giovedì, Maggio 13

Tutte le sfide dell'ultimo Def

0
1 2


Le note dolenti arrivano, però, dalla crescita che nel Def dovrebbe essere indicata intorno al 1,2%, rispetto all’1,6% delle previsioni di settembre scorso. Mentre il 2017 dovrebbe essere fissato all’1,4%. Se la dinamica del Prodotto interno lordo rallenta, è chiaro che deficit e debito tendono a gonfiarsi. Il debito deve scendere dal 132,6% del 2015. Per la Ue è fondamentale. Ma l’obiettivo fissato a settembre scorso del 131,4% sul 2016 sembra ormai una chimera. Forse si riuscirà a toccare il 132,4%, ma il rallentamento globale della dinamica del Pil e i prezzi che stagnano non aiutano a centrare l’obiettivo. Al tempo stesso, Palazzo Chigi e Mef hanno ormai messo una croce sopra la possibilità di un pareggio di bilancio strutturale (Obiettivo medio termine del Fiscal compact) al 2018.

Il Governo ha bisogno di spingere sulla domanda per sostenere la crescita della ricchezza sia in modo diretto sia in modo indiretto, facendo, cioè, ripartire l’inflazione che gonfia il Pil nominale, parametro su cui si misurano deficit e debito agli occhi della Commissione Ue. Tuttavia, l’Esecutivo ha bisogno di trovare molti soldi per fare ciò. Nell’immediato, la spending review più di tanto non può dare, per ammissione dello stesso Padoan. E langue pure il borsino delle privatizzazioni, con introiti che andrebbero alla riduzione diretta dello stock debitorio.

Il Def potrebbe in tal senso ridimensionare l’obiettivo di dismissioni di quote di società dello Stato, obiettivo che oggi vale 8 miliardi l’anno da qui al 2018. Con lo slittamento dell’operazione Fs e la volatilità dei corsi azionari, la soglia dello 0,5% di Pil sembra inarrivabile. E la stessa collocazione di un altro 30% di Poste italiane appare in questa fase a molti come una svendita (introito atteso circa 3 miliardi). Non può dunque bastare la cessione del 49% di Enav che vale circa 1 miliardo. Il Documento di economia e finanza, verosimilmente, ridurrà, dunque, l’obiettivo per quest’anno, aumentandolo poi nel 2017. Oppure sposterà un volume maggiore di privatizzazioni al 2018, mantenendo comunque l’obiettivo globale dei 24 miliardi di dismissioni nel triennio 2016-2018.

In più ci sono altri impegni e promesse che gravano sulla prossima Stabilità. C’è da mettere mano al tema della flessibilità previdenziale in uscita, un’operazione che costa almeno 3-5 miliardi l’anno, a seconda della formula che sarà adottata. In più si è aggiunta l’ultima promessa di Renzi sugli 80 euro alle pensioni minime, un provvedimento che potrebbe costare tra i 2,5 e i 3,5 miliardi. E che dire del rinnovo del contratto degli statali? Palazzo Chigi ha messo sul piatto appena 300 milioni per ottemperare alla sentenza della Consulta del luglio scorso che obbliga a far ripartire la dinamica delle retribuzioni degli statali, bloccate dal 2010. Ma i sindacati di comparto sono già sul piede di guerra per una cifra giudicata alla stregua di una presa in giro.

Ecco il dilemma del Governo in vista dell’autunno. Forzare la mano e prendersi più flessibilità di quella che la Commissione Ue concederà? Facendo così saltare il tavolo e mandando segnali di tensione anche ai mercati e ai compratori del nostro debito pubblico? Oppure Renzi piegherà in qualche modo la testa e dovrà imporre nuove tasse o nuovi tagli agli italiani? Assieme al referendum sulla riforma Costituzionale di ottobre, sarà questo il passaggio nodale della legislatura. E si capirà quanto è fondata la voce insistente che vuole il Presidente del Consiglio pronto a portare il Paese al voto, Quirinale permettendo, già nella primavera del 2017.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->