martedì, Maggio 11

Turchia, è giallo sugli attacchi a curdi e ISIS

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Carri armati turchi hanno bombardato nella notte un villaggio controllato dalle forze curde, nel nord della Siria, ferendo almeno 4 miliziani. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, è stato colpito Zor Maghar, nella provincia di Aleppo, conquistato un anno fa dai jihadisti dello Stato islamico, dopo tre giorni di combattimenti con le milizie curde. Ieri i caccia di Ankara avevano bombardato le sedi del Partito dei lavoratori del Kurdistan, nell’area di Hakurk, nel nord dell’Iraq, nell’ambito delle operazioni avviate dal presidente Recep Tayyp Erdogan contro il terrorismo. «Il bombardamento arriva dopo che la Turchia ha dichiarato guerra alll’Isis e al Pkk», dice alle agenzie l’attivista curdo siriano, Mustafa Ebdi, «ora i curdi Ypg sono attaccati dall’Isis e dalla Turchia». Poi la smentita turca da parte di un funzionario del ministero degli Esteri, secondo cui sono stati colpiti obiettivi legati all’Isis. Il primo ministro, Ahmet Davutoglu, dopo gli attacchi che hanno preso di mira postazioni dell’Isis e delle milizie curde vicine al Pkk, ha negato che saranno inviate anche truppe di terra: «Non vogliamo vedere Daesh (Isis, ndr) ai nostri confini».

Ad esortare la lotta al terrorismo ma anche a mantenere vivo il processo di pace con i curdi è l’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Federica Mogherini, a margine dell’XI Conferenza degli Ambasciatori alla Farnesina. «Mi auguro che questo processo possa andare avanti, è un investimento anche quello nella pace e nella sicurezza della Turchia». E invita tutti a «mantenere aperta la porta e la strada al dialogo e alla pace all’interno della Turchia e alzare ancora di più la guardia nei confronti dell’Isis e contrastarlo ovunque si manifesti». Nessuna richiesta di aiuto da parte della Turchia è ancora arrivata alla Nato, dove domani è prevista una riunione speciale. A dirlo Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato: «La Turchia ha esercito e forze di sicurezza molto forti. Quindi non c’è stata alcuna richiesta di  sostegno militare sostanziale alla Nato», ha detto alla BBC. Mentre il numero uno dell’Alleanza atlantica ha applaudito  all’operazione turca contro l’Is, riguardo a quella contro il Pkk ha affermato che «l’autodifesa deve essere proporzionata alla minaccia». Intanto la stampa americana dà per fatto l’accordo tra Turchia e Usa sulla creazione di fatto di una zona cuscinetto nel Nord della Siria, lungo il confine siriano, che sarà poi controllata da ribelli siriani moderati. Per il Washington Post ci sarà la realizzazione di una ‘fascia protetta’ di un centinaio di chilometri ad ovest del fiume Eufrate fino alla provincia di Aleppo. E qui andranno a finire gli oltre due milioni di profughi giunti in Turchia negli ultimi mesi. Arresti inoltre sono segnalati nel paese da venerdì scorso. Si tratta di almeno 1.050 persone tra militanti curdi del Pkk e jihadisti del sedicente Stato islamico. Più di 100 i fermati nella sola Istanbul.

Intanto prosegue l’opera di proselitismo nel Nordafrica. Diversi elementi del gruppo terroristico al Qaeda nel Maghreb avrebbero aderito allo Stato islamico in seguito a ‘contrasti insanabili’ con la
leadership del movimento. Secondo l’agenzia di stampa algerina Tsa il gruppo che ha abbandonato l’Aqim e certificando tutto con un video sarebbero le cosiddette Falangi  di El Ghourabaa.

«Quando tutte le voci vengono ascoltate, quando la gente sa di essere inclusa nel processo politico, allora ciò rende un Paese di maggiore successo». Parola del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che continua il suo viaggio in Africa. Oggi tappa in Etiopia, dove libertà di stampa e diritti umani ancora faticano ad imporsi. Forte il richiamo di Obama all’omologo etiope, oltre che ai critici: «Nessuno mette in discussione la nostra necessità di parlare con Paesi più grandi con cui pure abbiamo posizioni diverse su questi temi ebbene ciò vale anche per l’Africa». Poi un appello per la situazione in Sud Sudan: «Le possibilità di un nuovo conflitto in una regione già dilaniata dalla guerra per troppo tempo, che ha portato a così tante morti, richiede attenzione urgente da parte di tutti noi. Non abbiamo molto tempo».

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