martedì, Maggio 11

Tutti i 'segni' di Jihad

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Bandiere nere, cavalli in corsa, il Corano, versetti del Profeta Muhammad, fiori e parole sul martirio: questi e molti altri i simboli degli attentati terroristici musulmani, queste le armi utilizzate da organizzazioni estremiste islamiche come al-Qaida o Daesh per simboleggiare la loro Guerra Santa, il loro Jihad.

La stessa idea di Jihad, auspicata e pienamente contemplata dal Corano, è un simbolo molto potente per gli islamici: si tratta di uno sforzo che ogni seguace di Muhammad deve compiere per far trionfare la sua fede. Per la maggioranza dei pensatori musulmani questa lotta avviene soprattutto interiormente, contro il peccato, oppure contro l’ingiustizia e l’iniquità di persone prepotenti. I miliziani ‘jihadisti’, invece, fanno della lotta all’infedele, corrotto e iniquo per definizione, il cardine del loro Jihad.

Simboli forti, più forti delle stesse armi: gli emblemi del Jihad, in particolar modo quelli utilizzati da Daesh, rientrano in una conoscenza islamica ancestrale che indica costantemente tradizioni antichissime. Per fare un paragone, i reali europei di oggi vengono ancora rivestiti, nel giorno dell’incoronazione, di alcuni segni che si rifanno alla nostra tradizione romana e medievale: lo scettro, il globo, la corona altri non sono che simboli di potere che neanche il più ignorante degli Europei può ignorare, tanto il segno è impresso culturalmente nelle nostre menti. La stessa procedura viene applicata da Daesh con l’idea di Jihad e di Califfato.

L’autoproclamato Stato Islamico, infatti, gode di sistemi di comunicazione all’avanguardia, che padroneggia con disinvolta maestria: la giustificazione dei massacri e delle brutali esecuzione è l’idea di giustizia, rappresentata con le tute arancioni dei condannati, simbolo di revanscismo nei confronti degli Stati Uniti. Le esecuzioni sono sempre ‘rivolte’ alle Nazioni nemiche, al mondo occidentale o ad altri popoli arabi, mai al condannato, che morendo pagherà la ‘colpa di altri’. Da qui si introduce un altro concetto assai interessante: Daesh e i suoi boia cercano di togliersi di dosso la colpa di morti tanto brutali, per scaricarne la responsabilità sui nemici del Califfato, che altrimenti porterebbe la pace nel mondo’.

È stato più volte trattato il discorso escatologico di una rinascita di un Califfato, secondo alcune correnti sunnite, destinato a dominare il mondo e retto da sovrani illuminati almeno quanto il profeta Muhammad. Da qui il tentativo folle di Daesh di tentare di far apparire il Califfato del terrore come ‘giusto’ e addirittura ‘pacifico’ appare quasi sensato: se si vuole apparire veramente puri ad una certa opinione pubblica, bisogna trovare dei ‘capri espiatori’; esempi occidentali tristemente famosi di questa strategia erano le reciproche accuse che gli Stati europei si lanciavano da ambo le parti nel corso della Prima Guerra Mondiale.

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