sabato, Maggio 15

Tutti dentro? Arresto per Scajola e Greganti

0

scajola arresto

All’alba di oggi gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia hanno arrestato Claudio Scajola, che dopo le formalità di rito è stato trasferito al carcere romano di Regina Coeli. L’operazione che ha condotto all’arresto dell’ex ministro rientra nell’ambito dell’indagine “Breakfast” e concerne anche altre 7 persone ritenute legate all’imprenditore reggino ed ex parlamentare del PDL Amedeo Matacena. Quest’ultimo, attualmente latitante, è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli indagati sono accusati di aver aiutato Matacena a occultare la reale titolarità e disponibilità dei propri beni, ma anche di aver favorito la sua latitanza all’estero. Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha dichiarato che «Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all’arresto». Scajola avrebbe dato il proprio appoggio a Matecena per sottrarsi all’arresto. La Dia sta eseguendo perquisizioni su tutto il territorio nazionale e sta procedendo a sequestri di società commerciali per un valore di circa 50 milioni di euro.

Oltre che da diversi scandali, la carriera dell’ex ministro era già stata segnata da alcuni problemi giudiziari da cui, bisogna aggiungere, è uscito sempre prosciolto: nel lontano 1983, in qualità di sindaco democristiano di Imperia fu inquisito per concussione aggravata nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti del Casinò di Sanremo; nel 2010 fu al centro dello scandalo per l’acquisto da parte di Diego Anemone dell’appartamento di fronte al Colosseo, che passò alle cronache come la “casa a mia insaputa”. Dopo la recente assoluzione nel processo per il caso Anemone, Scajola aveva tentato un suo rilancio in politica ancora nelle file della nuova FI, ricevendo però scarsa considerazione da parte dei colleghi di partito: in maniera abbastanza sorprendente, il suo nome non compare infatti nelle liste dei candidati alle elezioni europee.

Appresa la notizia dell’arresto di Scajola alla vigilia del proprio debutto ai servizi sociali presso la Sacra Famiglia di Cesano Boscone, Silvio Berlusconi si è detto addolorato: «Non so per quali motivi sia stato arrestato, me ne spiaccio e ne sono addolorato». Il leader di FI ha inoltre precisato che la mancata candidatura dell’ex ministro alle europee non è stata dettata dal sentore di un arresto, ma perché «avevamo commissionato un sondaggio su di lui che ci diceva che avremmo perso globalmente voti se lo avessimo candidato». Una precisazione abbastanza singolare.

Una vera tempesta giudiziaria, che a potrebbe far tornare alla memoria l’inchiesa Mani Pulite, si è abbattuta sull’Expo 2015. Un manager di Infrastrutture Lombarde, Angelo Paris, Primo Greganti (coinvolto a suo tempo nell’inchiesta Mani Pulite come il ‘Compagno G’) e altre 5 persone sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano per episodi di turbativa d’asta e corruzione. L’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della GdF di Milano, è coordinata dal procuratore aggiunto della DDA Ilda Boccassini e dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio. In tutto 6 le ordinanze di custodia cautelare e 1 l’arresto domiciliare disposto dal gip Fabio Antezza. In carcere sono finiti: Primo Greganti, Angelo Paris, direttore della pianificazione acquisti della Expo 2015, Gianstefano Frigerio, ex parlamentare della DC, Luigi Grillo, ex parlamentare di FI, Sergio Catozzo e l’imprenditore Enrico Maltauro. L’ordinanza di arresti domiciliari ha riguardato, invece, Antonio Rognoni, ex Dg di Infrastrutture Lombarde, che nelle scorse settimane era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta riguardante irregolarità negli appalti di rilevanti opere pubbliche in Lombardia, Expo inclusa. Nelle carte degli inquirenti risultano anche i nomi di Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Gianni Letta, che tuttavia non risultano indagati. L’ipotesi della procura è che in Lombardia esisteva una vera e propria «cupola per condizionare gli appalti». L’inchiesta cerca di far luce su una serie di atti di corruzione e di turbativa d’asta riguardanti il processo ‘Città della salute’ e l’Expo 2015. Le accuse vanno sono dall’associazione per delinquere alla turbativa d’asta e alla corruzione.

