martedì, Ottobre 19

Turchia – Russia: quando non si applica il diritto

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E veniamo al punto da cui siamo partiti.

La Turchia partecipa, sostanzialmente di fatto, allacoalizione più terzo incomodo’ anti-ISIS: la Russia, il terzo incomodo, c’è ha messo -come si dice- i piedi nel piatto, gli altri non la vorrebbero … Francia, da poco, esclusa. È una stupidaggine lo ho detto spesso anche io, se non altro perché la Russia ci è entrata a pieno titolo e ha carte importanti da giocare: per usare una espressione usata dal beneamato Premier italiano, non ci si può allontanare dal campo portandosi via il pallone e la Russia è in campo.
E dunque la Turchia può considerare quei Paesi tutto fuor che dei nemici. E quindi abbattere un aereoalleatoche sorvola per 17 secondi il territorio è chiaramente fuori di ogni accettabilità, anche perché una volontà aggressiva è presuntivamente esclusa è esclusa per definizione.

Ma anche se non di un alleato si fosse trattato, gli sconfinamenti sono cosa di ogni giorno, nella maggior parte dei casi veramente casuali, o provocatori, senza fini aggressivi, ma, al massimo, politici. Durante gli anni ‘50 e ‘60 in Europa gli sconfinamenti di aerei dell’ovest o dell’est europeo sul territorio altrui erano una cosa quasi quotidiana: in parte per errore o forza maggiore, in parte per provocazione all’ordine del giorno durante la guerra fredda. I bombardieri nucleari statunitensi violavano sistematicamente lo spazio aereo dell’URSS e viceversa. In nessun caso è scoppiata una guerra, ma anche in nessun caso (o quasi) aerei sono stati abbattuti e non solo in Europa.

Il diritto internazionale, infatti, concepisce l’aggressione, come l’atto inteso deliberatamente a danneggiare l’altro o a distruggerlo e quindi ad iniziare una guerra: solo questa è aggressione. Così è definita, infatti, nella famosissima risoluzione 3314 della Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1974, e poi ribadita nel recente emendamento alla Convenzione di Roma sulla Corte penale internazionale: un atto contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di uno Stato.

Orbene: se è vero che l’IIS ci aggredisce o anche che noi aggrediamo l’ISIS, è una guerra. Ma, francamente, anche senza alleanza di fatto, un sorvolo di pochi secondi tutto è fuor che un atto di aggressione. E quindi, abbattere l’aereo è stato sicuramente un atto illecito da parte della Turchia. Fa un po’ ridere, e anche un po’ pena, sentire il granitico Recep Tayyip Erdogan dire che avrebbe voluto che il fatto non fosse mai accaduto: è accaduto, e giustificherebbe una reazione in termini di ritorsione (atti dannosi contro lo Stato responsabile) o addirittura di rappresaglia, che potrebbe implicare anche l’uso della forza, almeno secondo la dottrina statunitense. Io avrei qualche dubbio su questo perché credo che la reazione debba sempre e comunque essere commisurata all’offesa, nella gravità e qualità, alla luce in particolare dell’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite. Ma su ciò non approfondisco: quello che è certo è che abbattere un aereo in quelle circostanze è anche un atto di assoluta irresponsabilità, a meno che non sia eterodiretto (e io credo che sia proprio così, quella dichiarazione sconsolata di Erdogan lo conferma) che implicherebbe la responsabilità anche di un altro senza escludere quella di chi agisce. Tanto per capirci: è tesi corrente e abbastanza evidente che la Turchia abbia agito susuggerimentostatunitense per cercare di tenere la Russia fuori del campo di gioco.
Vedremo se e cosa accadrà. L’unica cosa che pare quasi certa, è che … magari ascoltando la raccomandazione iraniana, la Russia si limiterà a sanzioni politiche ed economiche: per la Turchia potrebbe significare, tra l’altro, un inverno freddo, molto freddo.

(prosegue domani)

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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