sabato, Settembre 25

Turchia; un sorriso lo seppellirà field_506ffb1d3dbe2

0

Bulent Arinc

Illustre vice Premier Bulent Arinç,
mi sono provvisoriamente autoassegnata la cittadinanza turca.

Io, che in Turchia non ci sono mai venuta neanche di striscio e che il rapporto più vicino al Suo Paese che ho sta nell’amicizia su Facebook con la giornalista Marta Ottaviani de’ ‘La Stampa’, che parla splendidamente la vostra lingua.

Anzi, mi correggo, l’anno scorso ho conosciuto, al meeting di Fiuggi della ‘Fondazione Donne in Musica’, una straordinaria musicista che aveva suonato fra i ribelli a Gezi Park, quando montavano le proteste.

Anzi, invito tutte le italiane ad assumere per qualche minuto la cittadinanza turca, per puro dispetto, il tempo di un sorriso.

Perché anch’io divento una ribelle -mi correggo, ancora più ribelle-  nel momento in cui vengo ‘sfrucugliata’ da parole così dissennate quali quelle da Lei pronunciate, qualche giorno fa, in un fatidico ‘Discorso sulla dissoluzione dei costumi’ che fa accapponare la pelle per quant’è reazionario, roba che i Talebani sembrano suo fratelli gemelli. In esso Lei condanna le donne che sorridono come immorali.

Ma scusi, lei fa parte di quel Partito politico denominato ARP (Partito per la Giustizia e il Progresso), di cui è punto di riferimento anche il Primo Ministro in carica Recep Tayyp Erdogan, non certo noto per essere uno stinco di santo, in fatto di morale sessuale?

Io lo avevo ‘pizzicato’ lo scorso 25 marzo, in un articolo piuttosto urticante, intitolato ‘La nipotina di Erdogan’,  in cui stigmatizzavo l’avventura hot (con tanto di video in Rete) del suo capopartito con una bonazzona, tale Defne Samyell, ex miss Turchia. Costei avrà il sorriso fisso, in virtù (senza virtù) e a supporto della sua propensione seduttiva, e, dunque, in base al suo anatema di lunedì scorso, dev’essere in pratica l’immoralità fatta persona.

Glielo vada a raccontare vis à vis, al suo Premier, affinché si redima, evitando di soggiacere alle grazie sinuose di questa erede diretta di Teodora (la divina Teodora si dice che avesse anche un passato da prostituta; di certo inizialmente era stata mima in un circo) e, mentre Lei predica bene, non razzoli male.

Ma si rende conto della paradossalità di quanto Lei ha sostenuto? Perché le donne devono essere caste e musone (se n’è sposata una casta e musona naturale? Condoglianze.  Oppure la suddetta consorte le ha presentato il conto del dentista?) e gli uomini possono ridere, sorridere e sganasciarsi?

Glielo dico io perché: Lei, con quel faccino amarognolo deve essere un tale invelenito che qualunque donna la avvicini, si sente cogliere dai singulti di disperazione.

A meno che  -e questo è assai probabile- lei non sia aderente alla Setta dei sepolcri imbiancati (club affollatissimo), che tuona contro il peccato e vi indulge in privato.

Sì, sì, la foto che di lei ho trovato rimanda l’immagine amarostica di un maschietto raggrinzito che, però, ha l’occhietto furbillo e un po’ morboso.

Solo ad un esemplare di questo genere può venire in mente un discorso così sopra le righe che lo fa il portabandiera del Partito dei frustrati, altro che della Giustizia e del Progresso!

Ma quale Giustizia e quale Progresso possono ravvisarsi in un leader che, in definitiva, predica la dottrina del ritorno all’harem? Ovvero ad un luogo segreto, lontano dagli occhi di tutti, dove il signore e padrone possa lui solo deliziarsi delle seduzioni di femmine sottomesse.

Visto lo stato dell’arte dell’emancipazione femminile (e non solo nelle ‘potenze’ occidentali), si avvertono sintomi  -li ho registrati in un mio articolo di qualche giorno fa, persino nell’avanzata America-  di un regresso, altro che del progresso, conseguenza di un arroccamento maschile a difesa dei privilegi che si intendono, pretendono e rivendicano come inalienabili.

E la Giustizia: le pare giustizia quella di sottrarre spontaneità, gioia, emozioni alle donne, ridotte a belle statuine inespressive?

L’ha detta grossa, Eminente Bulent Arinç.

Si merita una moglie che le faccia ‘Marameo’ quando si ritira a casa (ma non m’illudo, uno così può sposare solo la sorella di Crudelia Demon, sempre con una faccia invelenita); che Ataturk le venga in sogno a tirarle i piedi, senza neanche darle i numeri al lotto; che le elettrici turche (così come, d’altronde, hanno fatto) la seppelliscano sotto una montagna di sorrisi e le facciano un’efficace campagna elettorale avversa, visto che Lei, questo discorso fatidico, lo ha fatto giusto nel corso della promozione del suo Partito, in vista delle elezioni che si terranno, in due turni, il 10 e il 24 agosto.
D’altronde, già c’è stata una mobilitazione femminile sui social, dove tutte hanno postato foto con volti sorridentissimi.

Una resistenza ironica, contro un oscurantismo da salto all’indietro nel tempo, naturalmente focalizzato sulla parte femminile in un Paese dove pare che la violenza domestica raggiunga la ragguardevole dimensione del 39% (la media europea è del 28%, ma non c’è da scialare).

Se ciò è vero, rispetto alla Turchia, la violenza in Italia è quasi un peccato veniale; e dire che, ironia della sorte, in materia, si parla di Convenzione di Istanbul, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011.

La Turchia è stato il primo di 32 Paesi a firmarla  -ma quant’è buffa la sorte, non è forse violenza morale considerare indecenza il sorriso femminile? .

E l’Italia?  Il 19 giugno 2013, dopo l’approvazione unanime del testo alla Camera, il Senato ha votato il documento con 274 voti favorevoli e un solo astenuto.

Mi piacerebbe sapere chi sia stato quell’astenuto. Non è che Bulent Arinç si sia fatto eleggere, sotto mentite spoglie, al Senato italiano?

Hai ragione, Matteo, questo Senato proprio non va: la soluzione è un’indagine sull’identità dell’astenuto  -sarà un leghista, sarà un pentastellato?-  e l’abolizione ad personam del suo seggio. Per spending review morale.

Intanto, la suddetta Convenzione entrerà contemporaneamente in vigore in tutt’Europa domani, primo agosto 2014.

Se il buongiorno si vede dal mattino e persino nella patria dov’è stata firmata la Convenzione e che le dà il nome con la sua città più significativa si verifica il tentativo di far retrocedere le donne allo stato di manichini senza espressione, la prossima Convenzione di Istanbul sarà per sancire l’obbligatorietà del burqa. Credete a me …

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->