domenica, Settembre 26

Turismo: lo Stato è in vacanza? Intervista al Prof. Madrid dell’Università Anáhuac in occasione del 39° Tianguis Turístico

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Tianguis Turistico

Dal 6 al 9 maggio, nello Stato di Quintana Roo, si è tenuto il Tianguis Turístico, una delle principali rassegne del settore a livello federale. Organizzato dalla Segreteria per il Turismo e dal Consiglio per la Promozione Turistica del Messico, dalla sua creazione nel 1975 il Tianguis si è regolarmente tenuto ad Acapulco sino al 2011, anno in cui l’allora Ministro del Turismo Gloria Guevara Manzo decise di renderlo una manifestazione itinerante. La rilevanza della rassegna può essere sintetizzata in un semplice dato: ben l’8% del PIL messicano è legato all’industria del turismo. Eppure, non mancano le ombre e le perplessità. Innanzitutto, quelle derivanti da un conflitto interno legato alla lotta del narcotraffico e che, per i rischi di sicurezza che comporta, rischia di compromettere uno dei settori più rilevanti dell’economia nazionale.

A sua volta, però, è lo stesso settore a sollevare dubbi per l’apparente contraddittorietà delle proprie dinamiche. Alcune tra le principali località turistiche messicane si trovano infatti nelle regioni più povere del Paese, e ciò non può non portare ad interrogarsi su quanto effettive siano le ricadute economiche del turismo per i cittadini messicani. Inoltre, alcune tra le principali ONG internazionali, tra cui Greenpeace, hanno segnalato come le declinazioni costiere del settore siano fonte di rischi per l’ecosistema marino del Paese. Un esempio recente è quello del complesso alberghiero di Cabo Doradoil cui completamento porterebbe ad una crescita esponenziale della presenza umana in una zona prossima al delicato ambiente del Parco Marino Nazionale Cabo Pulmo.

Per avere un quadro più dettagliato delle sfide economiche del turismo in Messico ci siamo rivolti al Prof. Francisco Madrid Flores, Direttore della Scuola di Turismo presso l’Università Anáhuac.

 

Prof. Madrid, in questi giorni Quintana Roo ospita il Tianguis Turístico, che riunisce i nomi più importanti del settore. Vorrei perciò iniziare la nostra intervista da qui: qual è l’estensione del settore, sia a livello sociale che a quello degli investimenti? Come si rapporta amministrazione pubblica all’impresa privata in quest’ambito?

Secondo la versione più recente della ‘Cuenta Satélite del Turismo’ elaborata dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia, il contributo del turismo al PIL è dell’8,4%, con la creazione di 2,3 milioni di posti di lavoro nel 2012. Con questi dati è chiaro che vi sia un gruppo molto ampio di attori vincolati all’industria turistica, in quanto, benché vi siano grandi imprese nel settore, più del 95% delle imprese sono micro, piccole e medie. Allo stesso modo, quasi senza eccezione tutte le imprese turistiche sono private ed è compito del Governo ai suoi diversi livelli porre le basi perché il settore possa operare. Da 39 anni esiste un Ministero del Turismo che possiede due ‘bracci esecutivi’: uno per la promozione turistica, il Consiglio di Promozione Turistica del Messico, e l’altro per l’elaborazione di progetti di sviluppo turistico, il Fondo Nazionale di Supporto al Turismo.

Oltre agli stessi turisti, qual è la presenza straniera in quest’industria?

La maggior parte delle imprese sono nazionali, benché in alcune località turistiche siano presenti anche imprese internazionali. Allo stesso modo, secondo le informazioni ufficiali, la componente di importazioni nel settore è scarsa (13% del totale). Nel 2013 sono stati riportati 5,3 miliardi di dollari in nuovi progetti di investimento privato nel turismo.

All’interno del Paese i turisti messicani si recano nelle stesse località frequentate dagli stranieri o vi sono differenze? E, in tal caso, quali fattori determinano la diversa scelta?

Il 90% dei visitatori stranieri che giungono nel Paese per via aerea, lo fanno attraverso cinque aeroporti: Cancún, Città del Messico, Los Cabos, Guadalajara e Puerto Vallarta. A parte il caso di Cancún, Riviera Maya e Los Cabos, il resto delle località messicane ricevono molti più turisti nazionali che stranieri. Probabilmente, la ragione per cui vi sono meno messicani in quelle località si spiega nel fatto che si trovano ai confini del Paese e tendono ad essere più care delle altre.

