domenica, Giugno 20

Tutti i colori del caos image

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Esiste un modo più lungimirante di leggere l’imperscrutabile pianeta  della politica italiana, così fragile, così viscerale, così incomprensibile. Scrutarla da una postazione sopraelevata, un pallone aerostatico sospeso, diciamo, qualche decina di metri sopra i telegiornali, un centinaio sopra i quotidiani e un chilometro buono sopra i social network. E naturalmente, anche distaccati il giusto dalle risse di Montecitorio e palazzi limitrofi, che durano di regola ‘l’espace d’un matin’.

Più salgo, meno è pressante l’urgenza di una bomba mediatica al giorno. E ciò che si vede è  molto meno saturo di adrenalina di come sono costretti a viverlo i cronisti che fondano carriere intere sulla conflittualità permanente del gioco al massacro che si rigenera perennemente. Ma certamente più focalizzato sulla realtà delle cose.

Dal pallone, rispetto a ciò che si poteva osservare qualche decennio fa, salta subito all’occhio una differenza. Fino alla fine degli anni ottanta si scorgevano alcuni gruppi ben separati tra loro, contraddistinti da macchie colorate abbastanza uniformi, macchie costituite da bandiere sventolanti: due più grandi, la prima di un bianco non pulitissimo, con qualche puntolino rosso e verde qua là, la seconda è di pari grandezza, compatta, decisamente rossa. Molto più piccole le altre, tra cui una tricolore a sfondo nero.

Verso gli anni novanta tutto comincia a incasinarsi.

La macchia rossa è meno rossa e meno grande. Quella bianca è diventata azzurra, e si è fusa con quella tricolore a sfondo nero, ingrandendosi a dismisura.

Ma è nell’ultima ascesa che ho potuto notare l’inizio di una vera rivoluzione cromatica. Macchie di colore dappertutto, che rimbalzano freneticamente dando l’impressione di un enorme flipper, e tendono ad attrarsi e respingersi secondo leggi nuove, mai sperimentate prima. E’ questo il punto interessante dell’ ultima ascensione sulla mia mongolfiera, provare a capire dall’alto ciò che tutti fanno grande fatica a decifrare, coinvolti in una mischia furibonda e apparentemente priva di senso.

Si dice che il caos sia la condizione, necessaria ma non sufficiente, perché qualcosa di nuovo nasca. E là sotto si vedono, ora come ora, neutroni impazziti, che lottano disperatamente nel corso di una reazione frenetica, sconclusionata.

Il rosso, ormai diluito, tenta di combinarsi col bianco e col verde, il nero è sparito quasi del tutto e sta cambiando colore in un estremo tentativo di opporsi a qualsiasi cosa cerchi di prendere una forma sensata, c’è una parte di rosso fiammante refrattaria a qualsiasi mutazione che si stacca sempre di più, come una cellula sempre sul punto di dividersi ma che non trova il coraggio di assumere una forma nuova, in grado di vivere una vita propria.

Neanche dalla mongolfiera si capisce come finirà tutto questo.

Una cosa però appare chiara, da lassù, lo si percepisce in modo netto e inequivocabile, ed è che le reazioni cromatiche a catena sono scatenate da una necessità impellente, inarrestabile. Si chiama cambiamento, ed è l’essenza stessa della vita dell’uomo.
Fa paura, genera resistenze furiose, rabbiose, estreme.
Ma alla fine vince sempre.   

 

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