domenica, Settembre 19

Turchia: ‘terzo incomodo’ in Africa per Occidente e Cina Erdogan punta ad incrementare l’influenza turca in Africa, ne parliamo con Asli Okyay ricercatrice IAI e Emre Caliskan, ricercatore della Oxford University

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Secondo Caliskan per quanto riguarda la presenza turca in Somalia, la Turchia ha partecipato alla costruzione di un porto, ma non è chiaro se questo porto sarà una base militare. “Il termini di presenza militare o ambizioni militari la Turchia vuole essere molto più attiva nella parte orientale dell’Africa che nella parte occidentale, ma non credo che la Turchia abbia ambizioni militari in Africa perché la Turchia opera militarmente all’interno di altre organizzazioni internazionali, come la NATO”, afferma Caliskan.

A livello economico, la Turchia sta cercando di avviare una relazione economica, aperta alle organizzazioni d’affari. ‘’L’economia africana e quella turca possono lavorare insieme, possono aiutarsi l’un l’altra attraverso le esportazioni e le importazioni”, commenta Caliskan.

Sin dai primi anni dell’apertura all’Africa, gli aiuti umanitari e di sviluppo, in particolare attraverso progetti infrastrutturali come la costruzione di scuole, ospedali e strade, costituivano uno dei più importanti strumenti politici della Turchia per un più stretto coinvolgimento con l’Africa. “L’attenzione agli aiuti umanitari e allo sviluppo, la connessione islamica e il fatto che la Turchia non fosse un potere colonizzatore hanno contribuito a migliorare la sua immagine in Africa e gli hanno dato un certo vantaggio competitivorispetto agli attori europei e alla Cina”, commenta Okyay.

La Turchia è un nuovo attore nella regione, sia in termini di economia, ma anche di utilizzo dei suoi legami culturali: “la Turchia compete con l’India e la Cina, nonché con l’Arabia Saudita e l’Iraq. La Turchia vuole creare modelli differenti, non come la Cina o come l’India, ma vuole combinare insieme i legami sia economici che culturali”, commenta Caliskan e prosegue: ‘’È chiaro che oggi noi vediamo la presenza turca in Africa sia a livello politico che a livello culturale, molto più di quanto le vedevamo prima”.

La Turchia ha investito in tutta l’Africa circa 6 miliardi di dollari”, ci dice Caliskan. “Investe maggiormente nella costruzione di strutture, nei progetti energetici, cerca di espandere anche la sua industria meccanica portando i suoi miglior prodotti in Africa, come ad esempio la Beko un’azienda turca di elettrodomestici”.  “Essenzialmente la Turchia cerca di esportare in Africa prodotti di tecnologia media che possono essere utili all’economia africana. La Turchia si pone come obiettivo quello di esportare prodotti poco costosi ma che abbiano una qualità maggiore rispetto a quelli cinesi o indiani”, spiega Caliskan.

Oltre alle dimensioni economica e umanitaria, anche le relazioni politiche tra Turchia e Africa sono migliorate: “questo è dimostrato, ad esempio, dal fatto che i voti dei Paesi dell’Africa sub-sahariana hanno fatto la differenza per la selezione della Turchia per la sede temporanea del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2009-2010”, commenta Okyay.

Per quanto riguarda l’intento politico, la Turchia vuole visitare molti Paesi africani, e instaurare dei rapporti, considerando che dall’altra parte ha rapporti difficili con il Medio oriente”, afferma Caliskan.

Attualmente in Africa è in atto una battaglia per le materie prime che vede da un lato l’Occidente con a capo la Francia e dall’altro la potenza cinese. Ma, come si inserisce la Turchia in questo contesto?Se si guarda al territorio africano, ci sono molti più giocatori politici oggi che in passato. Oggi l’India è in Africa, la Cina è in Africa, il Brasile sta arrivando in Africa, la Corea ha relazioni economiche molto attive in Africa, certamente la Francia ha storicamente relazioni culturali con Africa”, risponde Caliskan e prosegue: ‘’Io penso che la battaglia turca non sia finalizzata alle materie prime perché l’importazione turca dall’Africa è molto limitata. Credo che la battaglia turca sia finalizzata ad affermarsi come giocatore politico e con il tempo potremmo vedere se la Turchia avrà successo o no in questo senso sul territorio africano”, conclude Caliskan.

D’altra parte secondo Caliskan, non ci si può aspettare che la Turchia si scontrerà con l’occidente o con la Cina: ‘’cercherà piuttosto di affermarsi perseguendo la sua strada con la speranza che con il tempo la Turchia possa beneficiare di questo scontro tra Cina e mondo occidentale”, afferma Caliskan.

Secondo Caliskan la Turchia non ha scopi di carattere religioso, ma utilizza i suoi legami culturali e religiosi come mezzo per rafforzare suoi rapporti in Africa e per la sua affermazione sul territorio africano.

Il movimento gülenista, con la sua rete di scuole e istituzioni educative sparse per l’Africa oltre all’Asia centrale, ai Balcani e agli Stati Uniti, era stato un attore influente non statale che lavorava in armonia con il Governo turco. “Questo fino a quando la lotta di potere tra l’AKP e i gülenisti si è trasformata in conflitto a pieno titolo dalla fine del 2013, e in particolare dopo il tentativo di colpo di stato fallito del luglio 2016”, spiega Okyay. Il movimento ha giocato un ruolo strumentale per l’apertura della Turchia in Africa dal 2005. Ma: “Oggi il Governo turco è in competizione con il movimento gülenista e io penso che sia difficle che il movimento gülenista rappresenti un mezzo per la soft power turca, al contrario è un elemento di disturbo per l’apertura turca in Africa”, afferma Caliskan.

Ad oggi la Turchia sembra determinata a rafforzare ulteriormente il suo ruolo nel settore della sicurezza e la sua visibilità come attore con notevole influenza negli sforzi regionali di pacificazione e mediazione, della pace e della mediazione tra le aree di azione prioritarie nel piano di attuazione congiunto Turchia-Africa 2015-2019. “La mossa della Turchia verso il regno dell’alta politica aggiunge certamente una nuova dimensione alle sfaccettature economiche e umanitarie, e ha il potenziale per rafforzare il suo ruolo geopolitico come uno dei principali attori esterni che operano in Africa”, commenta Okyay. Eppure, un tale ‘ingranaggio’, se non è gestito con la massima cura, può generare tensione con gli attori esterni concorrenti nella regione. “La crescente visibilità della Turchia nell’alto reame politico potrebbe anche avere implicazioni significative relativamente ai rischi per la sicurezza affrontati dalla Turchia nel continente africano, basti pensare agli attacchi di Shabaab all’ambasciata turca a Mogadiscio nel 2013”,conclude Okyay.

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