domenica, Maggio 9

Turchia, arresti fra gli oppositori di Erdogan

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In Italia invece la Procura di Milano ha disposto la perquisizione di una società di Torino nell’indagine sulla Hacking Team, l’azienda che fornisce i programmi di intelligence a governi e forze di polizia di tutto il mondo, i cui spyware potrebbero essere finiti in mano anche agli jihadisti. La società milanese il luglio scorso aveva subito un’azione di hackeraggio e la conseguente violazione di 400 gigabyte di dati riservati custoditi nel server aziendale. Per questo il pm di Milano, Alessandro Gobbis, ha disposto una perquisizione alla Mala slr, azienda di Torino legata allo sviluppatore Guido Landi e al commercialista libanese Mostapha Maanna, ex dipendenti della stessa Hacking Team, sotto indagine con le accuse di accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreto industriale. Una perquisizione necessaria a far luce su un pagamento sospetto risalente al novembre 2014 da parte della società saudita Saudi Technology Developement Inv, giustificato come pagamento di un servizio di formazione professionale ma che non ha convinto gli inquirenti, secondo cui i due ex collaboratori di Hacking Team hanno venduto il codice sorgente dello spyware Galileo alla società saudita, forse mediatrice per conto di un altro committente ancora non conosciuto, ma forse legato ad ambienti terroristici. Ma il legale  di Maanna e Landi, Sandro Clementi, afferma: «Siamo tranquilli e certi che le indagini dimostreranno che le accuse che ci vengono mosse sono bufale diffuse da Hacking Team. Nel decreto di perquizisione non c’è nessun riferimento al fatto che la società Mala srl possa aver venduto servizi informatici agli arabi, poi finiti in mano ai terroristi. Quella del terrorismo può essere un’ipotesi investigativa ma non è stata messa nero su bianco. Negli interrogatori di luglio, chiesti da noi, abbiamo spiegato i rapporti commerciali della società Mala giustificati da contratti. Non abbiamo nulla da nascondere, siamo contenti che le indagini vadano avanti. Verrà dimostrata la nostra estraneità».

«Il clima è la mia ultima grande sfida. Poi torno alle Hawaii». Così il presidente degli USA Barack Obama alla rivista ‘Rolling Stones’, parla dei suoi ultimi mesi alla Casa Bianca e in particolare del prossimo COP21, la conferenza sui cambiamenti climatici, in programma questo mese a Parigi. «Collettivamente abbiamo fatto dei progressi, ma non sono niente in confronto a quello che è necessario fare», ammette Obama. «A Copenaghen (sede della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici del 2009) siamo stati in grado di stabilire il principio fondamentale per cui, per fermare il cambio climatico, non è sufficiente che agiscano solo i Paesi più sviluppati. La Cina e l’India per esempio, date le dimensioni della loro popolazione e la rapidità con cui aumenta di numero, devono impegnarsi a investire risorse in questo senso, anche se hanno un valore di emissione di anidride carbonica pro capite più basso. Credo che a Parigi per la prima volta saremo tutti uniti nel riconoscere le rispettive responsabilità, nell’affrontare il problema ponendo obiettivi importanti e nell’aiutare finanziariamente i Paesi più poveri a stare al passo con questo programma. Se riusciremo a farlo entro la fine dell’anno, e io sono abbastanza ottimista a riguardo, avremo almeno posto le basi e creato una struttura con cui si potrà agire in modo unitario nei prossimi decenni. Detto questo, la scienza ci dice che non stiamo facendo abbastanza e non siamo abbastanza rapidi. Io però penso che, se mettiamo in piedi un sistema corretto, saremo in grado di invertire rapidamente la rotta». E a chi mette gli argomenti climatici in connessione a fatti come l’ascesa dell’ISIS e la fuga dalla Siria di migliaia di persone dice: «Quello che sta succedendo in Siria è in parte il risultato di una terribile carestia che ha portato grandi fette di popolazione a spostarsi dalle campagne alle città, creando il clima politico adatto a scatenare le proteste contro Assad, che a sua volta ha risposto nel modo più malvagio possibile. Questo è il tipo di minaccia alla sicurezza nazionale che può essere provocata dal cambio climatico. Si manifesterà in modi diversi, ma quello che abbiamo imparato dalla storia è che, quando le popolazioni sono messe alle strette e vivono in condizioni difficili, reagiscono male. Si esprime sotto forma di nazionalismo, guerra, xenofobia, terrorismo». Elogiando poi Papa Francesco, dice la sua anche sul libero mercato: «ha creato più ricchezza di ogni altro nella storia dell’umanità. Inoltre è sempre stato una forza di cambiamento in positivo. Attaccare il sistema del libero mercato in generale sia un errore. D’altro canto è vero che le ideologie liberiste che ignorano le conseguenze verso il mondo esterno prodotte dai sistemi capitalisti possono creare enormi problemi».

Guardando in casa, fa discutere il rapporto dell’Ispettore Speciale Generale Usa per l’Afghanistan John Sopko, secondo cui dal 2002 il Paese hanno speso circa 110 miliardi di dollari in Afghanistan per investire in infrastrutture, con sprechi diffusi tra cui quello di 43 milioni di dollari per la costruzione di un’unica stazione di servizio nella città di Sheberghan, contro i massimo 500.000 dollari per realizzare lo stesso tipo di impianto in qualsiasi altro Paese. Beffa ulteriore l’impianto ha già smesso di operare perché nel 2014 è scaduta la licenza e non ne è stata richiesta una nuova. Secondo Sopko si tratta di «un oltraggioso spreco di soldi che lascia supporre che dietro ci sia altro oltre alla sola stupidità. Ci potrebbe essere una frode. Ci potrebbe essere corruzione». E il fatto che il Pentagono «non è stato in grado di fornire una spiegazione per l’alto costo del progetto o di rispondere a qualsiasi altra risposta sul progetto e la sua attuazione» è ancor più grave. Ma non è tutto. Perché gli hacker di Anonymous, dopo il governo, ha deciso di attaccare il Ku Klux Klan, rivelando i numero di telefono e le mail di 57 membri dello storico e famigerato gruppo razzista. E tra 48 ore, il 5 novembre, ne arriveranno altri 1.000.

Tornando in Europa invece, in Francia il Tribunale amministrativo di Lille ha ordinato misure d’urgenza a Calais per la crisi dei migranti dopo un ricorso presentato dalle Ong Secours Catholique e Médecins du Monde e da 6 richiedenti asilo. Lo Stato francese ha 8 giorni di tempo per creare dieci punti d’acqua supplementari (ora ve ne sono solo tre), sistemare cinquanta bagni chimici, avviare un sistema di raccolta dei rifiuti, ripulire il sito e creare vie d’accesso per i mezzi d’urgenza. Ma della situazione dei profughi è tornata a parlare la Cancelliera tedesca Angela Merkel: «Se pensiamo in piccolo, la questione si trasformerà in un nuovo pericolo per l’Europa. Il problema non si risolve sui confini fra Germania e Austria», ha detto la Merkel, che ha richiamato l’UE a mostrare unità.

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