Ucraina a caccia di armi americane Il Ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov ha chiesto al suo omologo americano Lloyd Austin un grosso quantitativo di sistemi d'arma, inclusi molti che gli Stati Uniti non avevano mai fornito all'Ucraina, e chiede gli vengano dati in fretta

Una video-telefonata di quelle che nel linguaggio diplomatico si definisce ‘franca‘, con sullo sfondo la possibilità, che a dire degli osservatori di Washington si fa sempre più concreta, di una guerra in Europa. E’ il colloquio che si è tenuto martedì 7 dicembre tra il Presidente USA Joe Biden e il Presidente della Russia Vladimir Putin. La potenziale guerra è quella che pare possa scoppiare, già a gennaio, con l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia.
Nel corso del colloquio, ha fatto sapere la Casa Bianca, Biden, dopo aver ribadito le preoccupazioni degli Stati Uniti e degli alleati per le attività militari russe al confine con Ucraina e riaffermato il sostegno USA alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, ha detto a Putin che gli Stati Uniti sono pronti a forti sanzioni economiche se la Russia dovesse invadere l’Ucraina, sottolineando che queste nuove misure avrebbero un impatto molto maggiore rispetto alle sanzioni del 2014, che non erano riuscito a impedire alla Russia di occupare la Crimea. In risposta, Putin ha sottolineato che la responsabilità di quanto sta accadendo «non dovrebbe essere spostata sulle spalle della Russia, dal momento che è la NATO che sta facendo pericolosi tentativi di conquistare il territorio ucraino e sta costruendo il suo potenziale militare ai nostri confini», si legge nella dichiarazione post-colloquio del Cremlino. E poi Putin ha ribadito quanto da settimane sta dicendo: «la Russia è interessata ad ottenere garanzie affidabili e fissate legalmente che escludano l’espansione della NATO nella direzione orientale e il dispiegamento di sistemi di armi offensive negli Stati adiacenti alla Russia».
In sintesi, tutto secondo quanto prevedibile e previsto: ognuna delle due parti ha detto chiaramente in faccia all’altra quanto da settimane stanno dicendo in varie sedi e quanto si sa di quanto stanno valutando o facendo (a partire dal capitolo sanzioni), rimandando, scontatamente, alle loro rispettive squadre di dare seguito alla discussione sulle questioni strategiche, «comprese le nostre preoccupazioni strategiche con la Russia e le preoccupazioni strategiche della Russia», ha detto il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, riferendo ai giornalisti il colloquio dei presidenti.

Alla viglia del colloquio, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva cercato di smorzare le attese «È molto importante non indulgere in aspettative troppo eccitate ed emotive: dopo tutto, sono due capi di Stato che si parlano», facendo intendere che nulla davvero avrebbe potuto essere deciso in una sede in cui i «due capi di Stato si parlano». E infatti, se c’è qualcosa che fa senso è il colloquio stesso, il fatto che i due capi di Stato si sono parlati -e lo abbiano fatto in maniera franca, con la seria intenzione (forse) di ridurre l’escalation e dare spazio alla diplomazia.

