sabato, Luglio 24

Tutti i digiuni sono uguali, ma qualcuno di più E' lo sfascio della giustizia civile. Se fumi per meditare, si può

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Vai a capire perché il digiuno di uno o due giorni, rispettabilissimo, di Luigi Manconi perché sia discusso e approvato il provvedimento sullo ‘Ius Soli’ fa notizia, e tutti hanno parlato dell’iniziativa, seguita e imitata da decine di altri esponenti politici; e non una parola per il quasi mese di sciopero della fame condotto dalle radicali Rita Bernardini e Deborah Cianfanelli per sollecitare urgenti provvedimenti in materia di giustizia; sciopero della fame peraltro sostenuto con analoghe iniziative di digiuno da 11mila detenuti. Perché nessuno ne parla? Mistero.

Provo dunque io a dare voce alle due dirigenti del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito. “Nonostante gli sforzi fatti dal governo“, dice Bernardini, “il sovraffollamento è in continuo aumento. Ogni mese si suicidano i reclusi nonostante il piano nazionale per la prevenzione del suicidio in carcere, sono ancora troppo pochi i ricorsi alla pena alternativa e, in generale, gli istituti penitenziari non rispettano pienamente il dettato costituzionale“.

Quale la possibile via d’uscita? “La modifica all’Ordinamento penitenziario. Il governo, sulla base di precise linee guida dettate dal legislatore, è delegato a risistemarlo semplificando tra l’altro le procedure davanti al magistrato di sorveglianza, facilitando il ricorso alle misure alternative, eliminando automatismi e preclusioni all’accesso ai benefici penitenziari, incentivando la giustizia riparativa, incrementando il lavoro intramurario ed esterno, valorizzando il volontariato, riconoscendo il diritto all’affettività e gli altri diritti di rilevanza costituzionale e assicurando effettività alla funzione rieducativa della pena. Ma l’iter per l’approvazione rimane ancora lungo“.

A giudizio di Bernardini manca, almeno per ora, quella che definisce “la consapevolezza da parte del governo che, a tirarla ancora per le lunghe, tutto rischi di saltare. Insomma, quella ‘prepotente urgenza’ denunciata dall’ex Presidente della Repubblica nel 2011 e poi confermata – sotto la pressione nonviolenta di Marco Pannella – con il messaggio alle Camere del 2013, non è sentita come dovrebbe“.

“La situazione delle carceri continua ad essere drammatica. Ne e’ ben consapevole chiunque frequenta e conosce la disperazione e l’isolamento che vive ogni giorno la comunità penitenziaria. La riforma dell’Ordinamento penitenziario, se fosse approvata dal governo secondo la delega ricevuta dal Parlamento, sarebbe un buon nuovo inizio“.

Un grande patrimonio ideale, politico e culturale lasciato da Marco Pannella, che si vuole proseguire ad una condizione: “Il Partito Radicale rischia di chiudere se non raggiunge, entro il mese di dicembre, 3000 iscritti.
Siamo a 2.400 e quindi ne mancano ‘solo’ 600. Il tempo a disposizione però è poco: 53 giorni. Il rischio è che cadiamo proprio mentre ce la stiamo per fare. Se non ci sarà un gesto di solidarietà e di vicinanza da parte di coloro che ci conoscono a dispetto dell’ostracismo e della censura dei grandi mezzi di informazione”.

Torniamo alle questioni di giustizia. Vai a capire perché è scomparsa dalle agende politiche di tutti i partiti (Partito Radicale a parte). Pensate ai tempi della giustizia, amministrativa e civile: rappresenta una pesante zavorra per la crescita del Paese. Nel 2016, secondo la Banca d’Italia, la durata media effettiva nei tribunali era di 1.100 giorni per il contenzioso ordinario e di 1.250 per quello commerciale, con differenze sensibili sul territorio che penalizzano ulteriormente il Sud, dove la durata dei processi è mediamente del 40 per cento superiore a quella del resto del Paese. In cifre, la durata media dei procedimenti: 3 anni per il contenzioso ordinario; 3,4 per quello commerciale; 1,5 per lavoro e previdenza; 7,6 per i fallimenti; 4,2 per le esecuzioni immobiliari e sette mesi per quelle mobiliari.

