mercoledì, Aprile 21

Turchia sotto assedio: attacco a sede partito Erdogan

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Giornata ancora di terrore in Turchia. Dopo la morte di ieri di un magistrato dopo un blitz delle forze speciali, sequestrato da due militanti di un gruppo di estrema sinistra (poi uccisi), oggi a Istanbul altre due persone hanno aperto il fuoco contro il palazzo che ospita il quartier generale della polizia nel distretto di Fatih. Ucciso uno degli aggressori da parte della polizia, una donna che trasportava una bomba. L’altro, riuscito in un primo momento ad allontanarsi, sarebbe poi stato scoperto e catturato. Durante la sparatoria sono rimasti feriti anche due poliziotti. Stamattina invece una persona armata ha fatto irruzione nella sede del partito Akp del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le forze speciali sono riuscite a prenderlo solo dopo oltre mezz’ora. Da una finestra l’uomo aveva esposto una bandiera della Turchia che mostra, oltre alla mezzaluna e alla stella, una spada. Erdogan ha poi affermato che «l’attacco era un tentativo di minare il processo di pace con i militanti curdi». Intanto nelle ultime ore ventidue militanti di estrema sinistra sono stati arrestati dalla polizia, sospettati di preparare altri attacchi analoghi a quelli di ieri. COme se non bastasse poi un aereo della Turkish Airlines partito da Istanbul e diretto a Lisbona è stato fatto rientrare a causa di un allarme bomba.

Altra giornata di novità sul caso dell’aereo Germanwings che si è schiantato la scorsa settimana in Francia. A movimentare le ultime ore la presunta esistenza di un video degli ultimi secondi prima dell’incidente, visto da alcuni giornalisti di ‘Paris Match’ e ‘Bild’. Il procuratore della Repubblica di Marsiglia, Brice Robin, però nega la sua esistenza, anche se i giornalisti confermano che il cellulare è stato «ritrovato da una persona che appartiene alla cerchia degli inquirenti». Secondo le due testate, le immagini sono confuse ma si sentono le urla dei passeggeri, consapevoli dunque di quello che stava accadendo, e tre colpi metallici, i colpi che il comandante assesta alla porta della cabina di pilotaggio per cercare di sfondarla.

In Francia, dopo le vittorie alle ultime elezioni provinciali, rimane sotto i riflettori Nicola Sarkozy. Al centro ancora l’inchiesta sui fondi neri per la campagna elettorale del 2012. La polizia infatti ha fermato Guillaume Lambert, direttore della campagna elettorale, l’ex tesoriere Philippe Briand e l’avvocato dell’Ump Philippe Blanchetier. Lo stesso ex presidente della Repubblica è stato interrogato nelel ultime ore, e si parla già di problemi per la sua candidatura alle presidenziali.

Intanto in Medioriente torna a farsi vivo l’Isis. Dopo la perdita di Tikrit in Iraq, gli jihadisti sono tornati a colpire in Siria e sono arrivati ad impadronirsi della maggior parte del campo profughi palestinese di Yarmouk, a sud di Damasco. A darne notizia l’Olp, secondo cui i miliziani sono riusciti a prendere il controllo del campo dopo combattimenti contro un gruppo armato palestinese ostile al regime di Bashar al Assad. Secondo testimoni i miliziani di al-Nusra, gruppo affiliato ad al-Qaeda, si sarebbero uniti nell’occasione allo Stato islamico. La Giordania inoltre ha chiuso temporaneamente il principale valico di frontiera con la Siria per motivi di sicurezza, dopo gli scontri fra esercito siriano e ribelli al confine.

Spostandoci in Yemen, il ministro degli Esteri Riad Yassin ha sollecitato la coalizione sunnita guidata dall’Arabia Saudita a inviare anche forze di terra per combattere le milizie sciite Houthi: «Lo chiedo perché penso che a un certo punto i raid aerei risulteranno inefficaci». E proprio questi continuano a mietere vittime. Almeno 37 morti e 80 feriti durante un bombardamento notturno in una latteria di Hodeida, nell’ovest del Paese. 

Ancora giornata interlocutoria per la questione nucleare iraniana. Secondo il ministro degli Esteri russo Lavrov un accordo di massima «su tutti i temi chiave» è stato raggiunto a Losanna: «Si può dire con una certa fiducia che è stato raggiunto un accordo generale su tutti gli aspetti e che questo sarà messo a punto in forma scritta nelle prossime ore, forse durante la giornata odierna», ma fonti diplomatiche americane hanno fatto sapere invece che l’accordo non c’è ancora. 

Passando in Africa, è stato finalmente completato lo spoglio in Nigeria dei voti per le presidenziali. Confermata la vittoria del candidato dell’opposizione musulmano Muhammadu Buhari con 15.424.921 voti, contro i 12.853.162 del presidente uscente cristiano Goodluck Jonathan«Ringrazio i nigeriani, che mi hanno data la possibilità di guidare questo Paese, e assicuro che farò del mio meglio per gli affari nazionali finchè resterò in carica», il commento dell’ex presidente, mentre Buhari dice: «Questa è la prima volta in cui un governo in carica deve lasciare il potere per volontà degli elettori e con mezzi squisitamente democratici.La Nigeria deve guarire le sue ferite e lavorare per il futuro».

Una giornata storica poi per la Palestinza, che ha aderito ufficialmente alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. «Sin da oggi stesso», afferma Saeb Erekat, esponente  dell’Olp, «cominceremo a fornire alla Corte  penale internazionale tutti i documenti relativi ai crimini di guerra, all’aggressione contro Gaza e ai crimini rappresentati dalle colonie. Per la Palestina si apre un orizzonte legale nuovo verso la giustizia attesa da molto tempo». E alla comunità internazionale chiede di «sostenere i  nostri passi legittimi e sostenere la giustizia, il diritto internazionale, i diritti umani per far sì che Israele si impegni rispetto alla legittimità internazionale». «Se Israele è terrorizzata per il fatto che la Palestina è diventata membro della Corte penale internazionale, allora dovrà fermarsi subito dal commettere altri crimini e dovrà impegnarsi politicamente, legalmente e moralmente per riconoscere il diritto del nostro popolo di decidere del suo destino sulla sua terra e di costruire il suo stato entro i confini del ’67 con Gerusalemme capitale. Dopo l’adesione di oggi dello Stato della Palestina alla Corte penale internazionale il mondo è più vicino alla fine di una lunga era di impunità e ingiustizia», il commento del ministro degli Esteri palestinese Riad Al-Malki.

Infine in America torna sui suoi passi il governatore dell’Indiana, Mike Pence, che sulla legge sulla libertà religiosa (definita anti-gay), annuncia che ora chiederà che venga approvato un emendamento per garantire che nessuno potrà rifiutarsi di servire clienti omosessuali appellandosi al proprio credo religioso. Una, parziale, marcia indietro dopo le aspre polemiche create nei giorni scorsi. Ma la legge ha già trovato proseliti, in particolare in Arkansas, dove ieri è stato approvato un Religious Freedom Restoration Act, che permetterà a commercianti e società di servizi di rifiutarsi di servire clienti gay appellandosi alle proprie convinzioni religiose. Anche qui si è mosso il mondo non solo dell’industria ma anche della cultura. E chissà che non si torni indietro, ancora una volta.

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