Colloquio tra i Presidenti a parte, ovvero -per dirla brutalmente come nel sottinteso di Peskov- scena o poco più a parte, a Washington l’Ucraina è il mal di testa di politici e funzionari, e probabilmente continuerà esserlo ancora per molte settimane. Tre autorevoli giornalisti di ‘Foreign Policy‘, Amy Mackinnon, esperto in sicurezza nazionale e intelligence, Jack Detsch, incaricato di seguire il Pentagono, e Robbie Gramer, specializzato in diplomazia e sicurezza nazionale, attraverso «interviste con quasi due dozzine di funzionari statunitensi, ucraini ed europei, nonché assistenti del Congresso ed esperti regionali», descrivono«come l’Amministrazione Biden sia costretta a fare i conti con lo spettro della guerra in Europa, e con alcuni funzionari timorosi che Washington e i suoi alleati stiano facendo gli stessi errori di calcolo che hanno fatto nel 2014, quando la Russia ha scioccato l’Occidente con l’invasione dell’Ucraina».
Il Consigliere Sullivan, riferendo ai giornalisti, tra il resto
ha detto: «Forniremmo materiale difensivo aggiuntivo agli ucraini al di là di quello che stiamo già fornendo, e fortificheremmo i nostri alleati della NATO sul fianco orientale con capacità aggiuntive in risposta a tale escalation». Una dichiarazione che sembra inserirsi proprio nel travaglio che a Washington si sta consumando.
«Una settimana prima della festa del Ringraziamento, il mese scorso, il Ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov si è presentato all’ufficio al Pentagono del suo omologo americano Lloyd Austin con una richiesta insolitamente grande: aveva bisogno di sistemi d’arma, inclusi molti che gli Stati Uniti non avevano mai fornito all’Ucraina, e ne aveva bisogno in fretta», affermano Amy Mackinnon, Jack Detsch, Robbie Gramer, in apertura del loro servizio. La lista della ‘spesa’ è di quelle pesante, «include il supporto per la difesa aerea e navale e per la guerra elettronica, un potenziale scudo contro bombardamenti devastanti e attacchi elettromagnetici che probabilmente accompagnerebbero qualsiasi avanzata attraverso l’Ucraina delle forze meccanizzate russe. Kiev è anche alla ricerca di alcune delle attrezzature militari statunitensi destinate all’Afghanistan prima della caduta di Kabul, inclusi elicotteri Mi-17, di proprietà statunitense dell’era sovietica in fase di manutenzione in Ucraina, e munizioni che inizialmente erano destinate ad essere inviate all’esercito afghano, secondo un funzionario della difesa ucraino che parla in condizione di anonimato».

«Nello scenario peggiore, la Russia potrebbe tentare di minare l’intera architettura di sicurezza post Guerra Fredda in Europa e ridisegnare nuovamente i confini con la forza», aveva detto ai giornalisti, il 29 novembre, il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. Gli americani non sanno cosa di preciso stanno facendo i russi, ma sono sicuri che qualcosa stanno preparandosi a fare e stanno tentando in tutti i modi di scoraggiarli.
In questo clima di preoccupazione, «
Washington sta riflettendo sulla richiesta di Kiev di un maggiore sostegno militare e una serie di altre opzioni politiche, comprese le sanzioni economiche» da infliggere alla Russia. Secondo Mackinnon, Detsch, Gramer, «La contingenza più estrema di cui stanno discutendo i funzionari statunitensi include il taglio della Russia da SWIFT, il sistema di messaggistica finanziaria che è la spina dorsale della finanza globale. I funzionari hanno descritto questa cosiddetta opzione nucleare economica come l’ultima risorsa». «Funzionari del Dipartimento di Stato e del Tesoro degli Stati Uniti sono stati inviati nelle ultime settimane nelle capitali europee per gettare le basi per sanzioni coordinate», mentre funzionari della Difesa sono stati inviati a Kiev sulla scia della visita di Reznikov per valutare le esigenze di difesa aerea del Paese».
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A Capitol Hill, nel frattempo, l’Ucraina è diventata il punto focale di accese battaglie sulla politica del Presidente Joe Biden, sulla sua risposta alla postura militare russa. I repubblicaninelle commissioni dei servizi armati della Camera e del Senato hanno inviato una lettera privata a Biden, ottenuta da ‘Foreign Policy‘, esprimendo preoccupazione. “Rispettosamente, non abbiamo la certezza che si stia facendo abbastanza e [temiamo] che la Casa Bianca preferisca fare concessioni a Putin piuttosto che sostenere i partner e gli alleati degli Stati Uniti”, hanno scritto». Una preoccupazione politicamente molto pesante e sostenuta da ragioni che fanno senso. Mackinnon, Detsch, Gramer tale preoccupazione la spiegano attraverso le loro fonti repubblicane. Sullivan e il suo team, hanno cercato di ri-orientare l’establishment della sicurezza nazionale degli Stati Uniti verso la crescente minaccia proveniente dalla Cina, per tanto stanno cercando di impedire alla Russia di diventare unadistrazione‘, evitando il più possibile azioni che possano apparire a Mosca comeprovocazioni‘. «Ma i critici temono che l’approccio della Casa Bianca equivalga a rabbonire una Russia apparentemente revanscista. “Temo che ci possa essere una parvenza di accomodamento”, ha detto un assistente repubblicano del Senato, parlando a condizione di anonimato. “Ciò mi fa preoccupare del fatto che stiamo pensando a concessioni che l’Ucraina potrebbe fare al riguardo per placare il regime di Putin, in modo tale che non intraprendano ulteriori azioni aggressive». Ex funzionari si dicono preoccupati dal fatto che «se la Casa Bianca non risponde in Ucraina, potrebbe mandare un messaggio inquietante ad altri alleati americani nell’ombra incombente della Russia». Alex Gray, che è stato capo dello staff del Consiglio di sicurezza nazionale durante l’Amministrazione Trump ha dichiarato ai tre giornalisti: «Alla fine, non sarà solo l’Ucraina a essere vittima del segnale che gli USA inviano. Sarà il Baltico, sarà l’Europa sudorientale, sarà il Caucaso, sarà l’Artico. E avanti e avanti».
Biden nelle scorse settimane aveva «
inviato personalmente il direttore della CIA, William Burns, a Mosca per incontrare direttamente i funzionari russi e mettere in guardia Putin da qualsiasi tentativo di destabilizzare ulteriormente l’Ucraina», azione decisamente insolita, si fa notare, mentre i funzionari dell’intelligence «hanno iniziato a condividere informazioni con gli alleati europei, avvertendo che una nuova invasione russa dell’Ucraina potrebbe essere imminente. Funzionari americani e britannici hanno, insolitamente, condiviso informazioni sulla minaccia con partner europei al di fuori della rete di intelligence Five Eyes, il cui unico membro europeo è il Regno Unito».


