domenica, Agosto 1

Turchia, Russia, Siria …. Ah se l’Italia esistesse! Se avessimo una politica estera e un Ministro degli Esteri che almeno sapesse leggere, insomma, se l’Italia esistesse, oggi avrebbe l’ennesima grandissima occasione, e una occasione ghiotta assai, che perderà, ovviamente, perché non esiste

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Mentre la Giunta della Lombardia si accinge ad andare tutta in quarantena e si scoprono casi di coronavirus a Roma e altrove, e mentre con la solita grandissima coerenza, si ‘cede’ alle pressioni inconsulte di chi vuole riaprire tutto al più presto, anzi, subito, si riapre il Duomo eccetera, e mentre ancora (badateci, noi non ci facciamo mai mancare nulla, qualunque sia la crisi sono sempre gli egoismi quelli che la fanno da padroni) la Juventus si lamenta per certe scelte ‘provocatorie’ non so se del virus o dell’assessore Gallera o di chi sa chi, mentre tutto ciò accade, il mondo non sta fermo.Ma poi, cito Sgarbi tanto per non fare nomi, o una signora scienziata
di recente in TV: è solo una banale influenza. A quanto pare mezzo mondo non la pensa così, gli allarmi dell’OMS sono senza precedenti, i medici milanesi dicono di non avere mai visto nulla del genere. Ma, certo, il calcio non si può fermate, e le mostre di Sgarbi nemmeno. Mah!

Facciamo, per un momento, finta di essere persone normali in situazioni normali -che poi è la verità- e occupiamoci un pochino del mondo fuori di noi. Dove vi sono fatti in corso di enorme importanza, che rischiano di essere ignorati presi come siamo in Italia e in Europa dal virus.
Tre sono i fatti, a mio parere.

La decisione, tipicamente ricattatoria, di Recep Tayyip Erdogan di sbloccare i confini con la Grecia, per inviare ondate di profughi in Europa, pur avendo incassato i circa sei miliardi di euro dalla stessa. La ‘mossa’ di Erdogan, serve a cercare di smuovere l’Europa dalla propria indifferenza alle vicende del conflitto con la Siria, dove, secondo fatto importantissimo, le forze armate di Bashar al-Assad sono all’attacco ad Idlib, l’ultima città ancora in mano ai ‘ribelli’ e agli ultimi resti dei militanti dell’ISIS, ma ‘difesa’ anche dai turchi. E infine, terzo fatto, gli USA stipulano un accordo con i Talebani per la cessazione della guerra in Afghanistan, iniziata dopo gli attentati alle torri gemelle di New York.

L’accordo con i Talebani, metterebbe fine ad una guerra selvaggia, durata decenni e che non ha risolto in nulla i problemi dell’Afghanistan, né quelli del mondo e meno che mai quelli del terrorismo; anzi, a dirla tutta, li ha aggravati tutti senza eccezioni.
Ma certo sarebbe un’ottima cosa se avvenisse davvero, anche perché, finalmente, libererebbe anche noi italiani dalla nostra presenza lì, inutile e dannosa: avremmo ben altro da fare! Certo la soluzione non sarà immediata, tanto più che la precondizione è un accordo diretto tra i Talebani e il governo attuale dell’Afghanistan, inventato letteralmente dagli USA, sulla cui legittimità, quindi, non ci sarebbe e non vi sarà poco da discutere e litigare, almeno tra di loro. Si parla anche di uno ‘scambio di prigionieri’, che sarebbe forse un modo per mettere finalmente una fine allo sconcio delle prigioni selvagge di Guantanamo, dove vi sono ancora molti afghani imprigionati, senza processo, in condizioni inumane: prigionieri di guerra, di una guerra non dichiarata, in contraddizione anche con le convenzioni in materia.

Non è da escludere che questapace’, siglata con la mediazione del Qatar, lo Stato odiatissimo dagli USA perché amico di Tehran, sia un ulteriore mezzo passo verso il disimpegno americano da varie zone di conflitto, come richiede la ‘dottrina’ Trump, per quel che vale. Detto fra di noi, non sarebbe un male; anzi, non sarebbe un male che le ‘grandi potenze’ la smettessero di farsi i fatti altrui, restituendo alla cinte, e per essa magari alle Nazioni Unite, la sua funzione.

È certo, invece, che il disimpegno americano è, credo ormai, irreversibile dalla Siria, dove con l’abbandono dei curdi nelle mani dei turchi, gli USA hanno praticamente abbandonato la Siria, e in particolare abbandonato vilmente i curdi tra Assad che sale dal sud e Erdogan che cerca di schiacciarli (distruggerli) dal nord, occupando una parte del territorio siriano.

Ora. Da un punto di vista tecnico-giuridico, i curdi, tutti i curdi, e quindi anche quelli turchi, iracheni e iraniani, sono un popolo cui compete l’autodeterminazione, cioè la costituzione di uno Stato solo per loro, al quale si oppongono tutti, dopo averglielo sottratto nel 1923 col Trattato di Losanna dopo il fallimento di quello di Sévres del 1920. Ma combattono duramente, e hanno combattuto in particolare contro l’ISIS che si era insediato su una parte del ‘loro’ territorio, che è territorio siriano, ma mal controllato dalla Siria quando si cercò di smembrarla (ad opera in particolare di USA e Israele) distruggendo, senza riuscirci, il regime di Assad.

