martedì, Maggio 18

Turchia: perché una base militare in Qatar? field_506ffbaa4a8d4

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La Turchia ha annunciato a dicembre dello scorso anno che installerà una base militare in Qatar. Si tratta di uno sviluppo strategico che era in lavorazione già da qualche tempo ma che ha subito un’accelerazione nel corso del 2015.

Le ultime truppe turche – all’epoca, ottomane – lasciarono il territorio dell’odierno emirato del Qatar oltre un secolo fa, il 19 agosto 1915. Nel 2007, i due Paesi avevano firmato un accordo di cooperazione nel campo dellindustria della difesa. Cinque anni dopo, nel 2012, era stata la volta di un accordo di cooperazione per laddestramento militare.

Nel dicembre del 2014, l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad alThani si era recato in visita ufficiale in Turchia, con l’intento dichiarato di allargare le prospettive per una collaborazione in materia di difesa e sicurezza tra Ankara e Doha. La discussione era proseguita durante una seconda visita dell’emiro, a marzo 2015. Poco dopo, tra il 22 e il 27 marzo, sia il Parlamento che il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, avevano ratificato l’accordo.

Esso prevede che le truppe dei due Paesi possano essere dispiegate sui territori dellaltro firmatario e impegna i contraenti a rafforzare la collaborazione in materia di intelligence. Secondo l’accordo, 3 mila soldati turchi saranno di stanza in Qatar – supportati da forze speciali e da unità navali e aeree – per condurre esercitazioni congiunte. Quali sono le ragioni che hanno spinto i due Paesi a unirsi in questa relazione strategica?

 

QATAR

Il Qatar, probabilmente, vuole assicurarsi che la Turchia lo proteggerà in caso di minacce esterne – questa clausola non figura ufficialmente nell’accordo ma potrebbe essere, secondo la pubblicazione francese ‘Intelligence Online’, una postilla non divulgata. Il Qatar, come il resto del Golfo, è preoccupato da una serie di circostanze che hanno modificato il panorama geo-strategico regionale. Innanzitutto, il disgelo nei rapporti tra lIran e il resto del mondo, specialmente gli Stati Uniti, che apre alla Repubblica Islamica la possibilità di estendere la sua influenza nella regione (l’incubo peggiore dei regnanti del Golfo).

Gli Stati del Golfo sembrano tutti piuttosto convinti che gli Stati Uniti dell’era Obama abbiano perso interesse per il Medio Oriente e interpretato la dottrina del ‘pivot to Asia’ come il preludio al disimpegno americano dalla regione. È una percezione senza dubbio distorta, considerando la massiccia presenza militare degli Stati Uniti in Medio Oriente. In Qatar, le forze armate americane hanno stazionato 10 mila uomini. La base aeronautica di alUdeid è la più grande di tutto la regione. (Base la cui costruzione sembra sia stata interamente finanziata dall’emirato arabo). Ciononostante, al Qatar sembra ovvio voler diversificare i propri alleati, e legarsi a qualcuno che possa fornire quella forza militare di cui difetta. Inoltre, Ankara potrebbe essere il tramite per sviluppare una maggiore cooperazione con la Nato, di cui la Turchia è membro.

Le posizioni politiche di Ankara e Doha ne fanno due alleati naturali. Entrambi, hanno sostenuto l’ex Presidente egiziano Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, inimicandosi sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti, ostili al movimento islamista. (La posizione dell’Arabia Saudita nei confronti dei Fratelli Musulmani si è addolcita con l’ascesa al trono di Re Salman, che ha riconsiderato le posizioni politiche e strategiche del regno).

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