venerdì, Maggio 14

Turismo nel patrimonio Unesco Una vetrina di luoghi artistici e culturali italiani. La Dieta Mediterranea come stile di vita

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Il World Heritage Tourism Expo si svolge nella prestigiosa cornice del Palazzo della Regione di Padova, dal 19 al 21 settembre 2014. Il numero degli espositori presenti alla manifestazione è sicuramente elevato, mentre un particolare focus è rivolto alle località dove si concentra il turismo nei Siti dell’Unesco. Sono molte Regioni, Enti, associazioni e fondazioni italiane a intervenire alla manifestazione per presentare ed evidenziare le bellezze storiche e artistiche del Bel Paese.

I luoghi italiani del Patrimonio Mondiale dell’Unesco racchiudono rilevanti valori culturali e ambientali, comprese quelle straordinarie emozioni da vivere durante la visita a queste località. E’ una ricchezza culturale da scoprire durante il viaggio nei Siti UNESCO per conoscere la nobile identità dell’Italia. A Firenze possiamo ammirare le bellezze storiche e artistiche passeggiando nelle strade del centro storico. Nelle straordinarie abitazioni di un tempo è possibile immaginare i diversi stili di vita, magari lontano da quelli attuali ai quali siamo abituati.

I caratteristici borghi medioevali italiani permettono di vivere un viaggio nel passato per comprendere le differenze di vita sociali e filosofiche. La vetrina del World Heritage Tourism Expo non si limita alle splendide realtà italiane perché vuole coinvolgere la Giordania, Malta, Israele e Kazan, la capitale del Tatarstan, il più importante sito della cultura tatara.

Oltre agli spazi espositivi aperti al pubblico con ingresso libero, il programma del World Heritage Tourism Expo prevede convegni di approfondimento, momenti di animazione, incontri riservati agli operatori del settore. Sono previste, dal 20 al 22 settembre 2014, anche le giornate per promuovere la Dieta Mediterranea, già patrimonio immateriale dell’Unesco, come stile di vita sano ed equilibrato.

«Vorrei sottolineare l’importanza», scrive Giacomo Bassi, Sindaco del Comune di San Gimignano, nuovo Presidente dell’Associazione Beni Italiani Unesco, nella prefazione del catalogo del World Heritage Tourism Expo, «dell’idea di un turismo armonico, emozionale, legato a esperienze profonde, poiché è estremamente ricercata dai flussi turistici più significativi. Per questo motivo i luoghi della cultura, le città d’arte, i viaggi della conoscenza, del sapere e dell’arricchimento interiore sembrano resistere meglio al vento della crisi, rappresentando il volano più utile per il rilancio del turismo italiano».

I luoghi italiani dove sono presenti i beni culturali e artistici patrimonio dell’Unesco, non sono tutti opportunamente valorizzati e bene conservati. A volte si vedono testimonianze artistiche e culturali in un completo abbandono. Tutto ciò non aiuta a qualificare il patrimonio dell’Unesco, compreso il turismo italiano, asset economico da valorizzare. Nel Cilento la situazione non è certamente brillante poiché sono presenti seri problemi riguardanti le strutture artistiche e culturali.

