giovedì, Maggio 13

Turchia: attentato a Istanbul con padre ignoto

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Lo Stato Islamico ha dunque commesso un errore? Nemmeno il primo, perché lo stesso avvenne a Parigi, lo stadio rimase immune da attacchi più seri perché il terrorista ebbe paura di essere scoperto e fece brillare la sua bomba prima del tempo. Al Baghdadi ha abbassato lo standard di arruolamento dei suoi seguaci, coinvolgendo nella costruzione del suo impero anche islamici non pienamente conviti che il martirio sia la via giusta? Domande che creano altre domane e che difficilmente avranno altre risposte se non il dubbio. Un centro commerciale sarebbe stato un grande obbiettivo per quel desiderio di punire gli infedeli, la paternità dell’IS per questo attentato rimane ignota o quanto meno dubbia. L’altro elemento che ci fa dubitare che dell’organizzazione di Al Baghdadi è sicuramente l’assenza di una rivendicazione. Siamo stati abituati a rivendicazione nell’arco delle 10 – 12 ore dall’inizio dell’attacco, siamo abituati alla solita retorica che minaccia lo stile di vita occidentale e tutti quelli che non sono buoni musulmani, ma non questa volta.

Escludendo per un momento che lo Stato Islamico sia coinvolto nell’attacco, rimangono altre tre strade percorribili per ricostruire razionalmente l’accaduto, ma anche queste suscitano molti dubbi e poche risposte. Il secondo attore protagonista, mandante della strage in Costa d’Avorio di Domenica scorsa è Al Qaeda. L’organizzazione originariamente legata a Bin Laden sta tentando in tutti i modi di ricostruire la sua sfera d’influenza oscurata dall’ascesa inarrestabile dell’IS. Una connotazione spiccatamente politica, con poco spazio per fanatismo cieco, in questo caso (anche più dello Stato Islamico) l’efficienza e il simbolismo contano perché parte integrante del piano terroristico. Più organizzata e riflessiva Al Qaeda punta a luoghi istituzionali che rappresentano il potere politico e non dei paesi che rappresentano.

La Costa d’Avorio ha una forte liason con i francesi, la spiaggia colpita dall’attacco era frequentata da molti turisti europei alcuni dei quali proprio francesi. Scelta non casuale, come non sarebbe stata casuale la presenza di una stazione di polizia distante pochi metri dal luogo dell’esplosione. La vera domanda è perché colpire la Turchia? Al Qaeda non ha dei veri e propri interessi nel Paese e con Erdogan si è sempre intrattenuto un rapporto freddo di pacifica convivenza. Una delle ipotesi più credibili è che Al Qaeda abbia voluto riversare la colpa dell’attacco sull’IS facendo passare un suo un attentato per un progetto del califfato. In questo modo si spiegherebbe la reticenza del terrorista a farsi esplodere e la vacillante analisi degli obbiettivi mai raggiunti. Che sia o meno davvero opera di Al Qaeda nessuno può dirlo ma quello che è certo è che leggendo tra le righe dell’attentato possiamo notare alcune sfumature poco chiare e su cui sarebbe sempre bene soffermarsi a riflettere prima di puntare il dito sull’una o l’altra fazione. Il vortice mediatico che ha ingigantito lo Stato Islamico ricalca proprio questo modo di fare tipico dell’Occidente, che morbosamente si attacca alle dichiarazioni sensazionalistiche nonostante ci siano elementi che dicano il contrario.

La Turchia è oggi un Paese che inizia ad avere la sensazione che l’intelligence non basti più a fermare il terrorismo e ben presto i normali cittadini vorranno la testa di qualcuno su cui riversare le proprie paure. La sfida al terrorismo potrebbe essere appena iniziata per Erdogan.

 

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