Ora, i funzionari americani ed europei «temono che il tempo stia lavorando contro di loroGran parte del terreno pianeggiante dell’Ucraina sarà ghiacciato entro gennaio, consentendo alle potenti forze meccanizzate russe di passare più facilmente». Si consideri che, come ha sottolineato il Sottosegretario di Stato Victoria Nuland, parlando martedì alla Commissione per le relazioni estere del Senato americano,  Putin ha costruito una capacità militare al confine con l’Ucraina che è «molto più grande e su una scala molto più letale» rispetto a quella che ha preceduto l’invasione della Crimea da parte della Russia nel 2014, ed è in grado di agire molto rapidamente se lo decidesse.  La Russia ora ha forze su tre lati dell’Ucraina, «che non è uno scenario che abbiamo visto prima». Putin, secondo Nuland, potrebbe usare la Bielorussia per invadere l’Ucraina e forsemascherarele sue forze per sembrare truppe bielorusse. Sarebbe indicativo il fatto che Presidente bielorusso Alexander Lukashanko ha cambiato, proprio la scorsa settimana, la sua posizione nei confronti della Crimea. Dopo aver a lungo rifiutato di riconoscere la pretesa della Russia sulla Crimea, ora ha cambiato tattica.
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Con l’Europa già alle prese con una crisi energetica, un inverno freddo potrebbe anche dare alla Russia un altro punto di leva con l’Occidente. “Non mi aspetto che il Presidente Putin chiuda il gas, ma penso che la minaccia potrebbe essere un deterrente contro l’Europa che valuta l’adozione di misure dure nel caso in cui dovesse espandere il conflitto cinetico già esistente in Ucraina”, ha affermato Ben Hodges, ex comandante dell’Esercito americano in Europa», riferiscono Amy Mackinnon, Jack Detsch, Robbie Gramer,.
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Un acceso dibattito su come e fino a che punto gli Stati Uniti dovrebbero spingersi per sostenere l’Ucraina si sta svolgendo nei corridoi di Washington, riflettendo una più ampia conversazione in corso nelle capitali occidentali. Attaccata unilateralmente dalla Russia, l’Ucraina ha da tempo ricevuto un forte sostegno bipartisan a Washington. I funzionari statunitensi hanno ripetutamente rassicurato Kiev sull’impegno ‘corazzato’ dell’America nei confronti dell’Ucraina, ma alcuni analisti hanno notato i limiti di questa promessa.La retorica sta scrivendo assegni che in realtà la nostra politica non può incassare”, ha detto Samuel Charap, un analista politico senior della Rand Corp. che ha sostenuto che gli Stati Uniti spingano l’Ucraina a scendere a compromessi. “La guerra è molto peggio di questo tipo di compromessi che penso dovremmo proporre”, ha detto. Altri respingono altrettanto duramente nell’altra direzione. “Sono stufo dei realisti disposti a sacrificare il Paese di qualcun altro”, ha detto Daniel Fried, un ex ambasciatore degli Stati Uniti in Polonia» consegnando a Putin la vittoria senza combattere la guerra..

