venerdì, Aprile 16

Turchia, tra irritazioni e insuccessi

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Il documento presentato da tutti i gruppi parlamentari e approvato all’unanimità, con appena tre astensioni, dal Bundestag il 3 giugno scorso sulle violenze subite dagli armeni nel 1915 ha suscitato da parte turca polemiche perché non si limita a condannarle, cosa che gli stessi turchi hanno fatto più volte in passato, ma perché le qualifica senza mezzi termini di genocidio. Perché si possa usare questa parola non è necessario che gli autori delle violenze abbiano l’obiettivo di annientare un intero popolo ma che le uccisioni siano motivate da ragioni biologiche, cioè dall’appartenenza delle vittime a quel determinato popolo, e questo sarebbe avvenuto nel 1915 in Anatolia ai danni degli armeni. Per stabilire una verità storica, ma soprattutto al fine di prevenire le polemiche, il Bundestag ha tenuto a ribadire in diversi punti del documento anche ‘il vergognoso ruolo’ e anzi la ‘corresponsabilità’ della Germania, che nel 1915 combatteva a fianco dei turchi contro la Russia, per la quale simpatizzavano gli armeni, nonostante essi fossero, all’epoca, cittadini dell’Impero Ottomano. In nome dell’alleanza, Berlino non fece nulla per contenere le sproporzionate violenze antiarmene organizzate dal governo turco. I deputati tedeschi, sempre al fine di evitare equivoci, hanno inoltre sottolineato nel documento l’eccezionalità, cioè il carattere di unicità dell’Olocausto, il genocidio commesso dai tedeschi.

Ciò non ha impedito, com’era prevedibile, che le autorità turche e la maggioranza delle associazioni dei turchi tedeschi criticassero il voto del Parlamento di Berlino, finendo col conferirgli un peso maggiore di quello reale. In primo luogo la diaspora armena in Germania è pressoché irrilevante. Conta appena 50 mila persone che non ricoprono, in generale, posizioni importanti nella società tedesca. E dunque il documento non può certo essere fatto passare come il frutto di pressioni antiturche. Questo resta vero anche se agli armeni che dimostravano davanti allo storico edificio del Bundestag in favore della risoluzione si sono poi unite associazioni curde con intenzioni chiaramente polemiche verso Ankara (passando sopra al fatto che nel 1915 l’atteggiamento dei curdi non fu precisamente di grande solidarietà con gli armeni). Che i deputati tedeschi non fossero mossi da ostilità di principio antiturche è dimostrato dal rifiuto che hanno opposto ad altre richieste di condanna ufficialmente avanzate dagli armeni riguardanti l’odierno nazionalismo turco, accusato di farsi sempre più intollerante, e quello mussulmano che spinge gruppi di migranti a compiere violenze su profughi cristiani.

In secondo luogo, la questione del genocidio armeno non rappresenta, a torto o a ragione, una priorità per i tedeschi. Dei 650 deputati erano presenti al voto solo 250. Ciò non sminuisce naturalmente il valore politico del documento, ma dimostra quanta importanza gli sia stata attribuita. La Cancelliera Angela Merkel e il vice-cancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel, che in precedenza si erano detti comunque favorevoli alla risoluzione, non si sono fatti vedere durante la votazione e in questa scelta si può leggere la volontà di non irritare oltre misura la Turchia; volontà che, in cambio, ha di sicuro determinato l’assenza del Ministro degli esteri Frank Steinmeier, oppostosi apertamente all’iniziativa.

Come succede di solito in casi di questo genere, i timori di reazioni negative si sono rivelati eccessivi. Il richiamo dell’ambasciatore da Berlino, prontamente annunciato, corrisponde a una prassi che Ankara ha tenuto nei confronti dei Paesi che sulla via del riconoscimento dell’olocausto armeno hanno preceduto la Germania. Un esercizio d’ufficio sono parse anche alcune dichiarazioni polemiche del Presidente turco Rayyip Erdogan in riferimento al passato sanguinario della Germania (ma più per la sua politica coloniale che per l’Olocausto), unite a molto vaghe minacce di ritorsioni. Quel che ha davvero sorpreso è che Erdogan ha inframmezzato queste dichiarazioni ad altre di segno opposto. Così, ribadendo che non è intenzione del suo paese provocare una crisi con l’Europa ha trovato modo di dire che anche la Turchia appartiene all’Europa e l’Europa alla Turchia.

Alla fine, solo una parte della stampa e dei media turchi ha provato a soffiare sul fuoco e a sollevare qualche risentimento fra i lettori, ma senza troppo successo, e nella sostanziale indifferenza dei media tedeschi, che non hanno raccolto.

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