lunedì, Ottobre 18

Turchia: nessun progetto, nessuna bugia

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sırrı-sakık

Istanbul – Il centro di Ağrı, domenica 1 giugno alle 19, faceva pensare ad una festa popolare o a una grande partita di calcio. Bandiere, canti, slogan, persone che ballavano per le strade e un ‘concerto’ di trombe da stadio. Erano stati da poco diffusi i primi risultati ufficiali delle elezioni straordinarie a Sindaco della città. Il candidato del BDP (partito per la Pace e la Democrazia), Sırrı Sakık, si mostrava già in netto vantaggio, con il 5% di preferenze in più rispetto a Hasan Arslan, il candidato di AKP (partito per la Giustizia e dello Sviluppo). Ma la festa vera è arrivata dopo le 23, quando Sakık, in mancanza di un balcone al quale affacciarsi, è salito in cima al suo bus elettorale per parlare alla folla in festa: «È davvero la pace, oggi, ad aver vinto. Abbiamo fatto una campagna elettorale che, in collaborazione con le persone comuni, aveva l’obiettivo di tramutare la geografia del dolore in una geografia della pace. Oggi il risultato è stato la vittoria della pace!», ha esclamato Sakık.

La verità, però, è che le possibilità di un cambiamento sono davvero limitate. Ağrı (‘Ararat’ in turco) si trova sull’estremo confine orientale e vicino al confine con l’Iran, in una delle province più povere della Turchia. Xezal Bartil, di BDP, che ha lavorato per un anno ad Ağrı sulle questioni di genere, alla vigilia delle elezioni sottolineava che: «se vai a trovare qualcuno a casa sua, spesso non sai dove metterti seduto – mancano anche gli oggetti più basilari!». La disoccupazione è elevata, non si può parlare di alcun «grande datore di lavoro», gli investimenti -sia pubblici che privati- sono rari e le infrastrutture carenti. «Naturalmente con la vittoria di BDP non cambierà nulla», ha detto l’ingegnere Bülent Taner, originario di Diyarbakir, ma residente in Ağrı da 8 anni, durante la festa in piazza. «Non costruiranno fabbriche. Ma per noi resta importante sentirci rappresentati e presi sul serio come curdi».

La città (e capoluogo di Provincia) di Ağrı conta circa 110.000 abitanti, e negli ultimi 10 anni è stata governata da un Sindaco di AKP. Nel 2009, AKP aveva preso il 39.6% dei voti, raccolti dal principale candidato Hasan Arslan, mentre il DTP Curdo (predecessore di BDP) si era fermato al 32%. Il 30 marzo 2014, le elezioni di Ağrı sono state le più violentemente contestate di tutta la Turchia. Secondo i primi risultati, il BDP contava appena 10 voti di distacco da AKP, il quale ha dunque presentato ricorso. I voti di 15 circoscrizioni elettorali sono stati di nuovo conteggiati. E anche se dal nuovo conteggio risultava la vittoria di AKP, tra i sacchi con le schede elettorali ne è stato trovato uno aperto e strappato, anziché regolarmente chiuso. Così è stata decisa una nuova consultazione elettorale, che si è svolta domenica scorsa.

Ogni tanto, come in questo caso, Ağrı assume una visibilità di interesse nazionale. Unità e veicoli della Polizia arrivati da tutto il Paese si sono riversati in città, con i giornalisti di Ankara e Istanbul  -in rappresentanza di media che di Ağrı scrivono raramente. Alcuni seggi elettorali, collocati nelle scuole, sembravano stazioni di Polizia. Agenti in divisa e unità di polizia civile pattugliavano l’interno e l’esterno degli edifici. Nonostante la massiccia presenza della polizia, percepita da molti elettori come pressione psicologica, il giorno delle elezioni è trascorso serenamente e senza incidenti.

Dalle amministrative del 30 marzo, sia AKP che BDP hanno intensificato gli sforzi per conquistare la maggioranza degli elettori. Il BDP ha inviato da Ankara sei membri, per formare il comitato di coordinamento della campagna elettorale. Il comitato ha deciso, tra l’altro, di rimborsare le spese di viaggio agli elettori originari di Ağrı e residenti al di fuori della loro città. 1.700 elettori che hanno presentato domanda sono arrivati in aereo o in auto. AKP ha mandato un ex parlamentare da Batman, a coordinare le ultime fasi della campagna. Il partito ha anche invitato ad Ağrı cinque Ministri e oltre 60 parlamentari. Persino il Primo Ministro Erdoğan ha fatto un’apparizione elettorale. Il BDP, allo stesso modo, ha invitato diversi parlamentari, come Leyla Zana, e sindaci, tra cui quello di Diyarbakır, Gültan Kisanak, a partecipare agli eventi.

Nel corso della campagna, la discussione tra i partiti rivali è stata aspra. Hasan Arslan, il candidato di AKP e Sindaco uscente della città, nella vigilia elettorale ha dichiarato: «Il BDP esercita violenze e minaccia gli elettori, dicendo che se non voteranno BDP i loro bambini saranno rapiti. Noi subiamo aggressioni per la strada; la mia auto è stata danneggiata per quattro volte consecutive». Arslan ha documentato le sue affermazioni mostrando un testo in cui viene minacciato da simpatizzanti del PKK.

Anche BDP ha accusato AKP di intimidire gli elettori: «vi toglieranno le agevolazioni per i vostri figli, se AKP dovesse perdere», ha dichiarato Murat Sayan, del comitato elettorale di BDP. In aggiunta a tutto ciò, i militanti di BDP sostengono che AKP ha distribuito denaro in tutta la città, in cambio di voti. Ambedue le accuse sono impossibili da provare. Ma sarebbe eufemistico definire la campagna elettorale “limpida e democratica”.

Considerando i toni roventi della competizione elettorale, la tensione e la presenza della Polizia in città, il fatto che le elezioni si siano svolte in modo pacifico si può comunque considerare un successo. L’evidente vittoria del BDP ha verosimilmente contribuito al sereno svolgersi della serata, dato che il partito ha superato AKP di circa 2.500 voti. In sostanza, BDP ha preso il 51% dei voti e AKP poco più del 45%. Per le strade di Ağrı si sentiva dire che «Se AKP avesse vinto, probabilmente qui sarebbe scoppiata una guerra civile».

Sırrı Sakık, è originario di Muş, un’altra grande e povera città curda; già parlamentare ad Ankara, si trasferirà ad Ağrı per i prossimi cinque anni. «La mia strategia è l’onestà: nessuna bugia, e niente promesse a vuoto», ha dichiarato sabato sera (31 maggio) parlando dalla sede del comitato elettorale di BDP, dove molti cittadini di Ağrı che ora risiedono in Europa o negli USA si erano raccolti per esprimere il loro sostegno. Se si tratterà di qualcosa di più che un semplice supporto morale, lo vedremo nei prossimi anni. Senza ricevere aiuti dall’esterno, Sakık non potrà fare molto. Se ciò dovesse accadere, comunque, sarà difficile che i suoi elettori si accontentino delle sue dichiarazioni di onestà.


(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli) 

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