venerdì, Agosto 19

Turchia-Russia, rischi calcolati?

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L’altro e più importante motivo di risentimento turco nei confronti del grande vicino proviene dal problema dei curdi, la forte minoranza interna da sempre più combattiva e oggi più che mai temuta da Ankara perché le sue rivendicazioni quanto meno autonomistiche rischiano di debordare nel separatismo, incoraggiato dai successi acquisiti o intravisti dalle consanguinee minoranze esterne, dell’Iraq e della Siria.

L’impegno turco nel conflitto siriano viene criticato quasi da tutti proprio perché spesso appare principalmente rivolto a tenere a bada i curdi piuttosto che a ricacciare indietro l’ISIS o a detronizzare Assad. Mosca, per contro, che da tempo coltiva il dialogo con gli avversari interni del suo alleato di Damasco oltre che con quelli esterni del mondo arabo, risulta essere entrata recentemente in contatto anche con i capi delle milizie curde.

E anche qui la cosa deve avere allarmato non poco Ankara, ricordando che la causa curda aveva ricevuto a suo tempo appoggi da parte sovietica, oltre a trovare tuttora più comprensione che altrove da parte dell’Iran, che pure ospita una ragguardevole minoranza della stessa nazionalità.

Da registrare infine l’opinione di qualche osservatore secondo il quale, tenendo naturalmente conto anche della questione curda e di quella turcomanna, la decisione turca di abbattere il SU-24 andrebbe ricollegata alle pressioni sinora vane di Ankara per la creazione di una no-fly zone sopra la fascia di territorio siriano adiacente al confine turcoPressioni che sarebbero state respinte da tutti gli altri partecipanti alla campagna contro il Califfato, o presunta tale, e che secondo gli stessi osservatori avrebbero anche dopo l’incidente ben poche probabilità di successo. Ed è questa una valutazione che contribuisce a sostenere la loro impressione che la mossa di Erdogan sia stata più impulsiva, se non addirittura disperata, piuttosto che accortamente meditata.

Impressione suggerita del resto anche dal comportamento successivo del Presidente turco, che dopo avere replicato duramente alle durissime esternazioni di Putin, ha ripiegato su toni più concilianti pur mantenendo il rifiuto delle scuse formali richieste dal suo omologo russo. Il rincrescimento che Erdogan ha finito con l’esprimere, insieme all’alquanto ridicola dichiarazione di ignoranza che l’aereo trasgressore fosse russo, non è comunque bastato a propiziare il sì di Putin a incontrarsi con lui, e neppure a scongiurare le sanzioni antiturche di vario tipo prontamente decretate dal Cremlino.

Ciò nonostante, il pericolo che l’incidente provochi conseguenze gravi o addirittura catastrofiche sembrerebbe parecchio ridimensionato se non sventato, così come il timore che la brinkmanship di Erdogan, ma anche quella di Putin, rimangano soggette a ulteriori prove dello stesso genere dovrebbe essere sostanzialmente rientrato.

La caratterizzazione in parte comune dei due personaggi, ossia la percezione di vitali interessi nazionali in gioco nelle crisi attuali che essi mostrano di condividere, insieme con una più che normale propensione ad usare le maniere forti per soddisfarli, induce a non sentirsi rassicurati al cento per cento.

C’è chi confida molto sui legami economici che Russia e Turchia intrattengono, che sono indubbiamente forti. Putin ha tuttavia dimostrato in generale di saper sacrificare gli interessi economici a quelli politico-strategici, ovvero di non esitare a difendere i primi, se necessario, anche con mezzi militari. Erdogan resta ancora da scoprire fino in fondo, ma se davvero gli si sta aprendo la strada dell’ingresso nella UE non è affatto sicuro che diminuiranno le occasioni per testare la sua capacità di affrontare rischi più o meno ben calcolati.

 

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