giovedì, Agosto 5

Ucraina, accordo in vista? field_506ffbaa4a8d4

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L’apparenza spesso inganna in politica non meno che altrove, ma sembra proprio che qualcosa si stia muovendo intorno ad uno dei punti cruciali della scena internazionale, la crisi ucraina. Se l’impressione sarà smentita dai fatti, resterà comunque assodato che più di un protagonista dell’ormai lunga vicenda aveva qualche interesse a diffonderla, naturalmente per motivi ancora oscuri.

Previsioni ottimistiche o quanto meno possibilistiche di sviluppi positivi, non lontani se non proprio imminenti, si registrano soprattutto da parte occidentale, ma non mancano riscontri di vario genere, anche da quella opposta oltre a quelli contestuali.

La prima ad esprimere fiducia in prossimi passi avanti nei colloqui multilaterali, formali e riservati, che dovrebbero portare alla piena applicazione dell’accordo di Minsk del febbraio 2015 per porre fine al conflitto armato nel Donbass, per ora solo imperfettamente e precariamente congelato, è stata Angela Merkel.

La Cancelliera tedesca, fregiata di fresco del titolo di ‘Donna dell’anno‘ (2015), ha perso un po’ di smalto in campo interno a causa della crisi immigrazione con annessi e connessi e anche all’esterno non si può dire che la sua riconosciuta preminenza nell’Unione europea stia dando al momento frutti molto apprezzabili.

La questione ucraina la vede però, malgrado tutto, sempre molto impegnata e in modo tale da guadagnarsi un elogio alquanto caloroso da un interlocutore chiave come Vladimir Putin, non solito a sprecarsi in complimenti anche se di recente ha destato non poca sorpresa dicendosi, forse ironicamente, estimatore di Donald Trump, un tipo di aspirante alla Casa bianca quanto meno inquietante, a rigore, per il Cremlino.

Nella sua lunga intervista di due settimane fa al quotidiano tedesco ‘Bild’,  il Presidente russo ha definito la Merkel  una statista “affidabile e professionalmente aperta”, che si adopera ‘onorevolmente’ per risolvere le crisi internazionali compresa quella ucraina. Sono riconoscimenti che passano sopra, sembrerebbe, alla sgradita adesione tedesca al recente rinnovo delle sanzioni occidentali inflitte a Mosca dall’Occidente, fors’anche perché nella stessa Germania cresce, come altrove nella UE, l’insofferenza per il loro mantenimento.

Putin e compagni fanno d’altronde del loro meglio per incoraggiare i Governi europei a senza però ignorare, presumibilmente, che il vecchio gioco già sovietico non può spingersi oltre certi limiti senza diventare controproducente. Adesso, comunque, sono gli stessi massimi dirigenti USA ad assicurare un po’ tutti che qualora si raggiungesse un’intesa sull’applicazione dell’accordo di Minsk la revoca delle sanzioni diverrebbe automatica.

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