sabato, Maggio 15

Turchia, stop da Austria ad adesione UE

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Una decisa proposta per l’interruzione delle negoziazioni di adesione della Turchia nell’Ue. Il Cancelliere austriaco, Christian Kern ha definito le trattative «una finzione diplomatica» e ha annunciato che porrà la questione di un piano alternativo al vertice Ue di metà settembre. L’intervista, andata in onda nella televisione pubblica ORF, ha messo in evidenza il pensiero di Kern secondo cui un’eventuale rottura del processo di adesione non lederebbe in alcun modo il patto UE-Turchia sui profughi. In realtà, entro ottobre dovrà definirsi una posizione chiara dell’Europa sulla liberalizzazione dei visti turchi. Sarà proprio questo il cuore del dibattito dal quale non può essere escluso anche l’eventuale scranno di Ankara a Bruxelles. L’Europa resta comunque uno dei grandi investitori economici nel turismo turco, qualsiasi cosa accada. Certo è il fatto che le politiche del ‘sultano’ turco non sembrano essere particolarmente interessate a raggiungere gli standard minimi necessari per vedere una propria richiesta di adesione accettata. La sua posizione strategica gli permette di poter tamponare l’arrivo dei migranti in Europa, e stavolta sa di avere il coltello dalla parte del manico. Kern, l’Austria o Bruxelles possono avanzare qualsiasi proposta ma solo un’attenta considerazione delle conseguenze può portare alla scelta migliore. L’eventualità di uno strappo all’accordo di adesione non spaventa neanche il ministro degli Esteri di Vienna, Sebastian Kurz, che in un’intervista allo Spiegel online ha invitato l’Europa a «non inginocchiarsi ad Ankara» e a preparare un piano che riduca la dipendenza dalla Turchia nella questione dei profughi.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, non pago delle epurazioni dei giorni scorsi prosegue con la caccia alle streghe. La corte di Istanbul ha spiccato un mandato di cattura per Fetullah Gulen, accusato di «aver guidato il golpe del 15 luglio». Lo annuncia l’agenzia ufficiale Anadolu. Il magnate, studioso dell’Islam e leader del movimento Gülen turco risiede infatti ad oggi negli Stati Uniti. Attualmente è il principale ricercato dalla giustizia turca, accusato di terrorismo e di guidare quella corrente che i responsabili al potere in Turchia chiamano Organizzazione del Terrore Gülenista (FETÖ). La Turchia ha domandato più volte agli Stati Uniti l’estradizione di Gülen ma gli USA non sembrano aver dato eccessivo credito a tali accuse. Una nuova richiesta di estradizione è stata avanzata dalla Turchia la settimana scorsa dopo il fallito golpe militare del 15 luglio 2016, che Erdogan afferma essere stato ordito da Gülen.

Accuse arrivano anche da Mosca agli Stati Uniti incolpati di aver ucciso nei giorni scorsi centinaia di civili in raid aerei su Manbij, in Siria. «I velivoli dell’aviazione Usa e della coalizione – scrive su Facebook la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharovahanno effettuato oltre 90 attacchi aerei sui quartieri della città dall’inizio dell’operazione a Manbij il 19 luglio. Come conseguenza, secondo calcoli prudenti, centinaia di civili sono stati uccisi e migliaia sono rimasti feriti».

Sulla situazione libica si è espressa invece la ministra italiana della Difesa, Roberta Pinotti, durante il question time alla Camera. «Il Governo è pronto a valutare positivamente un’eventuale richiesta di uso delle basi e dello spazio aereo se fosse funzionale a una più rapida ed ‘efficace’ conclusione dell’operazione in corso da parte degli Usa in Libia contro l’Isis.» «Non dobbiamo farci percepire come nemici in Libia, perciò sarebbe un errore enorme concedere le basi per i bombardamenti». Lo ha detto Alessandro Di Battista (M5s), intervenendo in Aula alla Camera. I bombardamenti sono «una follia», ha affermato, perché rischiano di «ricompattare le fazioni libiche contro il nemico occidentale». Anche il deputato M5s Manlio Di Stefano ha chiesto al governo di «escludere ogni azione militare e collaborare con i Paesi che il terrorismo lo hanno già sconfitto come la Russia e i Paesi del Nord Africa».

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