sabato, Maggio 8

Turismo mordi, distruggi e fuggi La Spagna patria europea delle vacanze "desmadre"

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Barcellona – Il settore turistico è, per tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, una fonte di ricchezza. Nel 2012 in Spagna oltre l’11 percento della popolazione attiva era impiegata in questo settore (dati INE, Istituto nazionale di statistica). Ma non sempre il turismo porta solamente benefici. Ci sono casi in cui l’indotto economico prodotto dall’afflusso turistico non compensa le perdite sostenute dalla comunità locale.

Tre sono i settori principali a beneficiare del turismo: quello alberghiero, i ristoranti e le agenzie di viaggio. In Spagna nel 2011 operavano ben 260 mila aziende nel settore della ristorazione, con un indotto totale oltre i 41 milioni di euro e 982 mila persone assunte (il cui salario medio annuale è decisamente basso, 13 mila euro lordi). Il settore alberghiero e quello delle agenzie di viaggi hanno fatturato, nello stesso anno, 17 milioni di euro ognuno. Il primo, composto da circa 21 mila aziende e 251 mila lavoratori, con una paga media di 20.800 euro lordi l’anno. Il secondo, con 11 mila aziende, 54 mila lavoratori assunti, pagati mediamente 23.700 euro lordi annuali.

Secondo i dati di Movimenti Turistici Senza Frontiere (Frontur), diffusa in agosto dal Ministero dell’Industria, Energia e Turismo, nei primi sette mesi di quest’anno la monarchia iberica ha ospitato ben 36,3 milioni di turisti internazionail, il 7% in più dell’anno scorso (8,3 milioni solo in luglio, con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente).

La specificità del turismo spagnolo è la sua diversificazione. Formentera e Marbella sono destinazioni VIP, l’alahambra di Granada è uno dei monumenti storici, culturali ed architettonici più visitati al mondo, Ibiza è l’isola per gli amanti del clubbing, le Canarie sono scelte da chi cerca sole tutto l’anno. Ma a contribuire a queste cifre così alte c’è anche un altro tipo di turismo, molto controverso: quello del ‘desmadre’, tradotto in italiano come ‘sbracamento‘ o ‘sfrenatezza‘.

A preoccupare è il profilo del turista da ‘desmadre‘: adolescenti provenienti da alcuni paesi europei (Regno Unito in testa) che associano la Spagna ad un posto dove si possa fare tutto ciò che non è permesso fare a casa loro. Un Paese esotico dove è possibile ubriacarsi fino all’estremo, drogarsi, sballarsi, fare sesso, magari anche in pubblico, e poi tornare a nel proprio paese dove tutto ciò non è permesso.

Non si tratta di un flusso turistico nato spontaneamente, ma della decisione di alcune località puntare esplicitamente al turismo da ‘desmadre’ e pubblicizzarsi come tale. In un lustro caratterizzato da recessione, trovare un nuovo profilo di turisti ha permesso a queste località di riempire le proprie capacità alberghiere (in alcuni casi, nel periodo pre e post stagionale) e di aumentare i consumi di alcuni esercizi commerciali.

La prima cittadina a puntare su questo tipo di turismo è stata, qualche decennio fa, Lloret de Mar, località della Costa Brava, nota in tutta Europa non per le sue spettacolari baie di sabbia grossa e acque cristalline (che, pure, ci sono, sia a Nord che a Sud della città), ma per la sfrenata vita notturna che è permessa agli adolescenti in vacanza.

È stata, poi, la volta di Gandía, località turistica nella Comunità di Valencia, diventata famosa grazie alla trasmissione di MTV “Gandia shore“, una specie di reality in cui i partecipanti (ragazzine dai seni rigorosamente abbondanti e ragazzini ben palestrati) condividono un appartamento, e le cui principali attività sono sesso, droghe e clubbing.

Tornando in Catalogna, se Salou fino a pochi anni fa era famosa per ospitare uno dei parchi tematici più importanti d’Europa, nell’ultimo periodo il nome di questa città è associato ad uno dei festival più ambiti dai teenager britannici. Della durata di una settimana, è un evento che gli organizzatori definiscono come ‘sportivo’, ed è probabilmente questa la scusa per cui i genitori fanno partire i propri figli al Salou Fest. Ma di sport, ogni aprile, a Salou, neanche l’ombra. Qualche competizione, a dire il vero, c’è: quella di chi beve di più. Le conseguenze: trentamila adolescenti in stato alcolemico che girano per il centro della città, spesso completamente svestiti (per i britannici, l’aprile Spagnolo è come se fosse estate), atti sessuali in luoghi pubblici, orinate dappertutto e tanto lavoro extra per i dipendenti del pronto soccorso.

