lunedì, Maggio 10

Turismo rurale in Messico: "poorism" contro la povertà

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Il Messico occupa il numero 10 nella lista delle principali mete turistiche del mondo, una posizione che il governo federale cerca di migliorare, visto che gli ultimi due presidenti, Felipe Calderón e l’attuale Enrique Peña Nieto, l’hanno previsto come priorità nella loro agenda.

Il turismo in questo Paese è il secondo motore nella produzione di ricchezza sotto forma di valuta estera, che nel giugno 2014 ha raggiunto i 7 miliardi di dollari, grazie all’arrivo di almeno 11,7 milioni di turisti; secondo i dati forniti dalla Secretaría de Turismo (Sectur). La situazione di privilegio di cui gode la cosiddetta “industria senza ciminiere” nel Paese, ha portato il Messico a essere il ventesimo per entrata di valute estere dal turismo internazionale. Per mantenere tale ritmo, gli sforzi sono stati canalizzati a diversificare l’offerta per i visitatori stranieri e per il turismo interno.Turismo di affari, di convenzioni, di salute, nudista, di nozze; i segmenti si moltiplicano nell’ampio mercato offerto dalle 31 entità della Repubblica e del Distrito Federal (la capitale).

Diversi sono i richiami offerti al mondo dei viaggiatori… compresa la povertà. Chiamato in vari modi, il turismo nelle zone “povere” del Messico è stato valutato come un elemento di sviluppo. Con o senza il sostegno da parte del governo, varie circoscrizioni messicane sono a caccia del turista.

 

POORISM ALLA MESSICANA

Ufficialmente non è accettata l’idea del “turismo legato alla povertà” (Poorism) in Messico. L’espressione meno invisa e simile al linguaggio di governo, è il cosiddetto turismo rurale e le sue varianti. In base all’Organizzazione Mondiale del Turismo, questa modalità corrisponde alle «attività turistiche che si svolgono nell’ambito rurale e che hanno come finalità quella di interagire con la vita rurale, conoscere le tradizioni e il modo di vivere della gente nonché gli elementi d’interesse della zona».

In tal senso, i centri di promozione sono, soprattutto, le zone meno sviluppate del Paese, le campagne, le aree non urbanizzate. Il Messico, grazie alla Secretaría de Turismo (Sectur), ha la sua definizione: «Si tratta del segmento che offre al turista l’opportunità di convivere con comunità rurali per conoscere e apprendere altre forme di vita, nelle loro modalità quotidiane, produttive e culturali, sensibilizzandolo sul rispetto e il valore dell’entità culturale delle comunità e dei Paesi».

Cuetzalan del Progreso è un paesino sito nella zona settentrionale di Puebla, uno Stato messicano confinante con Ciudad de México, ubicato sulla Sierra Madre Oriental. Con una tipica nebbiolina che a volte copre la sua affascinante architettura, il paese ha vari punti d’attrazione per il visitante; tuttavia, ciò che conquista il turista, è osservare gli indigeni nahuas della regione abbigliati nei loro costumi tradizionali di colore bianco candido, sebbene i loro piedi siano coperti di terra umida. Visitare il mercato una domenica, significa tornare all’epoca del baratto, una pratica quasi scomparsa. Questo è il turismo rurale.

Saulo Moreno Morales, il direttore generale dell’impresa “Cuetzalan Magico Asistencia Turística”, ritiene che la cosa ideale sarebbe preservare e conservare la cultura. Non dice se ritiene una cosa buona o cattiva che il visitante arrivi in queste realtà quasi inesplorate. “A livello personale ti posso dire che sappiamo tutti che il turismo è un’attività che può modificare il posto in cui si svolge. Un’attività anche un po’ predatrice della zona, ma la questione qui è che il turista viene per osservare, per conoscere e ciò è un buon pretesto per far comprendere la cultura e la lingua delle persone che ricevono i turisti senza rovinare la comunità”.

Con le sue strade scoscese, pochi sportelli bancari e un trasporto pubblico molto modesto, il paese di Cuetzalan è abitato da quasi 46 mila persone. Il livello di analfabetismo interessa quasi 7 mila abitanti, di 15 o più anni d’età. Di Cuetzalan sorprende la bellezza naturale, ma anche vedere gli indigeni che camminano scalzi sui margini della sua strada tutta curve, portando sulle spalle i loro prodotti da vendere o già di ritorno a casa. È un paese magico.

 

PAESI MAGICI

La sua magia non gli viene solo dalla posizione geografica, giacché dal 2001 è stato nominato ufficialmente dalla Secretaría de Turismo federale, “paese magico”. È stato uno dei primi. Sotto tale denominazione, si concede un appoggio finanziario speciale per promuovere il turismo in questa e in altre mete nominate dal governo. La Sectur definisce “paese magico” come «una località con attributi simbolici, leggende, storia, fatti trascendentali, quotidianità, provenienti da ogni sua singola manifestazione socio-culturale, e che significano una grande opportunità per sviluppare il turismo». Per ottenere tale qualifica, un paese deve dimostrare di possedere certe caratteristiche, allora arriva il sostegno. La condizione di povertà è riconosciuta in modo tacito, nel cercare la diffusione come meta turistica, per incentivare l’economia.

