venerdì, Luglio 30

Turchia: auto-golpe? assioma indimostrato field_506ffbaa4a8d4

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Il tentato golpe contro il Presidente turco Recep Tayyp Erdoğan ha esacerbato il clima internazionale che appariva già arroventato di suo, con il proseguire incerto della guerra siriana, lo stallo in Ucraina, la tensione tra Nato e Russia e la detonazione dei disordini negli Stati Uniti, che mai nella storia recente si sono trovati a gestire una situazione tanto complessa al loro interno. In una congiuntura così altamente conflittuale come quella che si sta vivendo, la crisi istituzionale scoppiata in Turchia, Paese cruciale sotto il profilo strategico, può innescare stravolgimenti geopolitici di enorme portata.
Di questa situazione abbiamo parlato con Eugenio Di Rienzo, professore ordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma, saggista ed attento osservatore di questioni geopolitiche.

 

Professor Di Rienzo, che opinione si è fatto del fallito putsch militare contro il Presidente turco Erdoğan?

Farsi e dare un’opinione del tutto attendibile, a solo pochi giorni da un evento, sul cui significato politico, svolgimento, obiettivi, gravano ombre e nebbie che forse non si diraderanno mai, è impossibile. Alcuni analisti pretendono di aver capito tutto, ma, così facendo, alimentano inconsapevolmente la disinformazione. Io, fino a questo momento, ho almeno compreso che parlare di un auto-golpe organizzato da Erdoğan per rafforzare il suo potere e procedere a una purga di massa di quei settori della società turca (parte dell’Esercito e della Magistratura), che resistono ancora alla deriva autoritaria, è soltanto un assioma indimostrato. Si dice: l’alzamiento era così mal congegnato che non poteva essere che un falso golpe o un mini-golpe, e a dirlo, qui da noi, è addirittura il vice Presidente del quotatissimo Istituto per gli Studi di Politica Internazionale!  Si parte dal presupposto che un putsch fallito non può essere autentico ma solo opera di una macchinazione ordita dallo stesso potere in carica e che gli unici veri golpe sono quelli che hanno successo. Ma quanti genuini colpi di Stati, mal preparati, peggio attuati e finiti nel nulla ci sono stati nella storia? Potrei fornirne un lunghissimo elenco dalla Congiura di Catilina all’invasione anti-castrista della Baia dei Porci a Cuba e così avanti. Anche il golpe militare contro Hitler del luglio 1944 fallì.  Ma nessuno fino a questo momento si è azzardato a dire che il putsch fu organizzato dalla Cancelleria del Reich poter eliminare i gruppi anti-nazisti della Wehrmacht. E poi cosa vuol dire un «golpe organizzato dallo stesso Erdoğan»? Forse che il Premier turco ha convinto un gruppo di ufficiali prima a pianificare una falsa congiura contro di lui, poi a perderla e infine a farsi imprigionare, torturare massacrare nelle strade, insieme ai loro soldati, e a mettere a repentaglio le vite dei loro familiari? Se il golpe non ha avuto successo, la responsabilità è tutta dei suoi organizzatori che l’hanno male preparato e peggio attuato sul piano della tecnica militare: numero insufficiente dei reparti impegnati nella congiura, ruolo preponderante svolto da ufficiali di medio-alto livello, mancata esautorazione del Premier, degli Stati Maggiori, dei responsabili delle forze dell’ordine che ha impedito di paralizzare la catena di comando formale. I ribelli, inoltre, hanno incredibilmente sottovalutato la capacità di reazione del Governo, dei reparti lealisti e della contro-insurrezione popolare favorevole a Erdoğan. Nella notte del 15-16 luglio sono confluite su Istanbul le masse di emigrati dell’Anatolia insediatisi nel vastissimo hinterland della città del Corno d’Oro. Sono loro, per primi, ad aver decretato la disfatta del putsch. Sono loro ad aver fermato a mani nude i blindati golpisti che sono stati frettolosamente abbandonati dai loro equipaggi, composti, molto probabilmente, da altri anatolici che non hanno voluto tirare sui loro compaesani.   E’ con questa Turchia che, piaccia o no, Europa e Usa avranno a che fare d’ora in poi, non certo con gli ospitali, cortesi, raffinati, cosmopoliti stambulioti che fanno la delizia dei turisti occidentali.

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