I residenti di Salou che ne hanno la possibilità, lasciano la città nei giorni del festival, spiegando di aver paura di camminare per le strade tra orde di adolescenti incivili alcolizzati. A fine festival, il degrado in città è visibile dappertutto, e documentato da tutti i telegiornali nazionali. La ‘fortuna’ di Salou è che il festival dura solo una settimana l’anno, e che il turismo familiare rappresenta il 78%. Proprio per questo motivo (i partecipanti del Salou Fest rappresentano il 0,5 percento del turismo totale della cittadina), i residenti sostengono che si tratta di un turismo non necessario, che crea più danni che benefici.

Non della stessa sorte l’isola di Maiorca, presente nelle cronache di tutto il mondo per le assurdità commesse dai propri turisti. Qualche anno fa, sull’isola, andava di moda il buttarsi dalla terrazza della propria stanza nella piscina sottostante all’albergo. Più di una volta c’è scappato il morto. Il centro del ‘desmadre’ dell’isola è indubbiamente Magaluf, poco distante da Palma, dove ogni settimana arrivano decine di migliaia di adolescenti britannici per passare una settimana di ‘pub crawl‘, giri organizzati da un pub all’altro, nei quali si beve fino a cadere a terra. Un turismo dove tutto è lecito. E così i media, quest’estate, hanno scritto e riscritto del concorso di ‘mamading’ che si svolgeva in un bar di Magaluf nel quale, a cambio di qualche decina di fellazioni, le ragazze venivano premiate con un cocktail gratuito. E nonostante questo sia solo uno dei tanti esempi della ‘diversione’ che si offre sulla piu grande delle Isole Baleari, l’amministrazione pubblica ha dichiarato che sull’isola c’è spazio per ogni tipo di offerta, anche quella del divertimento notturno, ma sempre di qualità. Un messaggio cauto, perchè il Regno Unito è il secondo mercato turistico per le Baleari, e bisogna fare attenzione a cosa si dice. Ma che il turismo da ‘desmadre’ abbia preso una brutta piega, dice il fatto che le Isole Baleari stanno pianificando una campagna pubblicitaria nel Regno Unito contro comportamenti incivili come quelli accaduti a Magaluf.

Un turismo mordi e fuggi e, nel mezzo, distruggi, fomentato anche dalla proliferazione dei voli low cost, che hanno portato ad un incremento di visitatori penalizzando, in certi casi, la qualità. È quanto accaduto a Barcellona, dove la convivenza tra residenti e turisti è diventata insostenibile. Qualche settimana fa abbiamo parlato dei Cannabis Social Club, che rappresentano parte dell’offerta da ‘desmadre’.

Nel documentario «Bye bye Barcelona», il regista venezuelano Eduardo Chibás espone gli effetti gravi che ha il turismo di massa sulla capitale catalana. Riassumendo: nonostante non sia una grande metropoli, Barcellona è la quarta città più visitata d’Europa, ed il suo porto è il più transitato nel Mediterraneo per quanto riguarda le crociere. In meno di un decennio l’afflusso di turisti è triplicato. Nonostante questo sia una enorme fonte di introiti per Barcellona, negli ultimi anni i cittadini hanno perduto spazi emblematici della città a favore del turismo di massa. Un turismo che consuma sempre più la città, e che occupa sempre più spazio. La Rambla, il quartiere gotico, il Born, la Sagrada Familia ed il Park Güell non sono più zone della città frequentati dai residenti, visto che sono sempre intasate di turisti, ma anche perchè i negozietti locali sono stati sostituiti da negozi di souvenir e bar di scarsa qualità e prezzi alti, adatti ai turisti che visitano la città in crociera, e si fermano al massimo qualche giorno.

L’impatto di questo turismo sull’ambiente, ma anche sulla vita delle persone residenti è enorme. Ne sanno qualcosa alla Barceloneta, l’ultimo in ordine cronologico dei quartieri di Barcellona che ha deciso di scendere in strada contro il turismo incivile. Quello che prima delle Olimpiadi del 1992 era un villaggio di pescatori staccato dalla città, è raggiungibile ora in pochi minuti a piedi, è il quartiere di Barcellona che si affaccia alla spiaggia e, dunque, nei mesi estivi il più popolare in assoluto. Decine di migliaia di persone ogni giorno vengono qui per prendere il sole, farsi il bagno. Chi, nel quartiere, ha un’attività commerciale, ne beneficia ma anche qui la gente si lascia andare sempre di più.

L’ultimo episodio è di qualche giorno fa: tre turisti, completamente nudi, facendo baldoria per le vie del quartiere. Hanno avuto la ‘sfortuna’ di essere ripresi dall’obiettivo di un fotografo de El País, e la loro foto ha fatto il giro del mondo. Nonostante tutti i media scrivano che si tratti di italiani, il blogger Beppe Brillo, in un suo post fa notare l’assenza di professionalità dei giornalisti, e spiega che potrebbero essere di un’altra nazionalità. La presenza dei tre ignudi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e mille residenti della Barceloneta hanno deciso di protestare. Motivo della protesta, in questo caso, è anche la proliferazione di appartamenti in affitto. Si stima che, oltre a quelli registrati, ce ne siano altri mille che vengono affittati illegalmente solo in questo quartiere.

 

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