Il promotore turistico, Saulo Morales, commenta che dal 2001, quando Cuetzalan del Progreso è stato designato come “paese magico”, si è registrata una crescita che perdura fino al momento attuale, e la sua offerta turistica è passata da 20 alberghi a 50. “Sono state investite risorse nell’immagine urbana, anche se non è ancora stato ultimato l’interramento dei cavi che era stato promesso”, racconta; ma anche così il suo giudizio non è negativo e sostiene che le entrate dal turismo arrecano un gran beneficio. Mentre nel 2001 i fondi raccolti da questa fonte a Cuetzalan sono stati di 44 milioni di pesos; nel 2014 non ancora concluso si calcolano almeno 80 milioni di pesos. L’85 per cento dei visitatori è costituito da turisti nazionali e il resto sono stranieri. “Sta diventando un centro di sviluppo soprattutto nell’area settentrionale di Puebla, è una calamita di turisti”.

Attira il turismo rurale, che torna ai luoghi d’origine, conquistato dalla natura, dalla storia, dalla cultura e dal modo di vivere in questa regione, che offre anche resti archeologici, cascate e paesaggi sorprendenti sulle sue alture. Dove lo sviluppo non è ancora arrivato. Fino a novembre del 2014, il Messico ha 83 circoscrizioni in lista nel programma “paesi magici”. Sono distribuiti in tutto il Paese.

Un altro è Valladolid, abitato dai maya. Noé Rodríguez Cervera, è il responsabile del dipartimento di promozione turistica del Comune di Valladolid, la cosiddetta capitale dell’Oriente Maya nello Yucatan. Per lui, il modo di vivere –socialmente arretrato- che contraddistingue le aree rurali del Messico, “è un concetto mal venduto dalle agenzie di viaggi e dai tour operator”. Più che arretratezza e povertà, spiega, si tratta di avere un contatto diretto con le persone e/o i gruppi che conservano la loro identità, i valori culturali e quel misticismo culturale che si trova nelle comunità maya. Perciò suggerisce che si debba garantire educazione e sviluppo sociale parallelamente alla crescita turistica in tali aree, per rafforzare la promozione delle loro tradizioni e dei loro costumi.

Valladolid è “paese magico” dal 30 agosto 2012 e, secondo Noé Rodríguez, tra i vantaggi ricevuti con tale nomina, vi è il riconoscimento nonché la distinzione rispetto ad altri comuni turistici, oltre a un sostegno per proteggere il patrimonio tangibile e intangibile mediante regolamenti e la promozione di investimenti in immagine urbana, cultura e turismo. A tale proposito, Rodrúguez informa che l’affluenza annuale è di 600 mila turisti in media: il 60 per cento è nazionale e il 40 per cento internazionale. Valladolid è una città coloniale sita nella foresta maya dello Yucatan. L’architettura della chiesa di San Servacio, il suo Parco Principale, l’Ex-Convento di San Bernardino da Siena e la sua Carreggiata dei frati; sono solo alcuni dei suoi richiami.

Se ci si addentra nella foresta, il “paese magico” offre un contatto con la popolazione rurale che conserva ancora la propria lingua, quella maya. Il viaggiatore può restare sorpreso di fronte ai prezzi del cibo: la salsiccia tipica e le lombate, il formaggio ripieno e il maialino “pibil”. Con la sua nascente industria alberghiera, il turismo di Valladolid dà lavoro a 1.200 persone direttamente e a 3.500 indirettamente, dice il promotore turistico. Una cifra abbastanza decorosa per la popolazione indigena, che trova nell’attività turistica il proprio mezzo di sussistenza.

Il governo municipale fa sapere che la popolazione è costituita da 74.217 abitanti, di cui il 55 per cento appartiene all’etnia maya, spiega Noé Rodriguez e aggiunge: “Senza dubbio, il modo di vivere e i valori culturali, insieme alle tradizioni e alle abitudini della gente, costituiscono l’elemento che marca la differenza della cultura viva, che è uno dei richiami”. Il turismo rurale non è accettabile come turismo della povertà. “Più che altro, il turismo rurale è un prodotto potenziale che bisogna sfruttare per produrre benessere economico e sociale. In funzione del quale l’obiettivo consolidare la nomina di “paese magico” e sviluppare la regione Oriente Maya. Si cerca un turismo culturale, che sia competitivo e sostenibile”.

La povertà o il modo semplice di vivere degli indigeni costituiscono un richiamo turistico? “La povertà non è un richiamo. Il loro modo di vivere con valori culturali dei maya e meticci, consente di conservare il legame con le loro conoscenze ereditate dagli antenati e che li distinguono da altre culture del Paese e del mondo intero”, spiega.

 

LOTTA ALLA POVERTÀ

La specialista messicana di turismo, Cecilia Manjarrez, espone in uno dei suoi libri, il passaggio dal “turismo responsabile” al “turismo della povertà”. Nel suo sito web, afferma che la condizione del turista responsabile era quella di visitare luoghi per divertimento, senza gravare sulla popolazione locale o sull’ambiente. Non demonizza tuttavia il “turismo della povertà”, lo presenta come la visita in zone arretrate, con il fine di incentivare la riattivazione economica. Il programma “paesi magici” è stato avviato nel 2001, in settembre 2014 è stato informato che ne sarebbero stati modificati i lineamenti in base ai seguenti principi: sostenibilità, competitività, tecnologie dell’informazione e trasversalità.

Nel Diario Oficial de la Federación si trovano le nuove regole, giacché l’obiettivo è ottenere mete turistiche intelligenti; anche nei luoghi più remoti del Paese. L’iniziativa è presidenziale e nel 2015 ci saranno 500 milioni di pesos di budget da destinare ai “paesi magici”, ha annunciato il presidente Enrique Peña Nieto nella Giornata del Turismo. È stato dichiarato che «si tratta di un mezzo per ridurre la povertà, che ottiene un potenziamento produttivo delle comunità, integra le tradizioni e le caratteristiche di una località in una catena di valore che genera sviluppo economico».

 

Traduzione di Marco Barberi

 

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