venerdì, Luglio 30

Turchia: riferisce alla Nato Sullo sfondo: la questione curda con la tregua oramai saltata

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Oggi riunione straordinaria degli ambasciatori dei 28 Paesi aderenti alla NATO, richiesta dalla Turchia in forza dell’articolo 4 del Trattato di fondazione della NATO, articolo che prevede che qualsiasi alleato può chiedere una consultazioni ogni volta che la propria integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza sia minacciata.
La Turchia ha chiesto la riunione, recita la nota ufficiale della NATO, considerando la gravità della situazione dopo gli attacchi terroristici dei giorni scorsi, e per informare gli alleati dei provvedimenti che sta prendendo. Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha commentato come «giusto e attuale riunirci per parlare delle turbolenze e instabilità che vediamo in Siria, Iraq e vicino ai confini Nato della Turchia».

Ieri, contestualmente all’annuncio della riunione, sono trapelate notizie circa un accordo che sarebbe stato trovato tra Usa e Turchia per la creazione di una zona cuscinetto nel nord della Siria, lungo la frontiera. Prenderebbe forma, così, la cooperazione tra Stati Uniti e Turchia per la lotta all’Isis. Sarà una free-zone, non una No Fly Zone, in quanto questa dovrebbe essere dichiarata dall’ONU, e in questa sede la Russia, alleata di Bashar al-Assad, metterebbero quasi certamente il veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, insieme alla Cina.
Il controllo di questa free-zone sarà affidato ai ribelli siriani moderati. Si dovrebbe, così, favorire l’opposizione al regime di Assad e, contestualmente, i raid della coalizione contro l’Isis, con i caccia Usa che potranno utilizzare la base aerea turca di Incirlik. Secondo quanto riferisce il ‘Washington Post’ citando funzionari americani e turchi la fascia di sicurezza dovrebbe estendersi per un centinaio di chilometri ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo.
Nella zona si potrebbe insediare almeno una parte dei due milioni di profughi siriani che hanno trovato riparo in Turchia.

Un piano USA-Turchia, nella cornice NATO, per la creazione di una zona cuscinetto nell’area di confine tra Turchia e Siria, era nell’aria dall’autunno scorso.

Mosca ha fatto sapere che sostiene l’idea di una coalizione internazionale contro l’Isis sotto l’egida dell’Onu e che potrebbe giocare un ruolo di primo piano in questa coalizione. Lo ha spiegato il viceministro degli Esteri russo, Oleg Siromolotov, ex capo del servizio di controspionaggio dell’Fsb.

Il Segretario Generale della Nato ha avvisato Ankara che le sue azioni militari potrebbero mettere in pericolo i progressi compiuti negli ultimi anni per il raggiungimento di una pace con i curdi. Infatti, il Presidente turco Recep Erdogan ha interrotto l’armistizio con i guerriglieri curdi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) che durava da due anni  -era stata annunciata nel marzo 2013 dal carcere dallo storico leader del gruppo separatista curdo, Abdullah Ocalan, dopo che nel 2012 l’allora Premier Erdogan aveva avviato negoziati di pace per mettere fine a un conflitto che si trascina da 31 anni ed è costato 40.000 morti. Già nell’ottobre scorso, per altro, il Pkk considerava che il processo di pace fosse ‘quasi morto’ dichiarando che Erdogan sostenesse l’IS con lo scopo di colpire il Pkk e l’omologo siriano Ypg, con l’obiettivo finale di eliminare lo status di autonomia dei curdi in Rojava (Kurdistan occidentale), e diventare, insieme allo Stato Islamico, un attore dominante in Siria e in Iraq.
Questa mattina il quotidiano turco ‘Hurryiet‘ ha riportato dichiarazioni di Erdogna che non fanno che confermare i timori internazionali: la Turchia, avrebbe dichiarato il Presidente, «continuerà le operazioni militari contro l’Isis e il Pkk». ll «processo di pace con il Pkk non può andare avanti se continuano gli attacchi all’unità nazionale della Turchia».

L’offensiva della Turchia contro l’Isis non è il frutto di un cambiamento di linea politica bensì serve a coprire le connivenze di Ankara con i jihadisti e nel contempo a giustificare i duri attacchi contro il Pkk: a sostenerlo è Hadi al-Ameri, il comandante delle Unità di Mobilitazione Popolare, la coalizione di milizie sciite irachene impegnate al fianco delle forze governative di Baghdad contro l’Isis. Di un rapporto tra Turchia e i combattenti turchi ‘jihadisti’ in Siria e in Iraq dell’ISIS si è parlato a lungo, e nel corso degli ultimi mesi erano stati diffusi documenti che proverebbero il sostegno turco all’Isis. «Penso che gli attacchi turchi servano ad aiutare il Daesh, e non siano invece quello che qualcuno ha immaginato», ha dichiarato Ameri. «La Turchia non ha modificato la sua posizione. Queste operazioni le ha condotte contro il Pkk, che pure insieme agli altri curdi sta combattendo il Daesh in Siria. Ankara continua ancora adesso ad appoggiare l’Isis».
Il leader dei filo curdi  dell’Hdp, Selattin Demirtas, ha accusato senza mezzi termini il Governo ad interim dell’Akp, il partito di Erdogan, di aver dato il via all’operazione antiterrorismo attualmente in atto col solo scopo di riguadagnare la maggioranza in Parlamento. Secondo Demirtas «un Governo ad interim sta trascinando il Paese verso la guerra civile. L’approccio sbagliato alla questione siriana degli ultimi 3 anni aveva già portato la Turchia nel pantano mediorientale, solo ora se ne sono accorti». Le critiche del Segretario curdo arrivano dopo che la campagna antiterrorismo della Turchia per colpire l’Isis si è allargata sensibilmente verso obiettivi legati ai curdi del Pkk  -tra le 1.050 persone arrestate negli ultimi giorni in Turchia nella retata antiterrorismo che ha messo nel mirino jihadisti dell’Isis, vi sono anche separatisti curdi del Pkk e militanti dell’estrema sinistra.

Sono di domenica scontri tra manifestanti pro-curdi e la Polizia turca nel quartiere Gazi ad Istanbul, dopo che le autorità avevano fatto raid in alcune case del quartiere in cerca di sospetti membri di Stato Islamico e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK ). I residenti di Gazi sono scesi in strada e la Polizia turca ha usato idranti e sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti, i quali a loro volta hanno lanciato bombe molotov contro i veicoli della Polizia e costruito barricate.

 

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