domenica, Settembre 19

Turchia: l’apertura (impossibile) all’Unione Europea Erdogan apre a questa possibilità, ma mancano le condizioni. Intervista ad Alberto Negri, analista ISPI

0

Sono stati gli errori di Erdogan, avvallati dagli americani, a portare a questo punto: credere di poter abbattere Assad. Alla fine del 2015, il Presidente turco si è accorto che si stava creando ai suoi confini una regione autonoma curdo-siriana, che aveva forti legami con il Kurdistan turco. Questo ha spinto Erdogan a cambiare completamente campo, perché altrimenti avrebbe subito una sconfitta strategica. È il punto nodale dell’intera vicenda: dopo aver capito che gli americani non avrebbero bombardato Assad, poiché i russi, il 30 settembre 2015, erano entrati in campo, Erdogan si è trovato in una situazione complicata. Si è scontrato prima con la Russia (abbattimento del caccia), poi ha trattato Mosca e con Teheran, arrivando ai trattati di Astana dovendo contenere l’ascesa dei curdi siriani, usati dagli americani nell’assedio di Raqqa. A quel punto, Erdogan ha iniziato le sue operazioni militari, con lo scopo di instaurare una fascia di sicurezza, attraverso la spartizione della Siria in zone di influenza, in modo da evitare una continuità territoriale nella regione autonoma curdo-siriana.

Lo stesso colpo di Stato del 2016 è stato un momento importante: si dice che Putin abbia avvertito Erdogan del possibile golpe.

Il colpo di Stato è uno spartiacque. L’ipotesi per cui i russi abbiano avvertito Erdogan del golpe non è provata, ma la cosa importante in quei giorni è stata che, subito, sia la Russia Putin, che l’Iran di  Rohani hanno espresso solidarietà al Presidente turco, contrariamente a Usa e Ue. Da quel momento, ha guardato a Europa e Stati Uniti con sempre maggior sospetto: esponenti del Governo turco hanno additato gli americani come possibili ispiratori del golpe, insieme all’Imam Fetullah Gulen. Tuttavia, questo non significa assolutamente che ci sia stato un allontanamento definitivo dall’Occidente: Erdogan, oggi, usa da una parte i suoi rapporti con la Nato e con la Ue, e dall’altro i suoi rapporti con Putin e con Rohani. È qui che rafforza la sua posizione, da un punto di vista strategico, acquistando missili dalla Russia, accordandosi con l’Iran, con l’Iraq. Usa i suoi rapporti a est per bilanciare quelli con la Nato, ma non lascerà la Nato, perché essere suo membro permette alla Turchia di negoziare con Russia e Iran. E questo avviene anche in settori economici, come quello energetico: da una parte, la Russia ha raggiunto un accordo con la Turchia per il passaggio del gasdotto Turkish Stream, ma allo stesso tempo, Erdogan bilancia questo accordo con il gasdotto del TAP, che porterà il gas dall’Azerbaigian al Sud dell’Europa.

Perché Erdogan sta riavvicinandosi all’Europa?

Perché ha bisogno dell’Unione Europea: il 50% degli scambi commerciali della Turchia sono con l’Europa. Dal 2002 (anno dell’ascesa dell’AKP), il 70% degli investimenti sono europei. Il 70% dell’indebitamento delle imprese turche è con banche europee. Ecco perché ha bisogno di mantenere i rapporti con l’Europa. Il successo economico è stato il vero pilastro del successo di Erdogan: dovesse venire meno, anche il suo potere ne uscirebbe incrinato. Profughi e affari sono le due carte che Erdogan si gioca con l’Europa. I principali partner turchi sono europei: l’Italia ha un volume d’interscambio pari a 20 miliardi di dollari l’anno. L’incontro più importante che è venuto a fare a Roma non è con Gentiloni, Presidente di un Governo dimissionario, ma è quello con gli imprenditori.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->