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Tunisia, Costituzione in arrivo field_506ffb1d3dbe2

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Dopo mesi di stallo e un tardivo accordo sul nome del nuovo Primo Ministro, compiuti dei progressi in Tunisia per quanto riguarda la redazione del testo costituzionale. Lo scorso 3 gennaio, l’Assemblea Costituente tunisina ha iniziato a votare per l’approvazione dei singoli articoli che andranno a comporre la Carta definitiva. Era da tempo ormai chiaro che la legge islamica, o sharia, non avrebbe assunto il ruolo di principale fonte normativa: nonostante ciò, rimanevano aperti vari campi di discussione, in primis quello concernente il ruolo delle donne nella nuova Tunisia e il livello di riconoscimento dei loro diritti.

«Tutti i cittadini, uomini e donne, hanno gli stessi diritti e doveri. Sono eguali di fronte alla legge senza alcuna discriminazione» è scritto nell’articolo 20 della nuova Carta costituzionale, approvato dai membri dell’Assemblea con 159 voti a favore e solo 10 contrari. Il concetto di uguaglianza di genere consente di compiere un forte passo avanti rispetto alle proposte di Ennahda, il partito islamista, i cui membri avevano chiesto che nel testo si parlasse di “complementarietà” tra i generi piuttosto che di parità. Nonostante la generale soddisfazione, permangono riserve tra alcuni attivisti per i diritti umani, che notano come nell’articolo il concetto di uguaglianza sia esteso solo in termini di genere ma non di cittadinanza, esponendo i cittadini stranieri – soprattutto gli immigrati dal resto dell’Africa – all’ingiustizia. Secondo ‘France 24′, un gruppo di associazioni per la difesa dei diritti umani – tra cui Amnesty International e Human Rights Watch – hanno richiesto all’Assemblea tramite un comunicato congiunto di inserire nel testo «i principi di uguaglianza e non discriminazione di fronte alla legge, estendendoli a qualsiasi soggetto – sia tunisino che straniero – posto sotto la giurisdizione delle autorità tunisine».

«La costituzione dovrà specificare che uomini e donne sono uguali e hanno diritto alla completa uguaglianza nella legge e nella pratica, così come a pari opportunità in tutte le aree della vita – civili, culturali, economiche, politiche e sociali, come definito dagli standard internazionali dei diritti umani. L’articolo 45 dovrà specificare l’uguaglianza in opportunità e diritti tra uomini e donne», scriveva Amnesty International lo scorso 3 gennaio, prescrivendo le misure da adottare per realizzare una Costituzione rispettosa dei diritti dei cittadini tunisini. Dovrà essere emendata la frase: «lo Stato prenderà tutte le necessarie misure per eliminare la violenza contro le donne» per includere «tutte le forme di discriminazione e violenza», aggiungendo anche un provvedimento per indirizzare lo Stato ad adottare misure positive in tutte le aree per ottenere l’effettivo ed equo empowerment delle donne».

Nell’arco della prossima settimana dovrebbe concludersi il processo di scrutinio della nuova Costituzione. Una lunga fase di contrattazioni tra un’opposizione estremamente frammentata ed Ennahda è finalmente giunta al termine; passo successivo dovrà essere la scelta di una data per le nuove elezioni, da tenersi possibilmente entro la prima metà del 2014. La conclusione della transizione sembra oggi indispensabile per far ripartire il Paese.

Rimane profonda la complessità della situazione tunisina. I progressi politici compiuti nelle recenti settimane non servono a scacciare i timori che aleggiano intorno alla tenuta sociale ed economica del Paese. Intere aree della Tunisia, soprattutto nel centro e nel meridione del Paese, sono soggette a un processo di impoverimento e desertificazione industriale che va avanti ormai da anni, ancor prima della caduta del vecchio dittatore. La difficoltà nel tornare ad attrarre investimenti internazionali continua ad aggravarsi anno dopo anno, schiava della crescente insicurezza e della poca attrattività dell’ambiente economico tunisino. E’ sceso nell’ultimo anno il tasso di disoccupazione, ma continua ad aumentare la sottoccupazione e l’impiego occasionale.

Il graduale deterioramento della sicurezza nel Paese nordafricano è da mesi sotto gli occhi di tutti. Le autorità sono ormai in aperta battaglia con l’organizzazione salafita Ansar al-Sharia e contro la fitta rete di contrabbandieri e combattenti jihadisti che da anni. Le difficoltà che le istituzioni stanno trovando nel monitoraggio e nel controllo del fenomeno islamista contribuiscono ad aggravare il clima di sfiducia nel Paese, scoraggiando una cittadinanza in cerca di stabilità e pace dopo un anno difficile.

«I problemi endemici economici e riguardanti la sicurezza della Tunisia, ad ogni modo, non possono essere ridotti a un conflitto ideologico che circonda il ruolo dell’Islam nel Governo» ha scritto l’analista Chantal Berman in un saggio per la rivista Foreign Policy «Ideologia a parte, la qualità della governance quotidiana ha stagnato sin dal 2011. La violenza antistatale nella periferia è diventata pià frequente, e anche le voci riguardanti  la complicità della Guardia Nazionale nel contrabbando lungo i confini. […]La povertà rimane forte nelle città del meridione e dell’interno della Tunisia, aree fortemente marginalizzate dalle strategie di crescita neoliberiste degli anni di Ben Ali. La disoccupazione nelle università è cresciuta al 33%».

A Kasserine, cittadina nel centro della Tunisia vicina al confine con l’Algeria, negli scorsi giorni sono esplosi scontri tra dimostranti e polizia. Manifestanti hanno cercato di entrare nella sede locale di Ennahda e sono stati respinti con l’uso di gas lacrimogeno. Anche nel vicino paese di Thala sono esplosi altri scontri tra la cittadinanza e le forze dell’ordine. Secondo quanto riporta l’AFP, I manifestanti scandiscono le loro proteste urlando gli slogan dei giorni della Primavera araba. Come in quei giorni, l’aggravamento della povertà e l’assenza di opportunità sono alla radice del crescente sfibrarsi del tessuto sociale tunisino, la cui ricomposizione richiederà misure di eccezionale incisività.

 

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