venerdì, Maggio 14

Ucraina al bivio tra guerra e pace Il Cremlino orientato verso la ricerca di un compromesso?

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A Washington c’è chi spinge per fornire a Kiev armi letali, ma un’apertura di Putin e un dialogo in corso tra Russia e USA sembra promettere di meglio

La crisi ucraina, un vero e proprio braccio di ferro tra Russia e Occidente oltre che tra le due maggiori eredi della defunta Unione Sovietica, infuria e si trascina ormai da quattro anni. Più volte, in tutto questo tempo, il conflitto armato (e sia pure “ibrido” o “a bassa intensità”) cui tutto il resto fa da contorno è sembrato vicino a trascendere in qualcosa di molto più grave (si è parlato persino di rischio di una terza guerra mondiale) oppure, al contrario ma anche meno spesso, ad una svolta verso una distensione e una possibile soluzione pacifica.

Finora, però, nulla è sostanzialmente cambiato. I timori nel primo caso e le speranze nel secondo non si sono materializzati, generando un certo ritegno, a questo punto, ad attribuire troppo peso a segnali di questo o quel tipo che periodicamente continuano a richiamare l’attenzione. Adesso, tuttavia, ci si trova di fronte a qualcosa di inedito che non può essere sottovalutato o comunque ignorato. Ad un improvviso accumulo, cioè, di segnali sia negativi sia positivi oltre che di vario genere, e quindi tali nel loro insieme da suggerire che la crisi possa essere davvero più che mai vicina ad un bivio.  

La novità di maggiore risonanza è stato l’annuncio da parte di Vladimir Putin, ai primi di settembre, che la Russia proporrà in sede ONU l’invio di caschi blu nel Donbass, la regione dell’Ucraina sud-orientale dove i ribelli filorussi si fronteggiano e spesso e volentieri si scontrano con l’esercito regolare e le milizie di Kiev, provocando uno stillicidio di perdite umane (circa 10 mila, finora, tra militari e civili). Lo scopo indicato dal “nuovo zar” sarebbe quello di meglio proteggere le squadre dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) incaricate di controllare il rispetto del cessate il fuoco previsto dall’accordo plurilaterale di Minsk del 2015.

Un rispetto, finora, tutt’altro che rigoroso, non si sa per colpa di quale contendente più che dell’altro, col risultato che anche le altre parti dell’accordo, già di per sé problematiche, restano quasi del tutto bloccate. Il compito più ampio e scontato dei caschi blu sarebbe ovviamente, benchè Putin non lo abbia espressamente sottolineato, quello di interporsi tra le opposte forze, impedendo fisicamente la cronica riesplosione delle ostilità.

La novità non è di poco conto. Una proposta analoga, per quanto meno apparentemente limitativa, era stata ripetutamente lanciata in passato dal governo ucraino ma regolarmente respinta o comunque lasciata cadere proprio da Mosca, verosimilmente interessata soprattutto alle altre parti dell’accordo di Minsk, con in testa l’ampia autonomia da concedere al Donbass nell’ambito dello Stato ucraino per salvaguardarne l’integrità territoriale. Cosicchè il Cremlino si era attirato l’accusa o il sospetto di mirare in realtà a tenere Kiev sotto pressione e in qualche modo legato alla Russia piuttosto che porre davvero fine al conflitto.  

Quasi un colpo di scena, dunque, subito accolto dovunque con interesse e attenzione, benchè immancabilmente misti a perplessità e diffidenza. A Kiev non si sono nascosti il compiacimento ma neppure le riserve e le obbiezioni, comprendenti anche quella che non sarebbe accettabile una presenza russa tra i caschi blu. Mosca, com’è noto, non si considera parte belligerante, ma nella fattispecie è difficile, malgrado tutto, credere che possa pretendere di proporsi come neutrale.

Più sensatamente, il presidente ucraino, Petro Poroscenko, e i suoi collaboratori hanno altresì obiettato che il contingente dell’ONU non dovrebbe attestarsi solo lungo la linea del fronte bensì dispiegarsi in tutto il territorio in mano ai ribelli e soprattutto presso il vecchio confine con la Russia, attraverso il quale passa senza alcun controllo tutto quanto, materiali e uomini, la Russia fornisce loro. Controllo con la cui assenza Kiev giustifica il rinvio del proprio adempimento agli impegni previsti dall’ accordo di Minsk.

Poroscenko e compagni temono, d’altronde, che la semplice interposizione dei caschi blu tra le opposte forze congeli anche agli effetti politici l’attuale linea divisoria, creando in sostanza un altro fatto compiuto dopo l’annessione russa della Crimea, priva quanto si voglia, sinora, di adeguati riconoscimenti internazionali. Putin, ad ogni buon conto, li ha subito accontentati, precisando in seconda battuta che la funzione della forza di pace potrebbe estendersi come si desidera, anche se da qualche parte si fa notare che il presidente russo non ha parlato di controllo del confine.

Di tutto si potrà comunque parlare o riparlare in sede di negoziato, che a quanto pare ci sarà, se già non è in corso dietro le quinte, dal momento che tutte le parti più o meno direttamente interessate hanno sostanzialmente accolto la proposta russa come uno spunto utile per rilanciare dialogo ristagnante. Più largamente favorevole da parte dei governi europei, l’accoglienza è stata meno acritica da parte americana, ma proprio il governo di Washington è balzato ormai in primissimo piano con l’apparente intento di prendere più decisamente di petto il problema ucraino.

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