mercoledì, Ottobre 27

Tutti i tormenti del PD continuano le controversie dopo le primarie di Napoli e Roma

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Sono giunte in Italia alle 00:40 le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici della ‘Bonatti’ uccisi in Libia, a seguito dell’esame autoptico svolto dai medici Tripoli che ne aveva tardato il rientro ed aveva messo in una condizione di stallo la stessa Farnesina che attendeva il loro arrivo nella mattinata di ieri. Ad accogliere le bare c’erano i famigliari, stremati ed in attesa del rimpatrio già da lunedì, ed il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che ha seguito in prima linea l’intera vicenda. Tanta amarezza e rabbia è emersa  dalle parole della moglie di Salvatore Failla, Rosalba, e dalla figlia Erica che durante una conferenza stampa indetta ieri sera, con il bene placito del loro legale, hanno fatto sentire un messaggio d’aiuto, probabilmente registrato, che i rapitori le avevano fatto ascoltare durante una telefonata «Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere». Al termine dell’ascolto della traccia audio, la signora Failla davanti ai giornalisti presenti in sala ha commentato così «Dopo la telefonata mi è stato detto da chi stava lavorando al caso di non rispondere più al telefono, di stare zitti, di non parlare con nessuno dei rapitori. Mi sono rivolto al ministero degli Esteri e ci dicevano che a mio marito era stato imposto di dire così, ma secondo me Salvo mi chiedeva davvero aiuto, perchè la voce era sofferente, sentivo che soffriva». Intanto l’avvocato dei Failla, Francesco Caroleo Grimaldi, questo pomeriggio ha rilasciato delle dichiarazioni molto forti riguardo all’autopsia avvenuta in Libia «Le nostre perplessità sull’autopsia eseguita in Libia si sono rivelate fondate. Il prelievo di parte di tessuti corporei ha reso impossibile l’identificazione dell’arma usata, la distanza e le traiettorie. Non è stata un’autopsia  è stata una macelleria» e aggiunge «E’ stato fatto qualcosa che ha voluto eliminare l’unica prova oggettiva per ricostruire la dinamica dei fatti» sottolineando però l’impegno dei rappresentanti italiani in Libia che si sarebbero adoperati per evitare la sopraccitata ‘barbaria’. A smuovere ancor di più le acque sull’intera vicenda era il dettaglio fatto presente dalla vedova Failla dell’italiano stentato dei rapitori, che sembrava essere segno della presenza di alcuni connazionali tra le file dei malviventi, ma che è stato smentito dalle dichiarazioni rilasciate da Filippo Calcagno in mattinata ai microfoni di ‘Radio Anch’io‘ «No, tra i sequestratori no. Però ci dissero che siccome quelle registrazioni dovevano essere fatte in italiano (…) ci dissero di stare attenti di non dire altre cose che non fossero quello che veniva suggerito, perché c’era qualcuno che capiva quello che (…) perché loro dovevano farlo sentire a qualcuno».

Dall’Ue arriva in serata dove il parlamento si è unito alle rimostranze del Governo italiano sulla scarsa collaborazione della magistratura egiziana in merito al caso di Giulio Regeni. Da Strasburgo è arrivato nel pomeriggio il monito all’Egitto che non sta fornendo gli elementi necessari per consentire all’Italia di poter indagare sulla tragica morte del giovane ricercatore, appoggiando la richiesta, inoltrata lunedì dal Governo italiano a quello egiziano, in cui si chiede di fornire tutta la documentazione necessaria al team investigativo, di umani del Sco e del Ros, presente sul territorio.
I delegati dell’ Ue si sono rivolti direttamente al Cairo dichiarando “non è un incidente isolato ma è accaduto in un contesto di torture, morti in carcere e aumento delle scomparse in Egitto negli ultimi anni“. Nel frattempo se dall’Egitto tutto tace potrebbero giungere nei prossimi giorni alcuni pm italiani su richiesta dell’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy

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