lunedì, Giugno 27

Uccidere il padre: ciao, Pietro Ingrao

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Un padre buono, perbene, dotato di carisma rigoroso ma anche di irresistibile simpatia umana. Un padre presente, cui chiedere tutto ma non soluzioni concrete ai problemi, non di poco conto, che l’essere comunisti comporta in una società che ha scelto di essere occidentale ma non lo vuole ammettere.

Contrappunto ideale all’altro grande padre ‘rosso’ Enrico Berlinguer, sfinitosi nella ricerca di strategie in grado di accreditare il Pci come forza di Governo senza però perdere la propria natura marxista. Rompicapo degno di un dipinto di Escher, che Ingrao scelse di non affrontare in termini di realpolitik, ma puntando soavemente sulle qualità che più amano gli italiani di sinistra: visione poetica della vita e della politica, onestà personale al di sopra di ogni sospetto, capacità di essere al contempo fine intellettuale e affidabile vicino di casa.

La casa di Pietro Ingrao, già. Mitica e inscindibile dal personaggio. Per almeno cinquant’anni, corrispondenti a varie generazioni di comunisti romani, idea platonica di abitazione associata al perfetto leader di sinistra che Ingrao è stato. Sita in una via anonima di un anonimo quartiere medio-borghese, rispediva al mittente sia le sensazioni elitarie emanate dalla dimora decisamente più esclusiva di Berlinguer, sia quelle di stampo demagogico eventualmente associate a un’ubicazione poco credibilmente proletaria. La casa di uno degli ultimi capi politici italiani in grado di essere amato di amore sincero, filiale.

Ma torniamo alle cose serie. Il punto, passata la tristezza della perdita e guardando al domani, diventa ora: quanto tempo sarà necessario a noi italiani per diventare, come dicono gli psicologi, genitori di noi stessi, vale a dire capaci di maturare opinioni autonome, autenticamente ragionate? La vita dell’uomo, nell’interpretazione psicoanalitica moderna, ruota intorno all’istinto primordiale di uccidere metaforicamente il padre, al fine di conquistare l’indipendenza individuale.

Può darsi: un po’ di ottimismo non guasta mai, che si stia iniziando a provarci. Intanto, caro Pietro, grazie per il patrimonio inestimabile che ci hai lasciato in eredità, e un abbraccio alla tua bellissima famiglia.

 

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