venerdì, Maggio 14

Turchia: Erdogan parte con le purghe

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La vendetta di Erdogan contro i presunti autori o sostenitori del fallito golpe è partita. Le autorità turche hanno sospeso 30 prefetti su 81. In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali. Già sospese quasi 12 mila persone da polizia e magistratura, circa 1.500 dipendenti sono stati sollevati dai loro incarichi dal ministero delle Finanze e le immagini che arrivano dalla Turchia del trattamento inferto soprattutto ai militari è davvero incredibile. Secondo l’agenzia Anadolu avrebbe confessato l’ex capo dell’aviazione turca Akin Ozturk. E la situazione nel Paese è tutt’altro che tranquilla. A Istanbul è morto il vice sindaco Cemil Candas, raggiunto da colpi di arma da fuoco nella sede della municipalità di Sisli. Inoltre ad Ankara un uomo in uniforme militare è stato ucciso dalla polizia turca dopo che aveva aperto il fuoco nei pressi del tribunale.

Ad intervenire sulle vicende turche anche Europa e Usa, che lanciano un appello ad Ankara affinchè contro coloro che hanno cercato di portare a termine il golpe il Paese «rispetti la democrazia, le libertà fondamentali e lo stato di diritto». Il portavoce della  della cancelliera tedesca Angela Merkel, Steffen Seibert, parla di «episodi rivoltanti di giustizia arbitraria e di vendetta» nei confronti di soldati sospettati. «Abbiamo visto nelle prime ore dopo il fallimento del golpe scene raccapriccianti di arbitrio e di vendetta contro i soldati in mezzo alla strada. Un simile fatto è inaccettabile». Dal Consiglio dei ministri degli esteri europei oggi a Bruxelles ha parlato Federica Mogherini: «I Paesi Ue lanceranno un forte messaggio sul fatto che il rispetto dello stato di diritto ed il sistema di divisione dei poteri deve essere protetto e rispettato, per il bene della Turchia perché il modo migliore per gestire un Paese che rischia divisioni molto profonde, che anzi le sta già vivendo, è garantire lo stato di diritto. Sono stata la prima durante quella tragica notte a dire che le istituzioni legittime e lo stato di diritto dovevano essere protetti. Ma non c’è nessuna scusa per portare il paese lontano da questo». Poi l’incontro con il segretario di Stato Usa John Kerry, che ha affermato che Washington «aiuterà a portare alla giustizia i responsabili del tentativo di colpo di Stato ma chiede cautela verso azioni che vanno ben al di là di questo obiettivo». E ha aggiunto: «L’appartenenza della Turchia alla Nato potrebbe essere a rischio». Mentre il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato che la reazione della Turchia «non può essere di vendetta» ma che gli arresti dei giudici sanno di «epurazione». E sulla pena di morte dice: «Sarebbe uno dei simboli di quello che l’Europa non può accettare».

Un vertice europeo che ha portato anche a diverse dichiarazioni, tra cui quelle sul traffico illegale di tabacco, i rapporti economici con la Cina, i rapporti diplomatici con il Venezuela, oltre che sulle situazioni di crisi in Somalia, Afghanistan e Pakistan.

Andando a Nizza, ancora 19 sono le persone in lotta tra la vita e la morte dopo il terribile attentato del 14 luglio. Secondo il procuratore di Parigi Francois Molins l’attacco è stato premeditato. Lo zio dell’attentatore ha riferito all’Ap che suo nipote era stato ‘radicalizzato’ da circa due settimane da un reclutatore algerino membro dello Stato islamico proprio a Nizza. Ma soprattutto si è scoperto che l’attentatore, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, aveva effettuato dei sopralluoghi sulla Promenade des Anglais il 12 e 13 luglio. Continuano comunque le indagini: un uomo e una donna sono stati fermati mentre è tornata in libertà l’ex moglie di Bouhlel. In totale in carcere restano altre sei persone, cinque uomini e una donna. Oggi intanto cerimonia sulla Promenade a cui hanno partecipato 15mila persone. Fischi per il premier Manuel Valls all’arrivo, con alcuni che hanno chiesto le sue dimissioni.

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