In questo clima, «l’Amministrazione Biden sta esaminando una serie di misure per rinforzare l’Esercito ucraino contro un assalto russo, la maggior parte delle quali non sarebbe all’altezza della lista dei desideri di Reznikov. I dipartimenti di Stato e della Difesa stanno negoziando con il Congresso per fornire all’Ucraina più armi anticarro, come i missili Javelin», attraverso un fondo di emergenza di 100 milioni di dollari all’anno. «Gli Stati Uniti stanno anche valutandodi aumentare la loro presenza di 44 truppe in servizio attivo nel Paese, sebbene forze aggiuntive servirebbero solo in ruoli non di combattimento, consigliando e assistendo le truppe ucraine».
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Il supporto potrebbe estendersi in mare aperto; Kuleba ha affermato che l’intelligence ha indicato che qualsiasi offensiva russa potrebbe includere operazioni sostanziali nel Mar Nero. A novembre, il Regno Unito e l’Ucraina hanno raggiunto un accordo che consentirà a Kiev di cercare finanziamenti fino a 1,7 miliardi di dollari per l’acquisto di navi da guerra e missili britannici, il che aiuterebbe a rafforzare la sua capacità navale. Il cacciatorpediniere USS Porter equipaggiato con missili Tomahawk è  rimasto in agguato nel Mar Nero per gran parte del mese di novembre.»

«Eppure l’Amministrazione Biden è sotto pressione da parte dei repubblicani a Capitol Hill perchè faccia di più, e rapidamente, per rendere l’Ucraina un bersaglio più spinoso fornendo armi difensive ad alta tecnologia che potrebbero far riflettere la Russia due volte. Un assistente repubblicano del Senato ha affermato che oltre ai sistemi anticarro, alcuni al Congresso stanno incoraggiando l’Amministrazione a fornire all’Ucraina radar di controbatteria, controartiglieria e contromortaio, nonché munizioni per armi leggere, lanciagranate e mortai». Vero è che tutti sono preoccupati che gli ucraini non siano in grado di formarsi rapidamente su nuove attrezzature che non siano già nel loro arsenale.
Chiaro, però, che con l’arsenale richiesto da Oleksii Reznikov ancora di più, e comunque già nella situazione attuale degli armamenti a disposizione, se Putin decidesse di attaccare probabilmente vincerebbe, ma sarebbe una guerra che gli costerebbe molto cara, prima di tutto in termini di vite umane. «“L’esercito ucraino di oggi non è la forza a malapena organizzata che era nel 2014”, ha affermato Samuel Bendett, consulente del think tank CNA e membro del programma di studi sulla Russia dell’organizzazione». «“Tale spargimento di sangue andrebbe contro il messaggio stesso di Putin secondo cui l’Ucraina è una Nazione fraterna con gli altri slavi che dovrebbero essere in rapporti amichevoli con Mosca». Reznikov a ‘CNN‘ ha dichiarato che in caso di attacco da parte di Mosca «ci sarà un massacro», «i ragazzi russi torneranno nelle bare», e, riferisce l’emittente americana, l’attacco «avrebbe conseguenze disastrose per l’intero continente europeo, con una stima di 4-5 milioni di ucraini che potrebbero aver bisogno di cercare rifugio in Europa. Reznikov ha anche sottolineato che l’Ucraina è un importante fornitore di cibo per l’Europa e l’Africa, forniture che sarebbero interrotte».

Si avranno le decisioni circa la fornitura di armi richiesta dal Ministro Oleksii Reznikov probabilmente presto, in quale direzione è difficile prevederlo, certo molto dipenderà da come l’intelligence americana valuterà tale fornitura -se come ‘provocazione’ o come ‘deterrente’- nell’ottica di quel «barlume di speranza che la situazione possa essere disinnescata» che ancora c’è alla Casa Bianca.
Intanto, ieri, il Pentagono ha annunciato che l’ultima parte del pacchetto di assistenza alla sicurezza da 60 milioni di dollari approvato da Biden il 1° settembre scorso, arriveranno in Ucraina questa settimana. Con questo invio,
gli Stati Uniti quest’anno avranno fornito all’Ucraina circa 450 milioni di dollari in assistenza alla sicurezza. Dal 2014, quando la Russia ha invaso e occupato la Crimea, gli USA hanno fornito più di 2,5 miliardi di dollari in aiuti all’Ucraina.