venerdì, Ottobre 22

Turchia: la partita di Erdogan field_506ffb1d3dbe2

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Erdogan turchia nuova

Istanbul – Oltre 39mila agenti di Polizia schierati, la Corte che annuncia l’incostituzionalità della chiusura del social Twitter ed il Governo che, per tutta risposta, annuncia l’oscuramento di Youtube. Due tornate elettorali fondamentali si terranno nei prossimi cinque mesi, la moneta locale arranca a tenere il passo con le valute di riferimento ed una serie di scandali ed intercettazioni che arrivano al grande pubblico minando la credibilità di un numero sempre maggiore di personalità al vertice del controllo del Paese. Questo è il contesto che caratterizzerà le elezioni in Turchia.

La prima tornata, domenica 30 marzo, riguarderà le elezioni locali, il rinnovo, cioè, dei primi cittadini dei maggiori centri turchi. Da Istanbul a nord, a Gazantiep sulla frontiera siriana a sud, alla zona est di Erzurum vicina ad Iran ed Azerbajan, a Denizli nell’ovest mediterraneo fino ad Ankara, nel cuore del Paese. Queste sono le zone più importanti, e più diverse, che rappresenteranno il nuovo baricentro politico della Turchia. Nonostante l’enorme divario culturale che separa aree più orientali del Paese, l’est, cioè, ed il sud, da quelle più vicine ai valori europei, nord ed ovest, dal lontano 2002 si è sempre registrata una costante comune: Adalet ve Kalkinma Partisi, o AKP, meglio noto in Europa come Giustizia e Sviluppo, il partito filo islamico presieduto dall’attuale Premier Recep Tayyip Erdogan.

Le elezioni, che si presentano come imprevedibili per la maggior parte degli analisti mondiali, sono già state poste sotto la lente d’ingrandimento internazionale. Questo perché, nonostante, di solito, le elezioni locali non rappresentino un focus d’interesse primario per gli osservatori esterni, in questo caso sono già state rinominate come il termometro, o la cartina tornasole, dell’umore elettorale verso il primo cittadino turco.

AKP è al potere da oltre undici anni e dal novembre 2002 (prima tornata vinta con il 36% di preferenze) e ha registrato un aumento di consensi costante durante le elezioni del 2007, con un balzo fino al 47% di voti, fino al 2011 quando ha maturato il 50% dei consensi. Una percentuale altissima che, in questa chiamata alle urne 2014, sarà estremamente difficile da mantenere. Per Erdogan la conferma di fiducia è fondamentale perché, giunto alla soglia costituzionale della terza riconferma a Premier, deve valutare attentamente la propria candidatura alle Presidenziali di agosto.

Quanto necessita di capire è, fondamentalmente, la percentuale di lesione che la sua immagine ha subito a causa dei recenti avvenimenti, agli occhi dei concittadini, in modo da poter preparare una strategia utile per l’estate. Se, a seguito della serie di scandali, queste elezioni rivelassero una caduta del gradimento dell’opinione pubblica, la direzione di AKP, potrebbe valutare la candidatura di un volto nuovo che rinfreschi l’immagine del partito. Se, invece, dagli exit – pole venisse fuori una conferma di fiducia nell’operato, il governo potrebbe intraprendere un percorso di modifica costituzionale verso un aumento dei poteri del Presidente della Repubblica, garantendo così un margine di gestione più ampio al Quirinale di Ankara.

Nei principali centri del Paese le candidature a sindaco di AKP prevedono: a Istanbul la conferma del candidato Kadir Topbas, che, per la terza volta, chiederà la conferma ai cittadini. Topbas rappresenta la riconferma più difficile per il partito. Era in carica, infatti, durante i durissimi scontri al parco cittadino di Gezi, quando i giovani ambientalisti si scagliarono contro la governance del Bosforo per salvaguardare la famosa area verde minacciata da un progetto di cementificazione selvaggia, riuscendoci.

I candidati concorrenti, ovvero Mustafa Sarigul per il Partito Repubblicano del Popolo (CHP),  Rasim Acar, il giovane rappresentante del Movimento Nazionalista (MHP) e Sirri Surreya Onder dell’alleanza democratica BDP/HDP, cavalcheranno lo scaldalo che ha visto le dimissioni, a seguito di un’indagine per corruzione, del Ministro per l’Ambiente e l’Urbanistica Erdogan Bayraktarper convincere la popolazione del conflitto di interessi del rappresentante AKP alla guida della città.

Melih Gokcek, invece, alla ricerca del quinto mandato consecutivo per la guida di Ankara, vivrà le elezioni in maniera più serena. Il candidato AKP per la capitale, infatti, vanta da sempre una percentuale di gradimento maggiore, addirittura, a quella del partito stesso in città, e, per i maggiori concorrenti di CHP, MDP e BDP, non sarà facile sottrarre la poltrona ad uno dei sindaci più radicati nei distretti finanziari cittadini. Anche in questo caso, la leva, sarà di carattere urbanistico. Gokcek, infatti, è stato duramente criticato per non essere riuscito a portare a termine la costruzione di una nuova linea metro nel nord della città che, rimasta incompiuta, ha causato un’enorme dispendio in termini economici, senza apportare il beneficio promesso alla mobilità cittadina. I due centri a livello elettorale, grazie alla loro popolazione (tredici milioni Istanbul, cinque milioni Ankara sui settanta totali della Turchia), rappresenteranno un spaccato attendibile per l’umore del Paese e, infatti, costituiscono i centri di maggiore interesse per gli osservatori.

Quanto avvenuto nel Paese negli ultimi giorni, dall’escalation sui confini siriani a causa dell’abbattimento del Mig-23 di Bashar al-Asad da parte degli F-16 turchi, l’oscuramento della piazza di discussione on-line Twitter dal 20 al 26, marzo ed ora secondo round contro la piattaforma di condivisione video Youtube, rei di aver permesso la diffusione di intercettazioni e video non verificati riguardo discutibili sistemi di governance di membri del partito, potrebbero avere due distinte conseguenze: la prima è lo spostamento dei voti degli under 30, che nelle ultime elezioni avevano premiato AKP, la seconda è la cattura dei voti degli utra conservatori over 50 al di fuori dei grandi centri, che potrebbero aver gradito le prese di posizione nazionaliste del Premier.

Ad ogni modo, bisognerà attendere lo spoglio per capire se la strategia darà gli esiti sperati e se, ‘l’ultimo sultano turco’, potrà continuare a guidare l’importantissimo centro di confine fra l’Europa ed il Medio Oriente.

 

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