martedì, Maggio 11

Uber contro tutti field_506ffb1d3dbe2

0

_77321526_83e7ac5a-21b7-4a7f-aa3f-96c5bdcdca80

Berlino – Ci sono delle giornate in cui diluvia tutto il giorno, lo sciopero dei mezzi pubblici irrompe nella routine quotidiana e la città ospita numerosi eventi internazionali. Esattamente in queste giornate trovare un taxi libero spesso è impossibile. Ci sono dei viaggi che nascono nella nostra testa e che prendono vita grazie ai biglietti delle compagnie aeree low cost e a nuove modalità di alloggiare che non passano solo dal binomio o albergo o ostello.

Con l’avanzamento tecnologico e con il sempre più diffuso utilizzo degli smartphone anche nel più tradizionale settore dei trasporti come in quello alberghiero sono entrati nuovi attori economici che, fungendo da intermediari, allargano l’offerta dei servizi per il consumatore.

Cosí se i taxi sono tutti occupati, attraverso Uber e la sua applicazione per dispositivi mobili, si può accedere a un servizio di noleggio di auto on-demand che permette di richiedere un autista privato che porta a destinazione spesso a tariffe più convenienti rispetto a quelle di un taxi.  Mentre se i costi di pernottamento nelle strutture alberghiere classiche in certe città sono proibitivi, attraverso AirBnb, piattaforma che permette di affittare case o stanze direttamente da persone locali,  si può alloggiare in strutture comode e famigliari a un prezzo molto basso.

Ma si tratta di nuovi efficienti modi che permettono di  spostarsi in città e viaggiare facilmente oppure si sta risparmiando a carico della società?

Il quesito è arduo da risolvere soprattutto alla luce della sentenza del 25 Agosto scorso e resa pubblica ieri 2 Settembre, dove il Tribunale regionale di Francoforte vieta, con un’ingiunzione temporanea, alla start-up di San Francisco, Uber appunto, di esercitare l’attività in tutta la Germania  pena il pagamento di una multa molto salata, pari a 250mila di Euro, che l’azienda americana dovrebbe pagare per ogni viaggio effettuato. Il provvedimento, richiesto dalla società di taxi Taxi Deutschland Servicegesellshaft”, per ora temporaneo e limitato al servizio Uber Pop, riapre i dibattiti su un tema che giace già da parecchio tempo sulle scrivanie delle amministrazioni tedesche: la regolamentazione della nuova share economy.

Le società che si occupano di intermediazione dei servizi aumentano sempre di più e il loro numero è destinato a crescere rapidamente e, sebbene queste società seguano un modello di business che si basa sul semplice principio della condivisione, è comunque legittimo da parte del consumatore e delle istituzioni richiedere determinate informazioni e rispetto delle regole. Il servizio, seppur intangibile, è un prodotto e se davanti al banco delle verdure al supermercato si pretendono le informazioni in merito alla provenienza dei vegetali e al rispetto delle regole durante la loro coltivazione, lo stesso dovrebbe valere per questi nuovi prodotti dell’era digitale.

Secondo il giornalista Stefan Schultz , la filosofia alla base di questi nuovi modelli di business può essere riassunta in alcune considerazioni particolari.

«Si tratta di società che stanno rivoluzionando i vecchi modelli di business e i comportamenti dei consumatori, proprio come Apple modificó il mercato della musica con Itunes e della telefonia con l’I-phone. Nonostante la concorrenza sia ancora limitata, in quanto sono troppo pochi gli attori che operano nel mercato, i vantaggi per il consumatore sono innumerevoli soprattutto in termini di economicitá del servizio. Uber e Airbnb sono solo alcune delle societá che stanno riproponendo in chiave moderna il vecchio principio del “tutti condividono tutto” con la conseguenza che si sfruttano meno risorse per ottenere il medesimo, se non migliore, risultato».

Si tratta di share economy, dove le risorse umane e tecnologiche vengono messe a disposizione di tutti in un’ottica di collaborazione.  Il principio in linea teorica è candido e puro, se non fosse che nella realtà ci sia sempre un pesce grosso che ne trae profitto.

«Ma il nodo centrale che fa riflettere maggiormente é che queste nuove societá si fanno portavoce di un nuovo business in cui le regole sono ridotte al minimo profetizzando il concetto di autodeterminazione dell’individuo e confidando nella visione ottimistica dell’individuo contemporaneo alla guida della collettività. Un’immagine decisamente positiva dell’essere umano».

Nei mesi scorsi Airbnb è stata accusata di ignorare le regole di igiene e antincendio mentre Uber è stata oggetto di numerose proteste e discussioni, specialmente da parte dei tassisti di più città europee, perché si “vende” come una compagnia di taxi non avendo però la licenza.  A cui si aggiungono il capitolo sicurezza e responsabilità sociale sui lavoratori e sui clienti, che spesso viene completamente ignorato, vedi il caso accaduto a San Francisco in cui un conducente Uber è rimasto coinvolto in un incidente in cui ha perso la vita una bambina di sei anni, e il capitolo della responsabilità fiscale. I costi fiscali sull’erogazione di questi servizi sono a carico del conducente o del locatore; il controllo perciò avviene su ogni individuo rendendo il monitoraggio da parte del Ministero delle Finanze difficile ed elaborato.

L’amministrazione pubblica si è trovata impreparata davanti a questo nuovo fenomeno sociale ed economico delle piattaforme di condivisione dei servizi e solo nell’ultimo periodo ha provato a legiferare in materia.  A Berlino, per esempio, si è cercato di regolarizzare gli appartamenti presenti sulla piattaforma Airbnb per evitare eventuali abusi da parte dei locatori, specialmente sul breve termine. I  locatori, secondo quanto previsto dalla nuova legge, avranno due opzioni: trovare un affittuario a lungo termine (almeno due mesi), oppure chiedere agli uffici comunali un permesso speciale per continuare ad affittare il proprio appartamento per brevi periodi di tempo.

Ma come mai solo ora? Eppure il principio di condivisione è da anni considerato un tema caldo, messo in discussione soprattutto alla luce della crisi economica e culturale che affligge l’Occidente. Le due piattaforme, Uber e Airbnb, all’avanguardia nel servizio di monetizzazione del servizio di intermediazione, non sono le pionere nell’applicazione del concetto di condivisione. Chi non si ricorda il vecchio ed economico carpooling tanto pubblicizzato nei periodi in cui il costo della benzina aveva raggiunto prezzi sproporzionati o l’arzillo sistema di couch-surfing, che non solo prometteva un divano su cui riposare ma anche la conoscenza di persone spesso indimenticabili?

La sospensione temporanea di Uber-pop è solo l’inizio di un lungo percorso che le istituzioni tedesche stanno portando avanti per cercare di gestire un sistema di regole all’interno di un modello di business moderno ma frammentato e con il rischio evidente che alcuni comportamenti societari vadano a danneggiare i diritti dei consumatori più vulnerabili.

La partita è ancora aperta. I tassisti e gli albergatori lamentano l’invasione di campo. Che vinca il migliore e non solo in termini di risultati economici.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->