lunedì, Settembre 20

Turchia, Erdogan contro tutti

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In prossimità della chiusura della campagna elettorale che darà nella giornata di domenica un nuovo Presidente alla Repubblica Islamica di Turchia proseguono gli attriti tra le varie parti politiche. Alcuni assalitori non identificati hanno aperto il fuoco contro un bus elettorale del Partito Popolare Democratico (HDP) curdo, uccidendo l’autista. L’episodio è avvenuto ieri sera a Karliova, nell’Est del Paese. Non è il primo attacco che si registra contro il partito curdo in questa campagna elettorale. A metà maggio alcuni ordigni sono esplosi in simultanea nei pressi dei comitati elettorali dell’Hdp in due città della Turchia meridionale ferendo sei persone. La tensione è salita alle stelle e il Ministero degli Interni e della Difesa ha sospeso ferie e turni di riposo per poliziotti e gendarmi, che pattuglieranno a piedi o in moto i seggi e le strade circostanti nella giornata di domenica. Per le Politiche saranno presenti nei luoghi più sensibili 150mila agenti. Dopo il caso di ieri in cui l’ira dell’attuale Presidente, Recep Tayyp Erdogan si è scagliata contro la stampa di opposizione e in particolare contro il direttore del quotidiano Cumhuriyet, di cui chiedeva l’ergastolo in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta che raccontava l’invio di armi in Siria su camion scortati dai servizi segreti di Ankara, ad esser prese di mira sono le testate internazionali. New York Times, Cnn e Bbc sono state accusate infatti di essere gli strumenti per «attaccare, indebolire e distruggere» la Turchia, secondo istruzioni impartite da una «mente superiore». «Il Nyt scrive le stesse cose dal 1896, dai tempi del Sultano AbdulHamit, è una testata che segue le disposizioni datele dai poteri forti, lo ha fatto in occasione degli incidenti di Gezi Park (2013), esattamente come la Bbc e la Cnn». Mercoledì Erdogan ha rincarato la dose e, riferendosi al Nyt, ha detto: «Se hai spazio puoi scrivere ciò che vuoi, non mi fai paura». La motivazione sarebbe un editoriale comparso sul quotidiano americano, in cui si invitavano Nato e Stati Uniti a intercedere presso il Presidente turco, affinché il Paese «tornasse indietro dal vicolo cieco in cui si è infilato». Ribadendo la sua opposizione ai partiti avversari (Chp, Mhp e Hdp), accusati di «complotto per sovvertire il risultato delle urne» e il suo impegno nella lotta contro «i nemici della nazione, sia che si trovino sulle montagne al confine con l’Iraq impugnando kalashnikov (Pkk), sia che si tratti di giornalisti la cui arma è una penna», Erdogan ha inveito in due diversi comizi in settimana contro armeni, giornalisti e persino omosessuali, definendoli «sediziosi e spalleggiati da testate straniere che pensano a colonizzare la Turchia».
Nella vicina Siria prosegue l’avanzata dell’Isis che ha messo alle strette i cittadini che usufruiscono del bacino imbrifero racchiuso nella diga di Ramadi, costringendoli ad una resa. L’Iran ha inviato 15 mila combattenti in Siria per recuperare le posizioni perdute dall’esercito di Assad, e vuole raggiungere il risultato entro la fine del mese. I soldati corsi in aiuto per liberare la provincia di Idlib sarebbero costituiti da iraniani, iracheni e afgani, e stazionerebbero per ora nella regione di Damasco e nella provincia costiera di Latakia. L’aviazione di Damasco avrebbe intanto lasciato andare dei barili bomba ad Aleppo uccidendo 20 persone e portando il numero delle vittime ad oltre 220mila dall’inizio della guerra, da marzo del 2011.
Le tensioni aumentano notevolmente nel Donbass. Nelle ultime 24 ore almeno cinque civili e 16 miliziani sono morti nei territori da loro controllati, almeno altri tre civili sono stati uccisi a Marinka, uno a Yenakiyeve, e infine 2 nella regione di Lugansk. A tal proposito il Consiglio di Sicurezza dell’Onu terrà una riunione d’emergenza domani per discutere dell’escalation dei combattimenti ripresi nell’Ucraina orientale tra le truppe di Kiev e i ribelli filo-russi, in seguito alla richiesta avanzata dalla Lituania. Federica Mogherini, Alto Rappresentante Ue per gli Affari Esteri, ha sostenuto che i combattimenti in atto in queste ore «costituiscono la più grave violazione dallo scorso febbraio del cessate il fuoco deciso dagli accordi di Minsk». Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov ha a sua volta dichiarato che il  recente inasprimento del conflitto nel Donbass è dovuto ai «tentativi» di Kiev «di destabilizzare la situazione e creare tensioni». La Rada, parlamento monocamerale di Kiev, ha approvato una legge che autorizza il dispiegamento di forze straniere sul territorio nazionale ucraino per mantenervi la pace e la sicurezza. Il provvedimento prevede una nuova missione di pace e subordina la presenza delle truppe a un preciso mandato dell’Onu o dell’Ue escludendo militari di Paesi che siano coinvolti in «un’aggressione militare contro l’Ucraina», con un preciso riferimento alla Russia.
La Corte di Cassazione egiziana ha intanto fissato per il 5 novembre l’apertura di un nuovo processo a carico dell’ex Presidente egiziano, Hosni Mubarak in relazione all’uccisione di manifestanti nel 2011, annullando così il precedente verdetto di assoluzione. A suo carico era stata emanata la sentenza di ergastolo per l’uccisione di 800 persone durante la rivoluzione scoppiata in Egitto il 25 gennaio del 2011.  Successivamente era stato poi assolto nel novembre del 2014. Il verdetto del processo in Cassazione che inizierà il 5 novembre sarà «definitivo» e «senza possibilità di appello».
Sulla scia del Burkina Faso anche il Ruanda teme che la situazione possa drasticamente precipitare. Il Partito Democratico Verde, piccola formazione di opposizione a Kigali, ha depositato una richiesta alla Corte Suprema affinché blocchi qualsiasi futura iniziativa del Parlamento intesa a modificare la Costituzione nel senso di consentire alla stessa persona di ricoprire tre mandati presidenziali consecutivi, anziché i due soltanto attualmente permessi. Le elezioni avverranno nel 2017 ma già da domani – e fino al 4 agosto – il parlamento lavorerà ad un emendamento costituzionale che riguarderà il numero dei mandati delle alte cariche dello Stato.
Le elezioni politiche restano argomento principale anche negli Usa dove nella giornata di oggi è arrivata la notizia che il repubblicano Rick Perry, ex Governatore del Texas, correrà alla Casa Bianca dopo il memorabile e fallimentare tentativo del 2012. Tra le sue colpe quella di aver fatto numerose gaffe durante i suoi comizi. L’ex Governatore della Florida, Jeb Bush, ha invece utilizzato twitter per anticipare l’ufficializzazione della sua candidatura prevista per il 15 giugno. Anch’egli punterà alla nomination repubblicana. A meno di sei mesi dalle primarie democratiche gli esponenti ispanici hanno già un solido obiettivo, ottenere, per la prima volta nella storia, un ispanico nell’entourage presidenziale, con Julian Castro candidato alla vice presidenza accanto ad Hillary Clinton. Julian Castro è diventato noto al grande pubblico quando gli fu affidato il discorso di apertura della Convention democratica del 2012, di cui, allora appena 37enne sindaco della seconda più grande città del Texas, fu la rivelazione insieme al fratello gemello Joaquin, deputato democratico.
La devastante epidemia di ebola non è solo un lontano ricordo in Liberia. Il piccolo stato dell’Africa centro-occidentale si trova a contrastare un altro grave caso di emergenza sanitaria. L’OMS in seguito al riscontro di centinaia di contagi di polio e morbillo ha attivato una vasta campagna di vaccinazione in tutto il territorio nazionale per cercare di contenere – insieme a Unicef e Centers for disease control (Cdc) – il diffondersi dei virus. I gruppi di vaccinatori hanno cercato di immunizzare, per tutto il Paese, centinaia di migliaia di bambini sotto i 5 anni contro distribuendo inoltre farmaci contro i parassiti intestinali. Il tutto adottando misure extra di protezione (come lavarsi le mani, misurare la temperatura di bambini e genitori e usare tutte le forniture una volta sola) per ridurre il rischio di infezioni. La campagna, di grande impatto economico per i paesi produttori di sieri, ha così contribuito a ridurre in modo rapido e consistente l’epidemia, anche se continuano a registrarsi nuovi casi.

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