mercoledì, Dicembre 1

UCLA: viaggio nell'attivismo palestinese

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Quali invece gli obiettivi che sta perseguendo ad oggi contemporaneamente al suo percorso di studio?
E ‘stato difficile essere uno studente laureato a tempo pieno, e lavorare con SJP. Così, a partire da quest’anno ho deciso di dedicare maggiore attenzione ai miei studi, e il mio impegno di ricerca relativo alla crisi dei rifugiati in Europa. In questo periodo sta prendendo piede un’altra pista di studio, che riguarderà il trattamento da parte di Israele dei migranti africani particolarmente crudele.

Quale episodio o evento ti ha particolarmente segnata tanto da influenzare le tue scelte di vita e di lavoro?

Nel novembre 2014 il nostro gruppo si è schierato contro gli investimenti fatti da alcune aziende californiane o degli States. Aziende che si sono rese colpevoli di violazioni dei diritti umani. General Electric, ad esempio, fornisce parti per elicotteri israeliani utilizzati per attaccare i civili palestinesi, e la società Caterpillar fornisce i bulldozer usati per demolire case palestinesi e oliveti. Il nostro Senato studentesco ha votato 8-2-2 per dissociarsi da queste aziende. E’ stato uno dei momenti più incredibili che abbia mai visto. Abbiamo avuto il sostegno arabo, afro-americano, messicano, filippino, pakistano, vietnamita, indiano, Salvadoregno, dei nativi americani, iraniani, armeni, ebrei, compresi pezzi del movimento femminista. Tutti loro in piedi con noi e parlare a sostegno della Palestina. E ‘stato una bellissimo ed emozionante momento. Poi ho capito quanto la Palestina è diventata una causa che sta unendo persone di tutto il mondo. Questo è davvero il motivo per cui questo movimento è diventato così potente. La lobby israeliana ha i soldi, ma noi abbiamo il potere in numeri fatti di persone.

Se dovessi immaginare di spiegare, invece, com’è strutturata, e come comunica la rete di attivismo pro Palestina libera all’interno dei vari territori?

Tendiamo ad essere ben collegati come rete di attivisti, e che è un importante fattore del nostro successo. Ho avuto rapporti di dialogo con attivisti palestinesi provenienti da tutto il mondo. Comunichiamo più con studenti territorialmente fuori dai confini americani, dal momento che gli Stati Uniti hanno un rapporto privilegiato con Israele, che al contrario hanno tutti gli interessi per venirci contro. Questo è vero anche a livello statale. Lo stato di California, sta considerando di adottare diverse leggi che limitino i diritti degli studenti attivi ed impegnati nella causa palestinese. È per questo che a livello comunicativo e di rete riteniamo essere meglio organizzati rispetto ai gruppi filo-israeliani. I gruppi pro-Israele sono inclini, spesso, a non essere d’accordo tra di loro sulla base della predisposizione ad assumere una linea intransigente. La nostra capacità invece, di mediazione ci rende capaci di legami significativi con persone di diverse religioni e culture, perché uniti da uno stesso obiettivo: lavorare per la giustizia per i palestinesi.

(#PaceMO la campagna abbracciata dal quotidiano di approfondimento indipendente “L’Indro”)

 

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