sabato, Aprile 10

Turbolenze e nucleare field_506ffb1d3dbe2

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Metsamor

Bangkok – Le attuali turbolenze politiche in Pakistan non avranno alcun effetto sul contesto nucleare nazionale, si scrive in un recente report emesso dal Congresso degli Stati Uniti.

Il documento, intitolato Agitazioni Politiche in Pakistan- è stato preparato dal Servizio Ricerche del Congresso CRS e viene ora distribuito tra tutti gli operatori del mondo legale e del Diritto negli Stati Uniti.

«Qualsiasi nuova erosione delle capacità dei leader civili di Islamabad nel controllare o attuare la politica di sicurezza nazionale non esplicherà effetti sul reame nucleare, che da lungo tempo si è assunto debba essere sottoposto alle cure dell’Esercito», si riporta nel corso del testo del report congressuale.

Il Servizio Ricerche del Congresso sottolinea inoltre che le proteste delle formazioni PTI-PAT avranno anch’esse effetto nullo sugli interessi del Governo degli Stati Uniti in materia di sicurezza correlate con il Pakistan, il che comprende la sicurezza nucleare e la non-proliferazione, la lotta al terrorismo, la stabilità dell’Afghanistan e la normalizzazione delle relazioni tra Pakistan e India.

Il report indica che in tema di lotta al terrorismo e lotta interna all’insorgenza sul territorio nazionale, Washington è stata per anni «confusa e delusa dall’apparente scarsa volontà dell’Esercito del Pakistan nel distinguere tra i vari gruppi militanti di estrazione islamica».

L’Esercito inoltre evita di effettuare particolare pressione su tutti coloro che possano risultare utili come mandatari oppure come contraddittori delle influenze indiana e afghana, si scrive nel corso del testo del report del Congresso degli Stati Uniti.

Vi erano già stati vari segnali di cui tenere conto, attraverso messaggini sui telefoni, messaggi via social network, col tam tam inter-individuale, era nell’aria che –non appena si fossero state nuovamente evocate le proteste politiche in Pakistan- vi sarebbe stata un’irruzione negli uffici e negli studi della tv per prenderne il controllo. E’ quello che accadde il 1999 quando il Governo eletto di Nawaz Sharif  fu forzato ad estromettersi. Ed è quello che è accaduto quest’anno, il 1° Settembre scorso, quando le proteste a Islamabad, la capitale pakistana, si sono svolte in egual modo con tanto di irruzione negli uffici della televisione pakistana e ed i rivoltosi ne hanno preso possesso nei 45 minuti intercorsi prima che le Forze di Polizia ed i ranger dell’Esercito riportassero una situazione di calma e riportassero tutto sotto controllo. L’attacco è giunto dopo una settimana di azioni virulente nella Capitale anche a seguito di sermoni dell’esponente clericale Tahir ul Qadri .

Per giorni è sembrato che il Pakistan stesse dirigendosi di gran carriera verso un altro colpo di stato, o al massimo verso una riedizione di un controllo militare stretto sui regolamenti civili normali. Le proteste continuano a Islamabad dove per settimane i manifestanti hanno reiteratamente chiesto le dimissioni di Nawaz Sharif, il Primo Ministro che è stato recentemente eletto con un vasto mandato, in elezioni libere, lo scorso anno. Tra i competitor politici nell’agone elettorale presidenziale dello scorso anno vi era l’ex giocatore di cricket e playboy Imran Khan , il quale chiede con prove tra l’inesistente ed il minimo sindacale che le elezioni siano invalidate e portate in favore del leader dell’opposizione. E così Imran Khan vuole che le elezioni si ripetano.

 

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