lunedì, Giugno 21

Tunisia: il divario tra Centro e Periferia pesa sulle elezioni Dopo sette anni, cosa resta della Rivoluzione dei Gelsomini? Ne parliamo con Pierre Chiartano, giornalista freelance che collaboran con IGS

0

Al di là delle differenze tra città e campagna, o tra costa ed entroterra, resta dominante il dato dell’astensione. Secondo Chiartano, la Rivoluzione dei Garofani, “oltre a una certa apertura della società, ha prodotto molte speranze, quasi sempre deluse, soprattutto se parliamo delle aspettative economiche. La politica in generale ha dato una prova opaca, ad esempio nella gestione della sicurezza”. Intere aree rurali, abbandonate dalle Autorità, sono divenute zone franche per il reclutamento di miliziani da parte dei gruppi fondamentalisti e, spiega Chiartano, “le Forze di Sicurezza locali erano chiaramente intimidite e poco motivate a intervenire”. Qualche cosa, continua, ha cominciato a cambiare a partire dal 2015: “in quelle zone l’arruolamento per lo ‘Stato Islamico’ veniva fatto alla luce del sole, reclutatori e indottrinatori erano conosciuti: io stesso, lavorando per alcuni canali TV italiani e stranieri, ho potuto verificare direttamente e spesso fotografare luoghi e persone protagonisti della supply chain di al-Baghdadi in Tunisia, grazie alle indicazioni dei locali. Nel campo politico i Governi che si sono succeduti non hanno sempre affrontato con coraggio le sfide necessarie (nonostante la nuova Costituzione). La grande fortuna della Tunisia rimane la popolazione che spesso ha supportato le Forze di Sicurezza e in molti casi denunciava la presenza di gruppi armati, a volte inascoltata. Ne sono stato testimone diretto sul monte Mghilla, a ridosso della strage del Bardo nel 2015 dove i contadini locali ci elencavano numero e nazionalità di gruppi armati che regolarmente scendevano dal monte per rifornirsi di acqua e cibo. Quindi mantenere saldo il rapporto con la popolazione, con le élite e con i meno fortunati e delusi, è la sfida per l’unità del Paese e queste amministrative possono esserne un banco di prova”.

Nonostante tutti i problemi fin qui elencati e nonostante l’impressionante dato sull’astensione in queste elezione amministrative dalla Rivoluzione dei Gelsomini, che avrebbero dovuto rappresentare un passaggio cruciale per il decentramento politico-amministrativo, ma che sembrano aver dimostrato che il Paese non è ancora pronto per un passaggio così importante, ci dice Chiartano, “sarebbe ingeneroso non sottolineare come la Tunisia sia l’unico Paese delle cosiddette Primavere ad aver tenuto un ruolino di marcia per le riforme ‘democratiche’”. Il successo di En-Nadha, nonostante la scarsa affluenza, potrebbe dare al partito “un ruolo di controllo istituzionale e ‘vigilanza democratica’ in aree davvero difficili da governare e a rischio jihadismo ultrafondamentalista”, sostiene Chiartano, soprattutto dopo la svolta in senso ‘laico’ che la Rinascita ha avuto nel 2016: “il partito di Gannouchi potrebbe essere un elemento di stabilità nella molto complessa situazione tunisina, continuando la sua svolta ‘democratica’, cosa che sembra aver fatto anche in questa tornata amministrativa aprendo le liste a elementi esterni. Giocando di sponda con Nida Tunus potrebbe chiudere gli spazi per vecchie conoscenze del passato che vorrebbero tornare sulla scena politica”.      

Un altro dato interessante di questa tornata elettorale sta nel fatto che, per la prima volta, è stato permesso ai militari di votare. Si è trattato di una scelta controversa perché, in larghi strati della politica tunisina, si riteneva che fosse opportuno mantenere le Forze Armate in un ruolo ‘super partes’. Secondo Chiartano, invece, “può essere stata una scelta opportuna: spesso le Forze di Sicurezza sono un diapason della salute dei Governi. Appena coloro i quali hanno il timone di un Paese vengono percepiti come deboli, gli apparati militari tendono a fare riferimento a sé stessi o a interessi esterni percepiti come sponda. Vale per tutti i paesi, a tutte le latitudini. È dunque un passaggio utile, nella lunga strada per trasformare gli uomini con le stellette in cittadini in divisa. Non sarà un percorso breve”.

 

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->