lunedì, Agosto 2

Tutti i bandi regalati dai Comuni

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Gli affidamenti diretti in Italia sono troppi. A dirlo sono i numeri, che riflettono un vizio diffuso nel nostro Paese: troppi lavori pubblici, che siano grandi i piccoli, vengono concessi dai Comuni alle aziende o alle cooperative in maniera diretta, senza passare per bandi o per gare d’appalto. Una normativa c’è, ma molte volte viene superata utilizzando dei vizi legislativi che permettono di aggirare le regole. Anche l’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, attraverso un comunicato di Raffaele Cantone, ha diramato grafici e tabelle molto esemplificativi, che rispecchiano direttamente questo problema: «Precedenti analisi», si legge dal comunicato, «avevano già mostrato l’eccessivo ricorso alle procedure negoziate, divenute di fatto procedure ordinarie anziché di carattere eccezionale come previsto dal Codice dei contratti pubblici».

Cominciamo dalle norme che regolano l’affidamento diretto delle gare pubbliche. Secondo il decreto 90 del 2014, «i Comuni con popolazione superiore a 10mila abitanti possono procedere autonomamente per gli acquisti di beni, servizi e lavori di valore inferiore a 40mila euro». Per questo, molte gare vengono affidate senza passare da un vero e proprio regime di concorrenza. Inoltre, la norma stabilisce che in urgenza anche altri tipi di appalti possono essere concessi senza passare dalla procedura delle gare di affidamento.

Anche l’ex Assessore al Bilancio del Comune di Roma, Silvia Scozzese, ha puntato il dito contro questo tipo di procedure, molto utilizzate nella Capitale: «C’è un ritardo nel fare le gare e ho chiesto lumi agli uffici», ha dichiarato Scozzese, «perché per rispettare il piano di rientro bisogna indire gare in tempi rapidi. Se gli uffici non riescono a compiere questi atti si continua in proroga e quindi con gli affidamenti diretti. E dunque non si rispettano gli obiettivi del piano di rientro, che a fatica siamo riusciti a portare a casa e a far approvare con un anno di anticipo». Tutta questione di tempi, quindi, che va a inficiare le procedure comunali.

L’Anac ha anche messo in discussione gli affidamenti diretti in emergenza per quello che riguarda il rifacimento delle scuole (dopo il decreto Sblocca Italia), la mitigazione di rischi idrogeologici e la tutela ambientale e culturale. In questi casi, infatti, non c’è bisogno di un bando di gara. Queste deroghe porterebbero all’affidamento diretto, con conseguenti problemi derivanti da possibili ‘amicizie‘ tra Comuni e stazioni che ricevono l’appalto.

L’affidamento di lavori pubblici può essere eseguito in vari modi. Sotto i 40mila euro si può procedere all’affidamento diretto, senza bando né gara. Sotto i 200mila, invece, il Comune può decidere un gruppo ristretto di aziende, che poi dovranno fare delle trattative private con l’amministrazione comunale che sceglierà, con trattative riservate, la proposta migliore e in caso le eventuali modifiche. Questa procedura si chiama ‘affidamento negoziato‘.

Gli esempi sono molti e spesso questi appalti sono stati assegnati a cooperative successivamente implicate nello scandalo denominato Mafia Capitale. A Roma, infatti, le procedure di affidamento negoziate sono molte, come in altre città italiane. La procedura negoziata prevede, in casi eccezionali, che la stazione appaltante inviti alcune aziende a presentare le offerte. Successivamente, è lo stesso Comune a intavolare una trattativa diretta e privata con un solo fornitore. Secondo un’analisi dell’Anac, l’86% degli affidamenti indetti dal Comune di Roma è a procedura negoziata. A Firenze la quota è dell’87%, mentre a Napoli solamente il 55%.

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