che dovrebbe essere. E cioè il vero, ed unico, interlocutore di Putin nella costruzione di un rinnovato sistema di sicurezza europea, certoin accordo con Washington, ma provando a non lasciare al solo Biden la capacità decisionale.

In ogni caso. Si può avere qualsiasi giudizio sulle manovre che hanno portato alla elezione del Presidente della Repubblica. E sulla rielezione di Sergio Mattarella dopo che ne aveva ripetutatemente negato la possibilità. Certamente, oggi, la sua guida del Paese, con tutta l’enorme autorevolezza, e peso personale, che può spendere a livello internazionale è la nostra migliore garanzia. Meno male che Mattarella c’è (sul Colle). Si sommi anche il personale credito di Draghi. Certo, bisognerebbe avere il coraggio di avere una propria linea, e di volerla affermare, per giocare non solo in difesa ma in attacco, da protagonisti.

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