Sono disposta ad affrontare diversi sacrifici“, commenta Patrizia Margarita, Presidente dell’Associazione Pattyholidayhouse del Cilento, “per vedere la terra dove ho vissuto i primi anni dell’adolescenza, dove ho cresciuto i miei figli, emergere e diventare un interessante luogo di turismo di qualità. E’ una storica località italiana dove hanno avuto i loro natali Parmenide e Zenone. Nel territorio c’è una preoccupante situazione di degrado dei beni artistici e culturali. Il Parco Nazionale del Cilento con i suoi siti archeologici di Paestum, Certosa di Padula, Velia (patrimonio dell’Unesco) con la sua bellissima Porta Rosa, sono seriamente a rischio a causa di scelte politiche sbagliate. La città è vittima della cementificazione, di forti interessi privati (case vacanza di scarsa qualità in mano a pochi), di inesistenti infrastrutture di comunicazione come la strada Cilentana, sempre chiusa per frana, senza tralasciare la costruzione dell’aeroporto di Pontecagnano che non riesce a decollare. Mancano quelle buone strutture ricettive“, conclude Patrizia Margarita, “per aumentare il flusso di turisti. Il territorio del Cilento può contare su un turismo a conduzione familiare e di massa, il quale limita la sua stagione solo nel mese di agosto, offrendo soltanto il mare. Sarebbe opportuno aumentare l’offerta turistica con altre iniziative culturali e ricreative. Da molto tempo sto cercando di coinvolgere diverse persone a collaborare sul settore del turismo, perseguendo un’unica strategia economica. E’ una mia seria intenzione rendere giustizia a questo straordinario luogo, trasformandolo in un’eccellenza campana per ospitalità e accoglienza“.

Durante le giornate dedicate alla Dieta Mediterranea si svolgono incontri a tema, degustazioni guidate e stand espositivi dei prodotti provenienti non solo dall’Italia, ma anche dagli altri Paesi del Mediterraneo di cui la dieta è tipica, come Spagna, Grecia, Marocco, Cipro, Croazia e Portogallo. Il termine dieta deriva dal greco diaita, ovvero stile di vita. E’ proprio la filosofia del buon vivere a evidenziare alcuni passaggi salienti delle scelte personali riguardanti la Dieta Mediterranea, quel variegato insieme di conoscenze, pratiche e tradizioni che comprendono il paesaggio fino ad arrivare alla tavola.

La Dieta Mediterranea è stata inserita nel 2011 dal Comitato Intergovernativo dell’Unesco. E’ nella lista degli elementi del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, a testimonianza di come sia fondamentale l’espressione di una cultura radicata da secoli tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, perfetta sintesi tra ambiente culturale, organizzazione sociale, universo religioso ed economico riguardante la gastronomia.

Siamo di fronte a contesti di vita sempre più caratterizzati dalla globalizzazione, in cui i confini, non solo tra le persone”, afferma Francesca Pierotti, semiologa, esperta nei disturbi del comportamento alimentare, ma soprattutto tra le abitudini, le mode e i rituali, tendono a essere sempre più labili, generando inevitabili commistioni troppo frequenti. A tutto ciò non si sottrae il cibo. A causa della commistione di abitudini tornano alla ribalta quelle antiche tradizioni alimentari, come quella della Dieta Mediterranea. Accanto a motivazioni di carattere sociale non deve essere dimenticato il motivo per cui divenne famosa. Ancel Keys, colui che ha scoperto la Dieta Mediterranea nonché primo studioso, aveva sottolineato la relazione tra un’alimentazione a base di pane, pasta, frutta, verdura, molti legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce, poca carne e la bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali della popolazione nella quale si era diffusa. Se consideriamo che una delle emergenze sanitarie del terzo millennio è rappresentata dalle patologie croniche, non sembra tanto strano il ritorno a metodologie più tradizionali di prevenzione primaria. Se prima i pìPaesi, le regioni, le nazioni erano caratterizzati da assoluta predominanza di abitudini alimentari specifiche, ora non è più così. I significati del mangiare”, conclude Francesca Pierotti,possono essere compresi solo se analizzati secondo una prospettiva multidisciplinare. Quando mangiamo investiamo il cibo di un significato affettivo, relazionale e sociale. L’atto di alimentarsi è anche un modo di riconoscere se stessi, attraverso il bisogno di mettersi in relazione con l’altro. Mangiare alcuni cibi e non altri cucinati in un certo modo, in un contesto determinato, attribuendogli determinati valori economici e culturali, significa riconoscersi in una precisa identità sociale”.

Il modello nutrizionale della Dieta Mediterranea è costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, verdure, da una moderata quantità di pesce, latticini e carne, molti condimenti e spezie, accompagnato da vino o infusi, sempre nel rispetto delle tradizioni di ogni comunità.

 

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