giovedì, Aprile 22

Turchia fra Shooting e Shotdown field_506ffb1d3dbe2

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Amman – In uno scontro a fuoco avvenuto giovedì, lungo la statale anatolica che dalla sponda sud del Mediterraneo, corre a nord verso le aree di confine europee, un soldato della Gendarmeria turca ed un ufficiale di Polizia sono rimasti uccisi. Le vittime, che si credevano essere tre dai primi rapporti, sarebbero decedute a causa delle ferite riportate a seguito dei colpi di arma da fuoco (dei fucili da caccia) e non, come riportato da alcuni canali informativi, a seguito dell’esplosione di una granata.
Altre quattro persone hanno riportato ferite di diversa entità  causa il coinvolgimento nell’accaduto, tra cui un altro ufficiale della Gendarmeria, che versa in gravissime condizioni, ed un uomo colpito all’interno di un autobus di passaggio coinvolto di riflesso nel velocissimo scontro a fuoco.

La dinamica degli eventi sarebbe la seguente: tre uomini di nazionalità occidentale, due albanesi ed un kosovaro, a quanto rilasciato nella mattinata di oggi dal Vice Primo Ministro Besir Atalay in conferenza stampa, provenienti dalla zona sud del Paese e diretti verso il confine nord alla guida di un’auto noleggiata per lunghe tratte il giorno precedente, durante il transito sulla strada statale centrale del Paese nella provincia Nidge, all’altezza del distretto di Ulukisla, avrebbero aperto il fuoco ad un normale posto di blocco nel tentativo di forzarlo.

Le ragioni del gesto starebbero nel carico trasportato negli zaini sequestrati agli assalitori, all’interno dei quali sarebbe stato ritrovato un modesto quantitativo di armi, alcune granate e dei telefoni satellitari, che indicherebbero la trans nazionalità del percorso dei tre.
Dopo aver aperto il fuoco, riuscendo a superare il posto di blocco, la corsa dei tre sarebbe poi proseguita a bordo di un mezzo rubato, diretta verso nord.
L’allarme immediatamente diffuso, e il dispiegamento di mezzi aerei e di terra per risalire alla vettura, avrebbe permesso di localizzare la loro posizione.
Ne è nata così una situazione di stallo, dovuta alla presa in ostaggio di un cittadino turco da parte dei banditi, conclusasi nel giro di un’ora con il ferimento e  l’arresto di due membri della banda e la fuga di un terzo, quale dei tre non ancora chiarito.

Il fatto in sé, nonostante la gravità, non sarebbe di fortissimo rilievo se non fosse la spia del livello di tensione nel Paese.

Nell’immediato seguito degli accadimenti, infatti, le agenzie di stampa interne ed estere, hanno diramato bollettini riguardo l’uccisione degli ufficiali, e il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, insieme con Atalay hanno rilasciato le prime, forti, dichiarazioni.

«I report che ho ricevuto, contengono note su Siria, e questo è grave. Potrebbe essere un tentativo di minare la serenità dell’atmosfera elettorale», ha dichiarato Atalay al quotidiano ‘Hürriyet’.

L’emittente privata ‘NTV’ ha, in seguito, riferito che gli assalitori venivano da Hatay, una Provincia al confine con la Siria.
«Attacco terroristico nefasto è stato effettuato contro la nostra gendarmeria e la polizia nel distretto Ulukisla di Nidge», ha dichiarato Erdogan.

Il termineterroristain Turchia identifica, solitamente, la frangia estrema del Partito dei lavoratori Kurdo, il PKK, la cui attività violenta, in realtà, si è arrestata a seguito dell’apertura del dialogo avvenuta di recente, proprio con Giustizia e Sviluppo, AK, partito di Governo di Erdogan.

La pista siriana, anche se ridimensiona, resta comunque plausibile, ma in un’ottica differente: è un dato di fatto che la zona di confine sud della Turchia, lungo la barriera siriana, sia di difficile controllo, proprio da lì passano quotidianamente gli esuli in fuga dal conflitto che si rifugiano nei territori sotto il controllo di Ankara, arrivati ormai a settecentomila, e non sarebbe assurdo che i tre banditi, vi si siano recati per rifornirsi di armi.

Il precedente incidente diplomatico, fra i due confinanti, risale al 2012, quando la contraerea di Bashar al-Assad, ha abbattuto un caccia F-4 Phantom turco. Forti trattative e dialoghi furono, allora, avviati al fine di mediare l’incidente, da parte delle forze internazionali, nel tentativo di scongiurare la reazione turca, che allora, per scelta di Erdogan, non ci fu.

Sempre nel 2012, in ottobre, un raid turco colpì una postazione dell’Esercito siriano lungo il confine di Rasm al-Ghazal, uccidendo un numero ancora imprecisato di soldati siriani. Le tensioni fra i due Paesi, diametralmente divisi nello schieramento riguardo il conflitto a causa della presa di posizione filo-saudita della Turchia, sono quindi note e la popolazione turca, consapevole del rischio, vive dal 2011 un continuo stato d’all’erta nei confronti della barriera sud col Medio Oriente.

L’impatto degli avvenimenti di ieri, lo conferma. La falsa informazione che si è rapidamente diffusa riguardo l’arabofonia dei due arrestati, ha portato centinaia di manifestanti di fronte al policlinico scelto per prestare le cure necessarie agli assalitori, che hanno rischiato il linciaggio e le forze di sicurezza hanno dovuto ricorrere all’utilizzo di gas lacrimogeni e cariche di alleggerimento per disperdere la folla.

Le prossime elezioni locali del 30 marzo, si annunciano quindi particolarmente tese, ed i comportamenti di Erdogan a riguardo, talvolta, scomposti.

A seguito dei recenti scandali per corruzione, che hanno interessato membri di spicco della coalizione governativa e delle istituzioni primarie turche, il Primo Ministro ha perso vistosamente terreno ed un alleato di spicco: il religioso Fethullah Gulen, capo di un movimento religioso fortemente seguito nel paese. Le manifestazioni di protesta si sono susseguite negli ultimi mesi, sulle strade e sul web.

Notizia odierna particolarmente controversa è la chiusura del social network Twitter, annunciata poco più di una settimana fa dal Premier in un comizio tenuto nella città di Bursa, e messa in atto questa mattina sotto autorizzazione del Tribunale nazionale. Si teme seguiranno gli shutdown dei siti di condivisione video e che ciò causerà un’ulteriore ondata di disordini. Il Dipartimento di Stato americano ha espresso ‘preoccupazione’ sottolineando che «Le democrazie sono rafforzate dalla diversità delle voci che si esprimono in pubblico»,

«Un arresto totale delle piattaforme di social media non può essere approvato» , ha twittato proprio questa mattina il Presidente della Repubblica Abdullah Gul.

Le prossime scelte di Erdogan saranno, quindi, fondamentali per la stabilità del Paese  non c’è dubbio che saranno responsabili dell’assestamento del baricentro elettorale in vista della tornata di fine mese.

 

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