sabato, Novembre 27

Tutte le tappe della guerra in Siria

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E’ nel marzo del 2011 che in Siria partiva la guerra civile. La proteste contro Bashar al-Assad davano il via ad uno dei conflitti più importanti degli ultimi decenni, che ben presto si è allargato coinvolgendo diversi Paesi dell’area mediorientale ma anche forze occidentali come Russia e Usa. Migliaia le vittime, così come i feriti, mentre milioni sono i profughi costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di riparo, con l’Europa come prima meta. Un fattore che nel corso degli anni ha messo a serio repentaglio la sicurezza del Continente ma soprattutto la sua stabilità, con crescenti crisi diplomatiche che stanno tuttora minando la solidità dell’Unione e dei suoi Paesi, dove cresce l’onda populista. Ecco le tappe principali del conflitto in Siria.

15 MARZO 2011: nella provincia meridionale di Daraa iniziano le prime proteste contro Assad, che poi dilagano nel resto del Paese. Assad revoca lo stato d’emergenza in vigore dal 1963, ma procede con la repressione.

2 OTTOBRE: nasce il Consiglio nazionale siriano dell’opposizione che riunisce circa 140 esponenti in esilio.

23 DICEMBRE: primo attentato suicida a Damasco, con bilancio 44 morti e 160 feriti.

4 FEBBRAIO 2012: oltre 200 morti nella provincia di Homs.

27 MARZO: la Siria accetta un piano di pace che prevede il cessate il fuoco proposto dall’allora inviato speciale dell’Onu Kofi Annan e il 14 aprile il Consiglio di Sicurezza decide l’invio di 300 osservatori militari incaricati di monitorare l’attuazione del cessate il fuoco.

25 MAGGIO: nel villaggio di al-Hula altro attacco, dove muoiono quasi 100 persone.

22 GIUGNO: viene abbattuto un caccia turco sul confine con la Siria. Morti i piloti, Ankara minaccia le forze siriane.

13 LUGLIO: l’opposizione accusa le forze fedeli ad Assad di aver ucciso 250 persone nel villaggio di al-Turaymisah (Tremseh), nella provincia di Hama. La vendetta arriva cinque giorni dopo con un attacco suicida dei ribelli che uccidono, tra gli altri, il ministro della Difesa, Dawoud Rajiha, e il cognato del leader siriano, Assef Shawkat. Intanto i ribelli dell’Esercito libero siriano prendono il controllo di Aleppo.

2 AGOSTO: vista la situazione impossibile da gestire, si dimette Kofi Annan. Dagli Usa Barack Obama avvisa Assad di non usare armi chimiche, o ci sarà un intervento.

NOVEMBRE: nasce la Coalizione nazionale delle forze della rivoluzione e dell’opposizione siriana, riconosciuta a dicembre come ’legittimo rappresentante’ del popolo siriano da Usa, Gran Bretagna, Francia, Turchia e Paesi del Golfo.

6 GENNAIO 2013: Assad annuncia un piano per porre fine al conflitto.

21 FEBBRAIO: due attentatori suicidi si fanno esplodere vicino al quartier generale del partito Baath. Muoiono oltre 53 persone.

20 GIUGNO: ‘il peggior disastro umanitario’ dalla guerra fredda, dice l’Onu in merito alla guerra in Siria. E aumentano i profughi, che spingono verso il Libano e l’Europa.

21 AGOSTO: a Ghouta. Il governo è accusato di aver ucciso più di 1.400 persone. SI parla per la prima volta dell’uso da parte di Assad di armi chimiche. Il presidente però accetta agli ispettori Onu di indagare.

6 OTTOBRE: l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac) e l’Onu annunciano l’avvio delle operazioni del programma di disarmo. Il 23 giugno dell’anno successivo l’Opac conferma il trasferimento fuori dalla Siria delle ultime tonnellate di materiale.

DICEMBRE: Usa e Gran Bretagna sospendono gli aiuti ‘non letali’ ai ribelli nel nord.

GENNAIO-FEBBRAIO 2014: falliscono i primi colloqui di pace sotto l’egida dell’Onu avviati a Ginevra. C’è il rifiuto di pensare ad un governo di transizione.

13 MAGGIO: si dimette anche l’altro inviato speciale dell’Onu per la Siria, Lakhdar Brahimi. A luglio sarà nominato Staffan de Mistura.

29 GIUGNO: Abu Bakr al-Baghdadi annuncia la nascita nei territori tra Aleppo e l’Iraq orientale dello Stato Islamico.

23 SETTEMBRE: Usa, insieme a Bahrain, Arabia Saudita, Qatar, Giordania ed Emirati Arabi Uniti, lanciano i primi raid contro obiettivi dell’Is in Siria.

26 GENNAIO 2015: le forze curde sostenute dagli Usa batto le truppe jihadiste a Kobane.

MAGGIO: Lo Stato Islamico conquista Palmira, dove distrugge il sito archeologico, mentre il gruppo Jaish al-Fatah (Esercito della conquista) parla di controllo totale della provincia di Idlib.

28 LUGLIO: il Fronte al-Nusra ‘esce’ da al-Qaeda e il gruppo cambia nome in Jabhat Fateh al-Sham.

30 SETTEMBRE: primi raid in Siria della Russia, in appoggio al governo di Assad.

24 NOVEMBRE: un jet russo viene abbattuto dalle forze turche sul confine con la Siria. Ne nasce un caso diplomatico tra Mosca e Ankara.

9 DICEMBRE: le forze di Assad rientrano in possesso della città di Homs.

1 MARZO 2016: Palmira viene liberata dall’Is, che tornerà poi a dicembre a prendere il controllo della città, per essere nuovamente respinto a marzo.

24 AGOSTO: la Turchia avvia l’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’ nel nord della Siria, dove nel mirino ci sono sia i jihadisti dell’Isis che i curdi, che combattono lo Stato Islamico.

22 DICEMBRE: le forze siriane con l’appoggio dei russi e di Hezbollah, riconquistano Aleppo. Il 29 entra in vigore il cessate il fuoco concordato da Russia, Iran e Turchia che esclude l’Is e Jabhat Fatah al-Sham

23 GENNAIO 2017: ad Astana consultazioni tra Damasco e rappresentanti dell’opposizione armata siriana su iniziativa di Russia, Turchia e Iran.

28 GENNAIO: Jabhat Fateh al-Sham annuncia la fusione con altre quattro fazioni e nasce il gruppo Hayat Tahrir al-Sham.

23 FEBBRAIO: a Ginevra inizia un nuovo round di colloqui di pace, ma ancora una volta falliscono.

9 MARZO: iniziano i preparativi per la battaglia contro l’Is a Raqqa.

11-15 MARZO: tre attacchi suicidi a Damasco, muoiono 117 persone.

23 MARZO: a Ginevra quinto round dei colloqui di pace.

29 MARZO: Il premier turco annuncia la conclusione dell’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’.

4 APRILE: presunto attacco chimico delle forze di Assad a Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib.

7 APRILE: gli Usa colpiscono la base aerea siriana di Shayrat, nella provincia di Homs, da dove sarebbero decollati i velivoli responsabili dell’attacco di qualche giorno prima.

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