mercoledì, Ottobre 20

Tunisia: un Nobel pericoloso

0
1 2 3


E quale è stata la reazione di Ennahdha, il partito islamista al Governo?

Ennahdha, che sostiene incondizionatamente il Presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi e il Governo guidato da Habib Essid, ha certamente accolto l’annuncio del Nobel con orgoglio e fierezza. Il partito islamista, che ha formato e guidato il primo governo eletto in Tunisia per più di due anni (dall’ottobre 2011 alla fine del 2013) ha tenuto a sottolineare in questa occasione che il Dialogo nazionale premiato dal Nobel per la Pace era stato creato e avviato con la sua ‘benedizione’ quando Ali Larayedh era a capo del Governo. Gli ennahdhesi dicono che, se non avessero dato prova in quel momento di ‘discernimento e umiltà’, la Tunisia sarebbe sprofondata nel caos.

 

Ha un significato il fatto che il premio sia stato attribuito ad associazioni con obiettivi diversi, il che si potrebbe interpretare come un messaggio ai tunisini a lavorare insieme ?

Sì, il dialogo e il consenso e le concessioni hanno caratterizzato la nuova classe politica tunisina. Bisogna però dire che a volte il consenso è stato più che altro una semplice propaganda, una tattica momentanea più che una convinzione radicata. Per esempio due associazioni che fanno parte del Dialogo nazionale consacrato dal Nobel (per la precisione, la centrale sindacale dei lavoratori UGTT e quella degli industriali UTICA) non la smettono di azzannarsi da almeno tre anni. I rapporti tra di loro sono sempre stati molto tesi. Alla UGTT viene rimproverato di ricorrere sistematicamente all’arma dello sciopero e del braccio di ferro (circa 50.000 rivendicazioni sociali tra scioperi, sit-in, manifestazioni ecc sono state contate dal 2011). L’UTICA invece viene spesso criticata per la sua difesa sistematica di una classe di imprenditori corrotti e di voler imporre scelte politiche che non prendono in considerazione gli interessi nazionali. Le tensioni tra queste due entità potrebbero subire una accelerazione nelle prossime settimane.

 

Qualcuno ha reagito negativamente all’assegnazione del premio Nobel?

Alcuni politici, alcuni attivisti, e alcune associazioni della società civile hanno messo in guardia contro quello che definiscono un ‘dono avvelenato’ dell’occidente. La maggior parte di coloro che hanno accolto l’annuncio del premio con riserva e coloro che l’hanno invece respinto senza mezzi termini sono quelli che si oppongono al Presidente Essebsi e al Governo Essid. D’altronde, se i partiti di sinistra (Fronte popolare) hanno accolto il premio con gioia contenuta, è perché erano combattuti tra la volontà di respingere un premio assegnato dall’occidente imperialista e l’obbligo di complimentarsi con il Quartetto vincitore nel quale ben due delle associazioni che lo compongono (l’UGTT e la Lega dei Diritti dell’Uomo) sono controllate e dirette da esponenti di sinistra.

 

Lei ritiene quindi che il premio possa servire a rilanciare il processo di pacificazione e d’integrazione in Tunisia?

I tunisini sono pacifisti e moderati di natura. Un premio per la pace è a mio avviso sempre il benvenuto. Ma non deve far dimenticare che la classe politica, eletta dal popolo, deve dar prova di una maggiore serietà e di spirito di sacrificio. Bisogna che la classe politica si avvicini di più alle regioni e alle popolazioni marginalizzate dal 1956 per tutto il corso delle dittature che hanno gestito il paese e che ancora soffrono oggi nonostante la rivoluzione del 2011. La corruzione, la disoccupazione, le ingiustizie sociali, la tortura nelle prigioni, la censura della stampa e il terrorismo… non possono essere cancellati con un semplice premio Nobel. Sono tutti i martiri del Paese, coloro che sono stati maltrattati, incarcerati e torturati per decenni fino ai nostri giorni a meritare anche loro un premio Nobel.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->