La Siria, a sua volta, non vuole assolutamente che i curdi possano fondare uno Stato indipendente, a spese della Siria, ma accetterebbe (pare, al,meno nella Conferenza di Astana) una sorta di regime autonomo curdo sulla parte di territorio siriano che va, grosso modo, da Kobane ad Afrin.
La Turchia, che non ha diritto alcuno a decidere sul futuro del territorio siriano, ha invaso la Siria dal nord, grazie ad un mezzo accordo con la Russia, che è alleata e principale sostenitore e fornitore di armi della Siria. Dico ‘mezzo’ accordo, perché la Russia in realtàproteggei curdi (dopo averli disarmati o costretti a scendere più a sud) dai certi massacri turchi, perché interessata a due cose: il passaggio delle pipeline sul territorio turco e allontanare la Turchia dalla NATO e dall’Europa, per indebolire l’una e specialmente l’altra.
Ma la Russia, in realtà, ha continuato e continua ad essere alleato della Siria per almeno due motivi: la possibilità di eliminare gli USA da uno scacchiere dal quale questi ultimi si stanno comunque allontanando, ma specialmente sono sempre meno graditi, e acquisire il controllo di fatto sulla Siria, con l’aiuto dell’Iran ostile agli USA, e quindi porre ben forti le proprie basi militari sulla costa siriana del Mediterraneo, in vista di una estensione della propria influenza verso il Mediterraneo occidentale, di cui il primo passo è la vicinanza all’Egitto.

Inoltre, la Turchia, con la sua mania di potenza regionale, interviene in Libia a favore di Fayez al-Sarraj, che è l’avversario dell’alleato di Mosca, Khalifa Haftar, sostenuto dall’Egitto, importantissimo per la Russia. Per non parlare dell’altroaffrontoturco, specialmente all’Europa (ma, credo, anche alla Russia), della sottrazione del petrolio greco intorno a Cipro, con la collaborazione di Israele, danneggiando anche alcuni importanti interessi italiani.

In altre parole, l’amicizia tra Russia e Turchia vacilla molto, come, del resto, ha sempre vacillato, specie da quando fu abbattuto il bombardiere russo sui cieli siriani in prossimità dei confini turchi. E quindi Vladimir Putin non solo non ha interesse, ma sostiene chiaramente l’offensiva, largamente preannunciata, di Assad contro Idlib, l’ultima città ancora non riportata sotto il controllo del regime, ultimo rifugio dei ‘ribelli’ in gran parte finanziati e abbandonati dagli americani e degli ultimi combattenti dell’ISIS.
Idlib, fu infatti organizzata per essere l’ultimo rifugio di quei combattenti, quando Assad stava per riconquistare Aleppo. Fu una soluzione, quella, immaginata e realizzata in gran parte da un diplomatico italiano per conto delle Nazioni Unite. Soluzione, molto avventurosa, dato che ha creato una roccaforte armatissima, in una città parte dello Stato di Siria e molto desiderata dalla Turchia, in funzione anti curda. Ma ad Idlib, i combattenti ribelli e dell’ISIS, ci sono stati portati con le famiglie e quindi i rischi di massacri di civili, sono moltiplicati. Un assurdo, ma tant’è.
Il risultato è, ovviamente, sia una nuova ondata di profughi da una zona dove i massacri sono largamente prevedibili, sia una serie di danni alle forze turche che, senza diritto alcuno, sono insediate attorno ad Idlib.

Ciò, se ben capisco, ha isolato Erdogan, che aspira, come dicono alcuni, ad essere una sorta di Hitler mediterraneo, ma che, mi sembra, vede sfuggirsi il successo dopo le mosse azzardate del petrolio greco e dell’intervento in Libia.
Isolata sembrerebbe ora la Turchia, dagli USA, dai quali non può ricevere aiuto anche perché gli USA se ne stanno andando e ormai di lui non si fidano certamente più, e dalla Russia ovviamente non interessata ad aiutarla, per non parlare dell’Europa, che ha già manifestato chiaramente la propria incapacità di agire unitariamente e di essere solo disposta a pagare perché Erdogan si trattenga i profughi.
E quindi ora Erdogan è alle corde e vorrebbe un sostegno, almeno diplomatico, dall’Europa, che, a mio parere, per ora non può avere, troppo presa com’è l’Europa dalla crisi economica, dalle divisioni e gelosie interne, tra un Emmanuel Macron aspirante (un po’ patetico) ad attore regionale, una Angela Merkel in disarmo, una Inghilterra ormai presa dal sogno di un nuovo impero … forse su Marte, per non parlare del coronavirus, e infine una Italia …
Già, l’Italia…?

Ma noi italiani, tolto il coronavirus, e le sardine alle prese con la De Filippi, se almeno avessimo una politica estera e un Ministro degli Esteri che almeno sappia leggere, magari non scrivere, basterebbe!
Parrò matto a chi mi legga. Ma io credo che l’Italia, se esistesse, oggi avrebbe l’ennesima grandissima occasione, e una occasione ghiotta assai, che perderà, ovviamente, perché non esiste: non per incapacità (non solo!) ma per non volontà e totale, ma proprio totale, incomprensione di ciò che accade al mondo di un ceto di politicanti infimo, che perfino con il virus alle porte sa solo litigare, come i capponi di Renzo, appunto … i capponi.
Noi dovremmo decidere: noi chi?, tra pochette, Franceschini, Renzi, Salvini, Grillo, Giggino, Meloni, Dibba!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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