giovedì, Settembre 23

Turchia, esplosione ad Ankara: cinque morti Arabia Saudita, Qatar, Russia, Venezuela: accordo a quattro per limitare la produzione di petrolio

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Turchia – Una forte esplosione è stata avvertita nel tardo pomeriggio nella capitale Ankara. Secondo il quotidiano ‘Sabah’, l’esplosione è avvenuta nei pressi di un complesso di residenze di militari, nel quartiere centrale di Kizilay. Ci sarebbero alcuni feriti, riferisce l’emittente locale ‘CnnTurk’. Alcune foto mostrano un’alta colonna di fumo nero tra i palazzi della città. Ignote le cause dell’esplosione, ma l’agenzia Dogan sostiene che si sia trattato di un attacco contro una navetta che trasportava militari.
L’esplosione ha causato almeno 5 morti e 10 feriti. Lo riferisce la ‘CnnTurk’, citando fonti dell’ufficio del governatore locale, che parla di autobomba fatta esplodere al passaggio di un mezzo che trasportava soldati nei pressi di un complesso militare nella zona centrale di Kizilay. La scena dell’attentato descritta dai media è dominata da auto in fiamme, un’alta colonna di fumo denso e sirene una ventina di ambulanze in arrivo sul posto. Mentre la polizia e lo stesso Premier Ahmet Davutoglu fanno sapere che le indagini sull’accaduto sono in corso, Omer Celik, Portavoce del Partito Akp del Presidente Recep Tayyip Erdogan, su Twitter ha definito l’esplosione «un atto di terrorismo». L’azione non è stata rivendicata, ma si sospetta di un’azione del Pkk.
Il Premier turco Ahmet Davutoglu ha fatto sapere che domani non partirà alla volta di Bruxelles per il vertice Ue, dopo l’esplosione registrata questa sera ad Ankara.

Cina – Pechino avrebbe collocato missili su una delle isole del mar Cinese meridionale. E’ quanto riferiscono funzionari di Taiwan e degli Stati Uniti, sottolineando la volontà di Pechino di accrescere le tensioni in risposta dell’esortazione di Barack Obama a moderare il confronto nella regione. Immagini satellitari scattate il 14 febbraio e pubblicate da ‘Fox News’ mostrano una dozzina di missili terra aria cinesi su un’isola dell’arcipelago Paracelso conteso tra Cina, Vietnam e Taiwan.
Secondo le immagini ottenute dalla società satellitare privata ImageSat, su Woody Island sono state installate due batterie di otto lanciatori di missili terra-aria e un sistema radar. I missili sono arrivati ​​la scorsa settimana e, secondo un funzionario degli Stati Uniti, pare essere presente anche un sistema di difesa aerea HQ-9, che ha una portata di 125 miglia (200 chilometri) e costituirebbe una minaccia per qualsiasi aereo che voli sulla regione. Molti analisti sono convinti che la presenza militare crescente della Cina nel mare potrebbe culminare con la creazione di una zona di difesa aerea.
Il portavoce del Ministero della Difesa di Taiwan, David Lo ha dichiarato che sono state individuate delle batterie di missili su Woody Island. L’isola fa parte del gruppo di isole Paracels, sotto il controllo cinese per più di quarant’anni, ma il cui possesso viene rivendicato da Taiwan e dal Vietnam. Un funzionario della Difesa degli Stati Uniti ha confermato «l’apparente dispiegamento» dei missili.
Il Ministro degli Esteri cinese ha commentato che le notizie di «certi media occidentali» dovrebbero concentrarsi di più sulla costruzione di fari per migliorare la sicurezza della navigazione nella regione. «Per quanto riguarda le strutture di autodifesa, limitate e necessarie, che la Cina ha costruito su isole e scogli dove vivono delle persone, posso dire che ciò è coerente con il diritto di auto-protezione stabilito dal diritto internazionale; quindi, non ci dovrebbe essere alcun dubbio in proposito», ha affermato Wang Yi.
Il Ministero della Difesa cinese ha detto che le strutture di difesa su «isole e scogli rilevanti» sono presenti da molti anni, aggiungendo che gli ultimi rapporti circa il dispiegamento di missili non sono altro che «battage pubblicitario».
La Cina rivendica la maggior parte del Mar Cinese Meridionale, attraverso il quale passano scambi commerciali per oltre 5 miliardi di dollari l’anno. Per suffragarne il possesso, Pechino ha realizzato strade e altre infrastrutture su isole artificiali.
Gli Stati Uniti hanno ribadito che andranno avanti con l’applicazione della «libertà di pattugliare» tramite navi e aerei per garantire il passaggio senza ostacoli attraverso la regione, in cui Vietnam, Malaysia, Brunei, Filippine e Taiwan avanzano rivendicazioni conflittuali. L’ammiraglio Harry Harris, numero uno del Comando statunitense del Pacifico, ha detto che il dispiegamento di missili sulle Paracels non sarebbe una sorpresa, ma costituirebbe motivo di preoccupazione e sarebbe in contrasto con l’impegno della Cina di non militarizzare la regione. «Porteremo avanti operazioni per garantire la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale sempre più frequenti e complesse», ha spiegato Harris, nel corso di una conferenza stampa a Tokyo. «Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci».
La notizia del dispiegamento di missili arriva giusto mentre Obama e i leader dell’associazione delle nazioni del Sudest asiatico hanno concluso un vertice in California, dove si è discusso della necessità di allentare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Il summit, peraltro, si è chiuso con un comunicato in cui non si fa menzione specifica delle azioni della Cina nell’area.
Il Ministero degli Esteri del Vietnam non ha risposto immediatamente alle richieste di commento. Ma lunedì scorso il Primo Ministro ha chiesto ad Obama che gli Usa svolgano un maggiore ruolo per prevenire la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale.
Dall’altra parte, le attività statunitensi in Mar cinese meridionale minano la «fiducia reciproca» tra Washington e Pechino, fanno «infuriare» il popolo cinese e, in definitiva, «non servono neanche all’interesse nazionale americano». L’afferma un duro editoriale pubblicato oggi dal sito internet della Xinhua. Pechino lamenta il fatto che, negli ultimi tre anni, Washington ha fatto navigare navi da guerra nell’area contesa e ha fatto sorvolare bombardieri su di essa, in una «sguaiata provocazione» nei confronti della Cina. «Nonostante la rivendicazione della ‘libertà di navigazione’, il vero motivo di Washington è poter far operare senza ostacoli le sue navi da guerra» in tutto il mondo. «Le azioni di prevaricazione come questa non solo mineranno la fiducia strategica tra Pechino e Washington e fanno infuriare il popolo cinese, ma non sono neanche buoni per gli interessi nazionali Usa», si legge ancora nell’editoriale. Nel novembre scorso due bombardieri strategici B52 degli Usa hanno sorvolato le isole artificiali cinesei realizzate nei pressi delle Spratly.

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