I pm hanno spiegato che Primo Greganti aveva il ruolo di coprire e proteggere le cooperative, e il sodalizio tra il Compagno G e Frigerio, «proteggeva le imprese riconducibili a tutti gli schieramenti politici». Il pm Gittardi, ha tenuto ha sottolineare che l’AD dell’Expo, Giuseppe Sala, non è coinvolto nelle indagini e che non sono stati sequestrati «atti dei procedimenti amministrativi in corso e quindi Expo può tranquillamente procedere ed operare». E il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha aggiunto: «Abbiamo reciso nel più breve tempo possibile i rami malati, proprio per consentire ad Expo di ripartire al più presto, con un lavoro di indagine che è stato accelerato negli ultimi mesi».

Numerosi i commenti da parte del mondo politico sulla vicenda degli arresti per l’Expo. Matteo Renzi ha dichiarato: «Massima fiducia nella magistratura e massima severità se sono stati commessi reati. (…) La politica non metta becco su indagini. I politici facciano il loro lavoro e non commentino il lavoro della magistratura». Il presidente della Lombardia, Roberto Maroni si è detto «convinto dell’assoluta necessità di assicurare assoluta pulizia. Per quanto mi senta addolorato da quanto successo, spero si possa procedere rapidamente nella realizzazione del crono-programma previsto». Sulla stessa lunghezza d’onda del Governatore lombardo è il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «Su Expo vogliamo assoluta pulizia, spiace che certe facce del vecchio mondo siano ancora in giro. (…) Assoluta fiducia nell’intransigenza e nella correttezza di Maroni».

Si è tenuto oggi a Roma il II Forum economico italo-tedesco, cui ha partecipato anche il premier Matteo Renzi. Durante il suo discorso, il Primo Ministro italiano ha detto: «Alla vigilia della presidenza italiana dell’Unione Europea, il Forum economico italo-tedesco indica una strada che deve essere percorsa anche negli anni che verranno: quella del confronto, anche franco, ma leale; della costruzione e non della divisione; della realizzazione di quelle soluzioni efficaci che i cittadini ci chiedono a gran voce.». «È un onore per l’Italia – ha proseguito Renzi – ospitare il 2° Forum economico italo-tedesco “Investire per crescere”, dopo la fortunata edizione dello scorso anno a Francoforte. (…) Al centro di questo appuntamento per il quale ringrazio personalmente tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione il punto della incentivazione degli investimenti tedeschi in Italia e nostri in Germania; due Paesi con un interscambio consolidato e molto importante. Per dare solo alcune cifre, crescono negli ultimi anni gli investimenti delle imprese tedesche nel nostro Paese che si conferma per il terzo anno consecutivo riferimento per l’import della Germania: tra gennaio e novembre 2013 sono stati importati beni per 43,7 mld di euro». Il premier ha quindi concluso sottolineando che «La sfida che ci attende è quella di una politica industriale sempre più integrata a livello europeo, una occasione di confronto, di arricchimento reciproco in termini non solo economici, ma culturali, sociali, di crescita in un contesto, quello europeo, che spesso appare frammentato, rissoso, incapace di rispondere alle richieste che vengono dal suo demos, dai suoi cittadini». Dopo Renzi è intervenuto anche il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, che si è detto molto fiducioso sull’Italia, aggiungendo: «Sono convinto che un’Europa forte ha bisogno di un’Italia forte io dico tanto di cappello per la risolutezza con cui il presidente del Consiglio affronta difficili decisioni. So qual è il peso che deve sopportare».

Sul fronte parlamentare, per evitare ulteriori tensioni nella maggioranza in merito al testo del DL lavoro, il Governo ha scelto di blindare il provvedimento ponendo il il voto di fiducia al Senato, come già aveva fatto alla Camera. Il DL, che ha a Palazzo Madama ha ottenuto 158 voti favorevoli e 122 voti contrari, tornerà nelle prossime settimane a Montecitorio per l’approvazione finale.

