martedì, Ottobre 19

Tunisia, En-Nahda e l'Islam politico: fine di un idillio?

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Il successo dellarivoluzione dei gelsomini‘, però, non significava che tutto fosse rose e fiori, e gli anni seguenti si rivelarono piuttosto tumultuosi. L’annus horribilis fu il 2013, con l’assassinio in febbraio del leader di sinistra Chokri Belaid. Tale evento, unito alla crescita dell’estremismo islamico salafita di fronte alla quale il Governo a guida En-Nahda fu accusato di inerzia, portò a massicce proteste popolari che fecero temere la guerra civile.
Nonostante un cambio ai vertici del Governo (alle dimissioni del Primo Ministro Jebali fece seguito la nomina di Ali Laarayedh, sempre di En-Nahda), in luglio l’assassinio di un’altra rilevante figura di sinistra, Mohamed Brahmi, fu attribuito ai salafiti, aggravando ulteriormente la crisi in corso. In questo difficile quadro, En-Nahda si rivelò disponibile al compromesso e si ritirò dal Governo. Dopo un periodo di transizione, infine, le elezioni del 2014 hanno portato all’elezione a Presidente della Repubblica di Beji Caid Essebsi , leader del laico Haraka Nidāʾ Tūnus (Movimento dell’appello della Tunisia). Nel quadro delle stesse elezioni, En-Nahda non ha presentato alcun candidato presidenziale, ma in compenso si è accaparrato 69 deputati sui 217 del Parlamento tunisino.

Da questo excursus storico, si deduce come En-Nahda non sia un partito chiuso nell’intransigenza della sua torre, anzi minareto d’avorio. La svolta annunciata da al-Ghannouchi appare come un’evoluzione naturale ben fondata.
Secondo ‘Al Jazeera’, il 93,5% dei 1200 delegati di En-Nahda, riunitisi nella città costiera di Hammamet prima dell’avvio del primo congresso del partito dal 2012, ha votato a favore di questo cambiamento di rotta. Una conseguenza immediata del nuovo corso sarà l’impossibilità, per i membri eletti del movimento, di essere contemporaneamente coinvolti in attività religiose, quali proselitismo o predicazione nelle moschee.
Se Mehrezia Labidi, deputata ed ex vicepresidente dell’Assemblea Costituente, ha definito il nuovo partito come espressione dei «democratici musulmani», non tutti sono d’accordo sull’impegno di separare il politico dal religioso, ritenendo che ciò significherebbe tradire l’essenza stessa del partito e conseguentemente perdere lo zoccolo duro dei sostenitori. In realtà, tra le ragioni che hanno portato a questa laicizzazione, è possibile leggere la volontà di ottenere l’esatto contrario, ovvero un allargamento dell’elettorato.

Il secolarismo di derivazione bourguibiana, infatti, non è estraneo alla società tunisina, ibrido di identità musulmana e laicismo, quest’ultimo accentuato ulteriormente dall’impegno civico profuso nella rivoluzione del 2011 e nelle fasi successive. Una parziale rinuncio al pedigree islamico, quindi, potrebbe produrre l’adesione di gruppi sociali più laici senza al contempo provocare il rigetto dei seguaci della prima ora, risalenti al Movimento della Tendenza Islamica.
In secondo luogo, la rinuncia a mischiare Stato e moschea contribuisce a creare un immagine di En-Nahda come di un partito a tutto tondo, concentrato sulla politica e non suscettibile di perdersi in beghe teologiche.
Altrettanto rilevante, anche per il riverbero su scala internazionale, è l’intento di prendere le distanze da realtà come lSIS e dalla becera immagine dell’Islam politico che queste convogliano. Tale presa di posizione, ovviamente, è importante anche per screditare un’opposizione che insinua come En-Nahda, una volta al potere, imporrebbe una dittura religiosa, una ‘teocratura’ simil-iraniana. Il partito di al-Ghannouchi, tuttavia, punta a dissociarsi non solamente da esempi contemporanei quali il Califfato di Siria e Iraq, ma anche da realtà passate, ma tutt’altro che remote, che non hanno sicuramente fatto buona pubblicità all’islamismo: il Governo postrivoluzionario dei Fratelli Musulmani di Mohammed Morsi in Egitto e la sanguinosa guerra civile prodotta dalla vittoria elettorale del Fronte Islamico di Salvezza negli anni Novanta nella confinante Algeria.
In passato, la dirigenza del partito ha più volte sottolineato come non si prefiggesse l’imposizione della legge islamica in Tunisia o la creazione di uno Stato islamico in Tunisia; ora, a ciò si è andata aggiungere la dichiarazione di al-Ghannouchi: «Non c’è ragion d’essere per l’Islam politico in Tunisia». Proprio intorno a questa presa di coscienza è stato partorito il congedo di En-Nahda dall’islamismo. Dall’islamismo, non dall’Islam.

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