In particolare, il turismo in Messico sembra basarsi su due tipi definiti di destinazione: le coste e i siti di interesse culturale. Quali meccanismi sono previsti per coniugare un fenomeno a volte così invasivo come il turismo e la tutela di natura e patrimonio storico?

Sicuramente il Messico, in particolare nel mercato internazionale, basa la propria forza nei due tipi di località. Ciononostante, nel mercato internazionale l’offerta è molto più differenziata ed include segmenti di turismo di aspetto individuale e di gruppo, religioso, naturalistico, avventuroso, etc. Esiste un’ampia legislazione per la tutela del patrimonio naturale e culturale, che, a volte, appare persino esagerata e può inibire gli investimenti. Tuttavia, manca anche una capacità dello Stato nel far rispettare l’ordine legale.

Recentemente si è avuto, ad esempio, il problema del progetto turistico Cabo Dorado, che, secondo numerose ONG, influenzerà in maniera negativa l’ecosistema del Parco Marino Nazionale Cabo Pulmo, nella Bassa California Meridionale. Inoltre, Greenpeace estende il tipo di problema a tutto il turismo costiero in Messico. Qual è la sua opinione sul tema? Esistono problemi di pianificazione?

In passato ci sono stati abusi da parte di gruppi di investimento a fronte di una mancanza di chiarezza nelle regole e di una componente di corruzione, in particolare nell’ambito locale. Oggi è difficile portare avanti un progetto che non rispetti le normative ambientali. In realtà, la legislazione ambientale rappresenta normalmente un freno per l’investimento privato a causa della sua complessità e per il tempo che richiede l’ottenimento di un permesso. Nonostante tutto ciò, se c’è una mancanza di strumenti nell’ordine locale per agevolare l’investimento ed lo sviluppo urbano, frequentemente si è sfociati nel disordine. Infine, vorrei aggiungere che spesso le agende delle ONG ambientaliste non rispondono necessariamente a interessi legittimi.

Comunque, il turismo sembra essere una delle maggiori risorse di alcuni tra gli Stati più poveri della Federazione. Ciononostante, benché le occupazioni alberghiere siano molto alte, i loro livelli di sviluppo economico continuano ad essere molto bassi. È possibile dire che quegli Stati si siano convertiti in enclave turistiche e che, perciò, il turismo possa rappresentare per loro più un ostacolo che un motore di crescita?

È certo che il turismo possa essere un fattore che accentua il contrasto tra sviluppo e povertà, così come un fattore che genera problemi sociali ed economici in Messico. Tuttavia, date le condizioni del Paese, il turismo si è convertito in un grande detonatore di sviluppo e contribuisce ad affrontare problemi gravi del Paese. Per esempio, il turismo non genera soltanto il 6% circa delle posizioni di lavoro nel Paese, ma è la principale fonte di impiego per giovani in un Paese con 8 milioni di loro che né studiano né lavorano (‘nini’s’) ed è il secondo maggior ambito di impiego per le donne in un Paese in cui l’occupazione femminile costituisce solo un terzo del totale.

In altri Stati, al contrario, il rapporto sembra invertito: la violenta situazione sociale di enti come il Michoacán sembra infatti respingere il turismo e perfino porre a rischio l’immagine di tutto il Paese. Quali conseguenze ha il problema del narcotraffico per l’industria turistica del Messico? Vi sono rischi effettivi per i turisti nel Paese?

Senza dubbio, l’insicurezza e la violenza sono l’ostacolo al decollo turistico del Messico. Nel Paese ci sono rischi, in effetti, tanto per gli abitanti quanto per i turisti. Tuttavia, è opportuno menzionare che, in termini generali, le zone turistiche sono sicure. Un dato concreto che lo dimostra è che l’anno scorso il Messico ha ricevuto 23,8 milioni di turisti internazionali e nel primo bimestre di quest’anno si assiste ad una crescita sotto questa voce di più del 16% in rapporto allo stesso periodo nel 2013.

 

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