mercoledì, Giugno 23

Turchia, escalation di violenze

0
1 2 3


A sgretolarsi è anche lo Yemen dove la guerra non accenna a finire. Distrutte città importanti e millenarie come Sana’a, ora è la popolazione a rischiare di essere annientata non solo dalle violenze, ma soprattutto dalla situazione sanitaria catastrofica. «Peggiora di giorno in giorno, il mondo deve svegliarsi di fronte a quanto sta accadendo». È il grido d’allarme lanciato oggi dal presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (CICR), Peter Maurer, reduce da una missione di tre giorni nel Paese. Ma il CICR non è il solo a suonare il campanello d’allarme: secondo la relatrice speciale dell’ONU sul diritto al cibo, Hilal Elver, il Paese sta precipitando in una crisi alimentare. La Elver ha ricordato che oltre 12,9 milioni di persone sopravvivono senza un adeguato accesso alle forniture alimentari di base, di cui sei milioni da ritenere in severa insicurezza alimentare. «La situazione dei bambini è particolarmente allarmante» ha detto ancora «con rapporti che suggeriscono che 850.000 bambini yemeniti debbano affrontare una situazione di malnutrizione acuta, una cifra che rischia di salire a 1,2 milioni nelle prossime settimane se il conflitto persisterà al suo livello attuale». Sul fronte della salute, l’accesso a trattamenti salvavita diminuisce in modo allarmante. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa il 23% delle strutture non sono più operative o lo sono solo parzialmente a causa della situazione di violenza «e ogni settimana nuove locali chiudono i battenti», ha detto il portavoce dell’OMS Tarik Jasarevic.

A fare i conti con il dramma della migrazione non è solo l’Italia. In Grecia sono migliaia gli uomini le donne e i bambini che sono sbarcati sulle coste e ieri è scoppiato il caos sull’isola di Kos, dove su 30mila abitanti ci sono 7mila migranti. Le violenze sono scattate quando alcuni hanno forzato il blocco delle forze dell’ordine cercando di ottenere i documenti validi per partire. A quel punto, la polizia ha caricato con i manganelli i migranti e ha lanciato gas lacrimogeni mentre centinaia di persone, in gran parte afghane e siriane, sono stipate nello stadio, in attesa di conoscere il proprio destino. Tra loro anche molti bambini e donne. Il sindaco dell’isola, Yorgos Kyritsis, ha lanciato un appello chiedendo al governo assistenza immediata. «La situazione sull’isola è fuori controllo», ha detto in tv il sindaco dell’isola, Yorgos Kyritsis lanciando un appello al Governo per avere assistenza immediata. Secondo gli ultimi dati della guardia costiera, l’afflusso a Kos è di 600-800 persone al giorno. «C’è un reale pericolo che la situazione degeneri e se succederà, scorrerà il sangue» ha affermato ancora il sindaco.

Ma il problema dell’immigrazione non è certamente al primo posto per il governo di Atene che cerca ancora di tirarsi fuori dalla crisi. «Dopo settimane di discussioni intense è stato trovato un accordo tecnico, ma manca ancora un accordo politico». Ad affermarlo, nel corso del briefing della Commissione UE, è la portavoce Annika Breidthardt. «Ci sono dettagli ancora da finalizzare e oggi ci saranno ancora delle discussioni» ha aggiunto Breidthardt. Intanto, il governo greco ha già diffuso sui media ellenici le grandi linee dell’accordo raggiunto con i creditori, sottolineando i miglioramenti rispetto alle intese raggiunte dal precedente governo Nuova Democrazia- Pasok. In primo luogo si evidenzia che il target fiscale per il 2015 è stato fissato ad un deficit primario dello 0,25%, seguito da un surplus primario dello 0,50% per il 2016, dell’1,75% per il 2017 e del 3,5% per il 2018. Questi numeri permetteranno all’esecutivo ellenico di evitare misure pari all’11% del prodotto nazionale lordo (circa 20 miliardi di euro). Il nuovo accordo è inoltre soggetto alla normativa europea e non a quella britannica, come era stato stipulato dal vecchio esecutivo per rassicurare gli investitori internazionali. Non vi è inoltre un rischio di tagli dei depositi bancari, dato che le banche verranno ricapitalizzate entro la fine del 2015 con una iniezione di almeno 10 miliardi di euro. E l’accordo comprende un pacchetto di 35 miliardi di euro per la crescita, noto anche come ‘pacchetto Juncker’.

Parigi è in allerta. A destare preoccupazioni alla capitale francese è la giornata-evento consacrata alla città israeliana di Tel Aviv, in programma giovedì, che è stata organizzata nonostante le polemiche. In previsione di scontri, secondo il quotidiano ‘Le Figaro‘, la prefettura ha deciso di dispiegare trecento poliziotti in più per garantire la sicurezza dell’evento sulla battigia di Paris Plages, la grande rassegna estiva di Parigi sulle rive della Senna. Oggi anche gli ecologisti si sono uniti al coro di proteste contro la giornata di gemellaggio con Tel Aviv, a pochi giorni dalla morte del bimbo palestinese bruciato vivo dai terroristi ebrei. Anche le associazioni filo-palestinesi annunciano proteste, ma il sindaco, Anne Hidalgo, non cede e incassa il sostegno dell’omologo di Tel Aviv che saluta il coraggio della collega.

Al di là dell’evento, comunque, c’è anche il timore per un nuovo virus a turbare l’estate dei francesi. «Il rischio è reale» ha rilevato un rapporto dell’Alto Consiglio per la salute pubblica (HCSP). Simile a quelli responsabili di Dengue e Chikungunya, anche se meno potente, il virus Zika potrebbe diffondersi nella Francia metropolitana. Trasmesso dalle zanzare del genere Aedes (tra cui la zanzara tigre), il virus può causare febbri, dolori muscolari, eruzioni cutanee e complicazioni neurologiche. Il virus trae il suo nome da una foresta dell’Uganda in cui venne identificato per la prima volta nel 1947. Ma la sua virulenza è emersa solo con le epidemie del 2007 in Micronesia e del 2013 in Polinesia. Nuovi casi sono emersi anche all’inizio dell’anno in Brasile. Le autorità sanitarie francesi ritengono che il rischio sia particolarmente elevato nelle zone già colonizzate dalla zanzara tigre, in particolare, nel sud-est e nel sud-ovest della Francia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->