venerdì, Settembre 17

Tutti i bandi regalati dai Comuni

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La soglia per questo tipo di trattative è di 200mila euro ma molto spesso anche questo limite ha creato dei vizi, come in Mafia Capitale. Spulciando gli elenchi del Comune di Roma, si capisce come queste procedure abbiano favorito le cooperative di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Scorrendo gli archivi degli affidamenti dell’amministrazione capitolina si vede come spesso la cooperativa 29 giugno‘, riconducibile a Buzzi, abbia ricevuto, con procedura negoziata senza bando di gara, decine di lavori pubblici. Per esempio, il 5 febbraio 2014, il Dipartimento Ambiente del Comune di Roma dava alla 29 giugno più di 67mila euro per bonificare aree ambientali. Altri 171mila euro sono stati affidati alle coop di Buzzi per la pulizia dei giardini di Roma. Sebbene la soglia dei 200mila euro non sia mai stata superata (al di sopra della quale non è possibile non fare un bando di gara) questi affidamenti duraturi nel tempo si ripetevano: più volte il Comune ha affidato alla 29 giugno la pulizia dei giardini e, sommando le cifre singole, si supera ampiamente la soglia dei 200mila euro.

Anche nel Comune di Torino ci sono delle situazioni da tenere sott’occhio. Con un affidamento diretto, nel 2013, l’amministrazione torinese affidava alla ‘Amiat Spa‘ la gestione del servizio di viabilità invernale per una spesa di più di un milione di euro. Questo lavoro sarebbe servito per mantenere le strade sicure durante gli ultimi mesi della stagione invernale. Un contratto di affidamento altissimo, approvato dal Consiglio Comunale senza passare da un vero e proprio bando di gara.

Per parlare del problema degli affidamenti diretti dei Comuni italiani, abbiamo intervistato Fausto Servadio, Presidente dell’Anci Lazio, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, che dal 1901 rappresenta il 90% di città e paesi della nostra penisola davanti agli organi centrali dello Stato. Servadio è anche Sindaco di Velletri, una città che si trova nella provincia di Roma. Il primo cittadino ci ha raccontato come nel suo Comune il problema degli affidamenti diretti sia stato risolto alla radice: “Da quando sono stato eletto in Comune”, ha commentato Servadio, “ho fatto approvare un regolamento che non prevede alcun affidamento diretto: per qualsiasi tipo di attività è necessario fare delle gare d’appalto, anche per importi di soli mille euro, sebbene la legge preveda la possibilità di appaltare senza gara per importi al di sotto dei 40mila euro”.

A Velletri c’era stata un’esperienza pregressa di appalti truccati”, continua il Presidente dell’Anci Lazio, “e non c’era libera concorrenza. Per questo ho portato avanti questo progetto facendo sì che le gare avessero dei ribassi favorevoli per l’amministrazione comunale”. Sebbene sia una pratica giusta, queste numerose gare di affidamento creano dei ritardi e delle attività problematiche all’interno degli uffici, perché il Comune deve compilare un bando per qualsiasi lavoro si debba affidare. “Io ritengo che sia necessario questo atteggiamento”, prosegue Servadio, “e non vale solo per forniture e servizi, ma anche per attività professionistiche che devono creare progetti. Abbiamo avuto un vantaggio in ordine di costi e di spesa: la concorrenza è alta, e inoltre esiste un vantaggio anche per gli amministratori che non entrano più nell’ufficio gare”. Infatti, l’ufficio preposto manda direttamente gli inviti senza che nessun concorrente sappia chi sia l’altro invitato. Questa pratica evita che gli imprenditori si mettano d’accordo sottobanco per aggirare leggi e regole varie.

Il Sindaco ha anche detto che questo è un modello da esportare, anche attraverso l’Anci: “Sono convinto che se si lavora nell’interesse che il Presidente dell’Anci (Piero Fassino n.d.r.porta avanti, avrò modo di spiegare anche agli altri Sindaci che il vantaggio esiste e inoltre si tolgono poteri a decine di dirigenti pubblici che spesso sono il problema vero dei Comuni italiani”. Il sindaco spesso non gestisce tutte le pratiche che, appunto, passano per i dirigenti comunali: “Anche a Roma può essere fatto un discorso del genere: non bisogna favorire nessuno ma solamente chi viene amministrato. Sono d’accordo con Renzi”, continua Servadio, “e, come dico sempre, il sindaco deve anche investire, come un buon padre di famiglia. La colpa, quando ci sono problemi come a Roma, non è sempre del sindaco perché dietro ci sono assessori e dirigenti che vagliano decine di documenti e pratiche”.

 

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