martedì, Maggio 11

Turchia: nuovo attentato, 7 morti a Diyarbakir

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Non c’è pace per la Turchia. Dopo l’attentato di ieri ad Ankara una nuova esplosione ha colpito un convoglio militare nel Sud-est del Paese, a Diyarbakir. Almeno sette i soldati turchi a rimanere uccisi, secondo fonti turche, da membri del Pkk. Non vi è la certezza ma il fatto che negli ultimi mesi attacchi del genere contro i soldati sono stati compiuti diverse volte in quella zona e proprio dai curdi, fa pensare anche in questo caso che la matrice sia la stessa.

Intanto continuano le indagini sull’attentato di ieri sera. La polizia turca ha infatti identificato l’autore, un cittadino siriano entrato di recente in Turchia come profugo e ritenuto vicino all’organizzazione curda Ypg. A confermarlo anche il il premier Ahmet Davutoglu. Secondo le ultime informazioni, alcune telecamere nella zona hanno ripreso l’auto dell’attentatore già l’11 febbraio, forse proprio per studiare l’attacco. A finire in manette poi sempre per le indagini riguardanti l’attacco ad Ankara di ieri sera 14 persone ritenute vicine al Pkk e alla milizia curda in Siria. «Ho parlato con il presidente ieri e abbiamo ricevuto informazioni dai nostri servizi di ricognizione. Gli autori dell’attacco terroristico sono noti. Si tratta di persone legate alle forze di autodifesa», ha detto Davutoglu, che poi ha attaccato Assad: «L’Ypg è una pedina del regime siriano, è una responsabilità del regime e di chi lo sostiene».

Davutoglu ha incaricato il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu di fornire ai membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu le prove del coinvolgimento dei curdi-siriani dell’Ypg nell’attacco: «È nostro diritto aspettarci una posizione comune contro organizzazioni terroristiche». Ad appoggiarlo anche Erdogan, che si dice certo che l’attacco di ieri «mostrerà alla comunità internazionale che avevamo ragione sui forti legami tra il Pkk e le milizie curdo-siriane dell’Ypg», ritenute terroriste da Ankara ma non dagli USA. Ma il co-leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan, Cemil Bayik, nega tutto, così come il partito curdo-siriano Pyd. Ma intanto le scaramucce tra le due parti continuano. Nella notte un soldato e un poliziotto turchi sono morti in scontri con membri del Pkk a Idil, mentre l’aviazione turca ha colpito alcuni obbiettivi del Pkk nel Nord dell’Iraq, causando una sessantina di morti tra i miliziani.

C’è tensione in Europa per le decisioni riguardanti i migranti. Oggi scontro aperto tra la Commissione Ue e l’Austria, con scambio di battute tra la ministra dell’Interno austriaca, Johanna Mikl-Leitner e il commissario europeo per l’immigrazione Avramopoulos: la prima, incurante delle critiche, ha dichiarato infatti che il tetto giornaliero e annuale alle entrate di migranti e richiedenti asilo sarà implementato come pianificato, ma il secondo ha poi ribadito in maniera piccata che «l’Austria ha l’obbligo legale di accettare tutte le domande di asilo fatte sul suo territorio o alla frontiera». Ad intervenire nella  vicenda anche il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che proprio oggi ha incontrato il cancelliere Faymann.

Ad allarmare poi le decisioni di Ungheria e Serbia: la prima ha dato il via libera a un emendamento che autorizza l’esercito a schierarsi ai confini per arginare il flusso di migranti della cosiddetta rotta balcanica. La seconda invece ha minacciato di seguire l’esempio dell’Austria, con controlli al confine ed autorizzazioni a 3.200 ingressi giornalieri, oltre all’accoglimento di sole 80 domande di asilo: «Non vogliamo riversare su altri i nostri problemi, ma non possiamo consentire che i problemi di altri si risolvano sul territorio della Serbia», il messaggio lanciato da Aleksandar Vulin, ministro del lavoro e affari sociali.

Ad intervenire anche Matteo Renzi, che mostra comprensione per le ragioni dell’Austria: «E’ in una posizione difficile, oggi ha più richiedenti asilo dell’Italia in termini assoluti. Il tema esiste, ma non possiamo immaginare di chiudere il Brennero. Dobbiamo lavorare insieme perché non vi siano emergenze nei Balcani. Avere una strategia a monte di investimenti nei Paesi di origine e di cooperazione internazionale. Di certo il Trattato di Dublino ha fallito, è sotto gli occhi di tutti. Non sarà facile, l’Italia farà la propria parte, ma la domanda è se l’Europa farà la propria parte»«Ci sono rischi di scelte unilaterali che possono far precipitare la crisi portandoci a cancellare una delle principali conquiste dell’Europa, ossia Schengen e la libera circolazione», avverte il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni da Atene, dove ha incontrato il presidente greco Prokopis Paulopoulos. «C’è un’alternativa per gestire in modo diverso la crisi ed è la condivisione dell’impegno e il superamento del trattato di Dublino. E su questa alternativa Grecia e Italia lavorano insieme, c’è una convergenza con la Germania ed altri Paesi e l’obiettivo è difendere questa linea comune». Mentre dalla riunione di pre-vertice del Ppe, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha chiarito che l’Italia si sta «preparando ad ogni scenario possibile», ma «lavorando per impedire che l’Europa vada a sbattere contro un muro». Intanto questa sera nella cena tra capi di Stato e di governo della UE si discuterà dell’ultima bozza di conclusioni sul tema migranti del Consiglio Europeo. Priorità resta l’attuazione del piano Ue-Turchia, con occhio anche all’aiuto che può arrivare dalla Nato.

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