La decisione del Governo ha suscitato le viva reazione delle opposizioni: dai banchi di SEL sono apparsi cartelli e i senatori leghisti hanno distribuito banconote da 80 euro. Ma, ancora una volta, a distinguersi per originalità della protesta è stato il M5S: i grillini si sono tolti le giacche e hanno indossato magliette bianche con la scritta “mai schiavi”, poi si sono incatenati tra loro e hanno iniziato a gridare «Ci dovrete portare via con la forza». A poco sono serviti gli inviti del Presidente dell’aula ad assumere atteggiamenti più consoni; solo la minaccia di un (improbabile) intervento della forza pubblica ha fatto desistere i 5Stelle. Anche FI ha fatto sentire il proprio disappunto per il voto di fiducia; Manuela Repetti ha dichiarato: «È l’ennesima fiducia per evitare la palude e le insidie della sinistra conservatrice che obbedisce alla CGIL». Quella della fiducia, tuttavia, era una strada inevitabile per cercare di tenere unita la maggioranza attorno a un testo frutto di una mediazione davvero difficile tra i democratici da una parte e NCD e Scelta civica dall’altra. Una misura della criticità della mediazione messa a punto nei giorni scorsi in seno alla maggioranza emerge dalle parole di Maurizio Sacconi (NCD): «Le discussioni che hanno accompagnato questo decreto ci devono insegnare l’esigenza di una maggiore lealtà nei rapporti di maggioranza anche alla Camera, ove i rapporti di forza, per un premio elettorale smodato, sono diversi da quelli del Senato». Un chiaro altolà al PD in vista della discussione del DDL delega sui temi del lavoro.

Sempre al Senato, oggi ha preso avvio l’esame per la conversione in legge del DL sull’emergenza abitativa, che, grazie a un emendamento di SEL approvato durante la lettura in Commissione, dovrebbe prevedere sgravi Irpef per gli affitti a redditi medio-bassi. Di contro, la misura è stata bocciata dalla Commissione Bilancio perché da essa derivano maggiori oneri per le casse dello Stato. Vedremo se e in che modo sarà possibile reintrodurre nel DL un provvedimento indubitabilmente ispirato da criteri di equità.

«Se alle europee il PD fosse al 25% e NCD non raggiungesse il 4%, questa alleanza non sarebbe certamente un buon viatico per un governo che dura a lungo». È una delle frasi dell’intervista a Graziano Delrio che uscirà domani su “Panorama”. Diversamente, sottolinea il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio precisa che «Se noi andassimo molto bene, questo darebbe un segnale di forza all’azione di governo. Alfano ha fatto una scommessa molto rischiosa separandosi da Berlusconi, vedremo se il suo coraggio sarà premiato».

Al momento la “scommessa” di Alfano sembrerebbe ben riposta, così come l’auspicio sulla lunga durata del Governo, visto che persino l’ultimo sondaggio di Tecnè per TgCom24 dà il PD ben sopra la soglia del 25% e l’NCD oltre la cifra sbarramento del 4%. Cionondimeno, quello di Tecnè si segnala in maniera abbastanza singolare per la differenza dei dati relativi ai primi tre partiti: il 28% del PD sembra sottostimato rispetto alle cifre che gli accordano sostanzialmente tutti gli altri sondaggi; sempre alla luce di questi ultimi, risultano invece sovrastimati i numeri del M5S e decisamente sovrastimati quelli di FI, Tecnè è infatti l’unico istituto che accredita il partito di Silvio Berlusconi sopra la soglia del 20%. Vediamo dunque i numeri (tra parentesi è indicata la rilevazione del 28 aprile).

– Pd 28,8% (28,9).
– M5S 27,7 (27,4).
– Fi 21,7% (21,3).
– Lega Nord 4,9% ( 5,3).
– Ncd-Udc 4,5% ( 4,8).
– Fdi-An 4,0% ( 3,8).
– Lista Tsipras 3,6% ( 3,8).
– Scelta europea 2,2% ( 2,3).
– Altri 2,6% ( 2,4).

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->