Numeri vieppiù impietosi se confrontati con quelli internazionali. Il rapporto Doing Business della Banca Mondiale, che analizza la tempistica della risoluzione delle dispute commerciali, vede infatti l’Italia al penultimo posto nella classifica Ocse: peggio di noi fa solo la Grecia. Occorrono 850 giorni per l’Italia, 409 in Germania, 367 in Portogallo, 335 per la Francia, 330 in Spagna. Vi chiedete ora perché gli stranieri non investono in Italia, e perché molti italiani preferiscono investire all’estero?

Secondo Bankitalia tutto cio’ inceppa gravemente il funzionamento dell’economia. Una giustizia efficiente rimuove infatti gli ostacoli all’ingresso di nuove imprese su mercato e migliora l’accesso al credito, permettendo a nuovi attori di affacciarsi sulla scena anziché perpetuare la presenza di quelli meno efficienti ma ritenuti più affidabili in quanto più anziani. Poi permette, nel campo del diritto fallimentare, di risolvere presto i contenziosi e aiutare un rapido reimpiego delle imprese in crisi.

L’inefficienza della giustizia ha un costo pesante: rallenta i tempi di consegna dei lavori pubblici e pesa sulle condizioni di finanziamento delle aziende: la sola riduzione del 50 per cento della durata delle procedure civili accrescerebbe le dimensioni medie delle imprese manifatturiere di circa il 10 per cento.

Accade a Bari. Solo a Bari? Otto giudici monocratici, centinaia di cause al giorno, due cancellieri che vanno da un’aula all’altra. Udienze che terminano in serata e, per le notifiche, un carabinieri e un poliziotto. Totale: personale in affanno, rinvii a distanza di anni, processi in prescrizione. Scoppia il tribunale di Bari, per carenza di mezzi e persone.

La legge è la legge. Ma che legge è? Arrestato con la marijuana, viene assolto perché «era erba sacra che gli serviva per meditare». Il tribunale di Bari ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui nell’aprile scorso ha assolto «perché il fatto non sussiste» un tabaccaio 30enne di Toritto adepto della religione rastafariana. Gli adepti della religione rastafariana «fanno uso di marijuana come erba sacra destinata alla meditazione» e per questo possederne per uso personale non è reato. Lo spiega il tribunale di Bari nelle motivazioni della sentenza con cui nell’aprile scorso ha assolto ‘perché il fatto non sussiste’ un tabaccaio 30enne di Toritto (Bari) che era stato trovato in possesso di quasi 60 grammi di sostanza stupefacente.

L’uomo viene arrestato in flagranza nel maggio 2016 dalla polizia ferroviaria con in tasca 8 grammi di marijuana. Nella sua abitazione vengono sequestrati altri 50 grammi. L’uomo dichiara di essere cultore della religione rastafariana e in sede di convalida dell’arresto il giudice ne dispose l’immediata scarcerazione. La fede religiosa del rastafarianesimo ha fra i suoi precetti l’utilizzo della marijuana come erba medicinale, ma anche come erba meditativa, apportatrice di saggezza, ausilio alla preghiera.

Le spiegazioni fornite dall’imputato, unite all’assenza di elementi dai quali avrebbe potuto evincersi una destinazione allo spaccio della marijuana, come bustine di plastica, scotch o sostanze da taglio, denaro contante in banconote di piccolo taglio, «inducono a ritenere – si legge nelle motivazioni della sentenza – che la droga fosse effettivamente detenuta per uso esclusivamente personale». D’ora in avanti, chi fuma canne e spinelli dichiari che lo fa per motivi religiosi; e cosi eviterà guai e problemi.

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