lunedì, Settembre 27

Uber nei guai per 57 milioni di dati rubati «Non ci sono scuse». E a pagare il prezzo è stato il chief security officer Joe Sullivan

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Uber ancora una volta nei guai. Il furto informatico di dati relativi a 57 milioni di account subìto nel 2016 è stato tenuto nascosto dalla società californiana a lungo. Ma ora ha dovuto ammettere la verità. A comunicarlo l’attuale amministratore delegato Dara Khosrowshahi, che in settembre è subentrata a Travis Kalanick.

In particolare sono state trafugate le informazioni della patente di 600 mila americani e nomi, indirizzi di posta elettronica e numeri di telefono di oltre 50 milioni di iscritti ad Uber. Non sarebbero stati coinvolti i dati delle carte di credito o quelli relativi agli spostamenti. La società non ha detto nulla ma era obbligata a farlo per legge, e ha pagato gli hacker 100 mila dollari per distruggere quanto rubato e promettere di non usarlo in futuro.

«Non ci sono scuse», ha detto Khosrowshahi. E a pagare il prezzo è stato il chief security officer Joe Sullivan.

(video tratto dal canale Youtube di Usa Today)

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